“E’ UN LAVORO PIù RAFFINATO, MA LA MENTALITà DIY RIMANE SEMPRE MOLTO SIGNIFICATIVA NEL NOSTRO PROGETTO”: è UN PIACERE CHIACCHIERARE CON DOMENICO CADERNI DEI TUGBOAT CAPTAIN

 
11 Dicembre 2020
 

Dalla cameretta ad Abbey Road? Potremmo ironicamente (e fin troppo velocemente) segnare così il tracciato dei Tugboat Captain, band londinese guidata dall’estro di Alexander Sokolow. Andare sulla loro pagina Bandcamp è come aprire un piccolo scrigno di meraviglie indie-pop, dal lo-fi della prima uscita omonima, datata dicembre 2016, a quel gioiellino intrigante di “Everybody Seems To Think That I’m A Raincloud”, seconda fatica sulla lunga distanza. Con il nuovo disco, “Rut”, la band alza il livello (compositivo e in fase di produzione) e si mette in gioco come non mai, creando un album che diventa “un classico” fin dal primo ascolto. Il tastierista Domenico Caderni risponde, in italiano, alle nostre domande su un lavoro coinvolgente e capace realmente di svoltarti la giornata.

(L’intervista è stata originariamente pubblicata sul numero 483 di Rockerilla, novembre 2020)

Ciao ragazzi, come state?
Stiamo bene, si! Certo a tutti noi piacerebbe avere molta più musica nel mondo al momento.

Che bello ritrovarvi proprio in questo difficile 2020. Come state vivendo la pandemia?
Grazie mille Riccardo! Sai, è stato un periodo difficile per noi. Dovevamo tornare a Londra da New York, perché stavamo suonando lì a marzo e poi è iniziato il lockdown. Sfortunatamente da allora non ci siamo visti più di tanto. Però abbiamo fatto del nostro meglio per tenerci occupati soprattutto con il nuovo album.

Come vi sentite ora che il nuovo album è finalmente uscito?
È sempre spaventosamente emozionante quando si ha nuova musica da pubblicare, ma in realtà siamo abbastanza eccitati! Abbiamo lavorato a questo album per oltre un anno, quindi è una bella sensazione condividerlo con il mondo.

In una vostra vecchia intervista ho letto che Guided By Voices, Beatles e uno spirito “DIY” sono sempre stati i vostri punti di riferimento a cui ispirarsi. Anche in questo nuovo album non avete cambiato i vostri modelli?
Questi due riferimenti sono sicuramente ancora rilevanti per noi. Penso che, per questo album, i Beatles siano stati la maggiore influenza, soprattutto perché abbiamo fatto il disco a Abbey Road. Ma hai ragione, i Guided By Voices sono sempre un gruppo molto importante per noi. Nonostante questo disco lo possiamo definire come un po’ più raffinato, la mentalità “DIY” rimane sempre molto significativa nel nostro progetto.

Ma dire che questo è il vostro album più “ambizioso” vi fa sorridere o arrabbiare?
Ci fa sorridere! Abbiamo lavorato molto duramente su questo disco e ci è voluto più tempo di qualsiasi altra cosa abbiamo fatto. Abbiamo decisamente spinto quella mentalità “DIY”, di cui parlavamo prima, molto lontano, con la nostra orchestra (tutti i nostri amici) e l’uso di tutto il tempo libero a Abbey Road.

“Rut…Waking Hour” mi fa venire in mente i migliori The Divine Comedy, ma in una versione ancora più pazza e stravagante. Com’è nato questo brano?
Grazie mille! Questo è un grande complimento, li amiamo! La canzone è stata scritta in due parti: la sezione “Waking Hour” è stata una delle prime canzoni scritte per l’album ed è stata una delle prime composizioni che abbiamo suonato con Georgia nel gruppo. La prima parte acustica è stata scritta più recentemente. In realtà la versione finale è stata la prima che abbiamo fatto!. Abbiamo pensato che suonasse meglio delle altre versioni che abbiamo fatto successivamente!

Adoro il mood grintoso di “C’mon! Haribo”. È sempre stata così carica fin dall’inizio?
Si, certo, quella canzone è sempre stata grintosa, a volte ancora più grintosa che nella versione finale che puoi sentire! Abbiamo suonato molto questo brano prima di arrivare ad Abbey Road ed è sempre divertente eseguirlo in un concerto. L’idea era quella di sfruttare al meglio il fagotto. La conseguenza è che usiamo il fagotto per una funzione che forse non ha mai visto prima, qualcosa di “pop-punk” e di molto strano!

Ma da dove salta fuori quella chitarra esuberante in “If Tomorrow’ Like Today”, proprio dopo l’assolo di piano?
Con questa canzone abbiamo voluto mixare insieme “Penny Lane” dei Beatles e “St Tropez” dei Pink Floyd. Nella prima versione, la canzone aveva più di un sentimento “blues” e “chill”, ma quando l’abbiamo suonata in concerto ha funzionato meglio con un piglio maggiormente rock, ecco la chitarra. Sox ha anche usato il suo pedale ZVEX Fuzz Factory: una cosa fuori di testa che non abbiamo mai usato molto prima d’ora.

Certo che “Come Dig Me Out” mi da sempre l’idea di essere formata da due brani messi insieme che funzionano alla meraviglia. Sbaglio?
Pensa che in origine erano ben tre canzoni diverse, ma con idee simili. Stranamente “PartyIsntOver/Campfire/Bimmer” di Tyler, The Creator è stata una grande influenza. Come canzone proprio in mezzo all’album volevamo che fosse un grande pezzo, con molte idee musicali diverse.

C’è qualcosa che, in studio, ha preso una piega diversa da quello che avevate in mente?
Anche se abbiamo suonato tutte le canzoni in concerto e ne abbiamo fatto svariate versioni prima di andare in studio, niente è mai come ti aspetti. Molti dei nostri amici sono venuti in studio per suonare e questo ha dato vita ad alcune idee diverse. L’ultima sezione di “Damned Right”, ad esempio, è stata scritta in modo abbastanza casuale con alcuni vecchi testi. Abbiamo anche deciso di eliminare quasi tutte le chitarre in “Downward Slope” e questo ha trasformato la canzone in uno strano ensemble di fiati. Questo tipo di cose accadono sempre al momento, senza alcuna preparazione.

Avete fatto una compilation su Spotify per mostrare le vostre influenze e compaiono ben tre brani dei Teenage Fanclub e anche i Trust Fund. Ottime scelte!
Si! L’ottimismo melodico dei Teenage Fanclub è qualcosa che usiamo nella nostra musica. Anche con i Trust Fund. Naturalmente sono entrambi gruppi guitar-pop, ma scrivono favolose melodie pop. Anche noi amiamo i Trust Fund e pensiamo che siano molto sottovalutati.

Grazie ancora ragazzi, con quale brano del vostro nostro album potremmo concludere la nostra chiacchierata?
Ci piacciono tutte le canzoni ma “Downward Slope” è la nostra preferita. E’ la cosa più pazza che abbiamo fatto e non abbiamo problemi a definirla come una delle canzoni più emozionanti che abbiamo scritto.

We can’t believe it. It’s actually happened. Our debut studio album ‘Rut’ is out now on Double A-Side Records and we…

Pubblicato da Tugboat Captain su Venerdì 16 ottobre 2020

 

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