VIADELLIRONIA
Le radici sul soffitto

[ Hukapan Dischi - 2020 ]
7
 
 
9 Dicembre 2020
 

In un ipotetico elenco degli artisti geniali, un posto in prima linea lo riserverei ad ogni singolo componente degli Elio e le Storie Tese, per capacità creativa, sapienza tecnica e per l’ironia che li ha contraddistinti e alimentati, immensità che ha permesso la creazione di  grandi capolavori divertenti e intelligentemente diretti, a volte anche sorprendentemente poetici.

Venire quindi a conoscenza che Elio e le Storie Tese avrebbero fondato una società che si sarebbe concentrata nella produzione di nuovi talenti, non poteva che far drizzare le orecchie, vista l’indubbia loro capacità critica.

Hukapan è il loro progetto che si sta animando con artisti interessanti e originali: oggi sul piatto abbiamo questa nuova band bresciana, che esordisce con un album più che meritevole.

I Viadellironia sono una band tutta al femminile che ci propone un rock ben fatto, con i testi di Maria Mirani interessanti e mai banali, come avviene con l’ottimo brano di apertura “Bernhardt” nel quale, con una costruzione molto intelligente e raffinata, si traccia la scelta inconsapevole di arrendersi alla propria mediocrità, adattandosi e finendo con l’essere felice nel proprio ruolo di mosca.

Una scrittura dove il luogo fisico ricopre sempre un ruolo importante e sembra preannunciare la condizione di costrizione, impedimento, ricordo, o frustrazione.

Questa costrizione, a volte inconsapevolmente autoinflitta, che ritroviamo in molti brani e che finisce per confondersi con i luoghi stessi come avviene, per esempio, nell’ottima anche “Ho la febbre”, con la partecipazione di Stefano “Edda” Rampoldi, in cui la metropoli come la provincia opprime, o in  “Le radici sul soffitto”. In questo caso sono le radici e non il cielo a dominare una stanza dell’ospedale, e ancora “Canzone introduttiva,” nel quale il giudizio mortifica il proprio modo di essere e condanna alla prigionia, in una drammatica e convincente ricostruzione storica nel quale il sanatorio è il luogo.

Sono ancora i luoghi a tracciare la linea della propria inquietudine esistenziale e la sensazione di essere fuori posto, come avviene nel bel brano “La mia stanza”  con la chitarra di Cesareo che produce l’album, e l’ospizio è il tempo che distrugge.

L’artwork è stato realizzato dall’artista Dorothy Bhawl, capace di ottenere riconoscimenti internazionali per la sua arte estrema in grado di esprimersi con una simbologia mistica ed esoterica, affascinante e complessa nelle sue allegorie, ottenendo l’attenzione di stilisti come Vivienne Westwood, andando a collaborare con musicisti come Devo, Phil Collins, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e Andrea Fumagalli dei Bluvertigo

Queste ragazze ci sanno fare e, pescando dal rock più alto degli anni ’90, riescono a realizzare un album convincente e interessante sul quale riflettere e poter divertirsi, sia nell’ascolto che nell’interpretazione di testi liricamente ambiziosi. Una scrittura matura e colta che rende “Le radici sul soffitto” un album d’esordio ben fatto.

Photo Credit Dorothy Bhawl

 

Tracklist
1. Bernhardt
2. Le radici sul soffitto
3. Ho la febbre
4. La mia stanza
5. Architetto
6. Come vene del marmo
7. Canzone introduttiva
8. Stampe giapponesi
9. Simile a un morente
10. Figli della storia

 
 

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