TOP TEN ALBUM 2020 DI MIK BRIGANTE SANSEVERINO

 
9 Dicembre 2020
 

#10) PORRIDGE RADIO
Every Bad
[Secretly Canadian]
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Siamo perennemente in bilico e se ciò, da un lato, può apparire inquietante, angoscioso e ci toglie quei riferimenti assoluti che pensavamo fossero indispensabili per sentirsi soddisfatti, completi ed appagati, dall’altro ci permette di fare nuove esperienze, di assaporare la verità, di non darci mai per vinti e soprattutto di non accettare, passivamente, tutta la merda che ci piove addosso.

#9) STIFF RICHARDS
State Of Mind
[Legless Records]

Vita vera, dunque, qualcosa di cui, dopo questo fottuto e nefasto 2020, ce n’è assolutamente bisogno. Gli Stiff Richards hanno, a modo loro, senza restarne troppo invischiati e forse senza neppure rendersene davvero conto, celebrato anche il passato, riadattandolo al presente e proiettandolo negli anni a venire, iniettando nuova linfa cardiaca nella tradizionale struttura intro-voce-ritornello-finale.

#8) SCHONWALD
Abstraction
[Manic Depression Records]

Abstraction, astrazione. Ed infatti il disco suona come un’immersione in un’altra realtà, più astratta, più rarefatta, più fluida, nella quale le sfumature più crepuscolari non sono necessariamente fredde e minacciose, non vogliono per forza ridurti a brandelli, ma ti attraversano, ti assaporano, lasciandoti un piacevole senso di tepore e di armonia in tutto il corpo.

#7) SOFT KILL
Dead Kids R.I.P. City
[Cercle Social Records]
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La crescita folle e sfrenata ha completamente distrutto gli equilibri naturali di cui anche le città erano parte. Nel nome della tecnologia, del benessere e del progresso abbiamo costruito delle prigioni a cielo aperto in cui i più deboli ed i più indifesi hanno pagato sovente il prezzo più alto. Le sonorità post-punk dei Soft Kill scavano nel cemento e nell’acciaio, nel vetro e nell’asfalto, riportando alla luce la carne viva delle nostre città.

#6) SPECTRES
Nostalgia
[Artoffact Records]
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La nostalgia è una creatura vivente, non è semplicemente un legame con il proprio passato. Ma soprattutto oggi, alle prese con una crisi mondiale che allontana, aliena, isola e divide le persone, una crisi che tenta di distruggere ogni legame di solidarietà, facendoci percepire chi abbiamo davanti come una possibile minaccia per la nostra stessa salute e per la nostra sicurezza, la nostalgia ci consente di non dimenticare ed approfondire ciò che siamo.

#5) TOUCHE’ AMORE’
Lament
[Epitaph Records]
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Una reale testimonianza di speranza; qualcosa che, facendo leva sull’empatia esistente tra persone diverse ed apparentemente distanti, può dare vita ad un argine contro la sofferenza e trasformarsi in una sorte d’iniziezione di positivà in una epoca che – aldilà delle esperienze, più o meno negative, che ciascuno di noi può fare – è caratterizzata da una enorme sensazione di precarietà ed impotenza, sia dal punto di vista politico, che economico e sociale, con l’ombra di un prossimo e lungo inverno di blocchi, chiusure, divieti e lutti alle nostre porte.

#4) WORKING MEN’S CLUB
Working Men’s Club
[Heavenly]
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Le taglienti sonorità post-punk esprimono, in una forma ballabile e irriverente, la necessità di intraprendere un vero e proprio processo catartico, la cui finalità è liberarci da tutte le ansie e le ossessioni quotidiane. Ma tutto ciò non è gratuito e nemmeno indolore, è qualcosa che fa male, che ha le unghie affilate ed il dolore aumenta sempre più, quanto più andiamo a fondo, quanto più scaviamo tra i ricordi e le speranze, in quel miscuglio di passato e futuro che dovrebbe migliorare il nostro presente.

#3) MOLCHAT DOMA
Monument
[Sacred Bones Records]

C’è una parte d’Europa nella quale è ancora forte ed intenso il sapore del Novecento, un secolo che è mantenuto in vita, tanto nell’architettura dei quartieri di Minsk, quanto nelle scelte politiche ed economiche che influenzano, necessariamente, la vita delle persone comuni. Tutto ciò si traduce, nella musica dei Molchat Doma, in sonorità minimali e decadenti, in sfumature malinconiche e crepuscolari, in estetica post-punk e no-wave.

#2) IDLES
Ultra Mono
[Partisan Records]
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Senza più alcun riferimento stabile, in un momento nel quale tutte le ideologie politiche del secolo scorso si sono sciolte e tutto è diventato opinabile, precario e transitorio e soprattutto non importa più se sia vero oppure falso, le persone tendono a chiudersi in sè stesse, a creare confini, muri e barriere attorno quelli che considerano i loro piccoli “villaggi felici”.

#1) FONTAINES D.C.
A Hero’s Death
[Partisan Records]
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Come pensate possa essere la fine di un eroe? Gelida, vuota, buia, una stretta nichilista lunga circa 47 minuti attorno tutto ciò che pensiamo sia importante, ma che, invece, ha già il non-sapore della morte dentro di sé. Finchè apparterremo alle nostre vite iper-tecnologiche, alle nostre carriere aziendali, ai nostri simulacri social, non potrà che essere così.

 

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