TOP TEN ALBUM 2020 DI MARTA VERI

 
12 Dicembre 2020
 

#10) BIFFY CLYRO
A Celebration Of Endings 
[14th Floor]
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L’ottavo album del mio trio scozzese preferito (Simon Neil e i gemelli Ben e James Johnston), è tornato con un disco maturo e aperto al cambiamento, dimostrazione ed emblema della loro bravura e versatilità. Nonostante li preferisca nettamente nella loro versione più esplosiva, adatta al singalong spaziale e dirompente tipico dei loro concerti live, i Biffy Clyro sono riusciti a suscitare in me interesse e curiosità anche nei brani più pop e morbidi presenti in quest’album. Non il mio preferito, ma comunque un ottimo prodotto.

#9) MAC MILLER 
Circles 
[Warner]

L’album postumo di Mac Miller è una stilettata dritta al cuore.
Mi rendo conto che la sua prematura scomparsa, all’età di 26 anni a causa di un’overdose, potrebbe aver influito sulla mia lettura del disco e sul conseguente giudizio complessivo, ma la verità è che “Circles” è un album maturo, accogliente, ben bilanciato, mai banale. La riflessione intima e profonda, a tratti poetica, del giovane artista si adagia su beat magistralmente confezionati da Jon Brion (sarebbe ingiusto non menzionarlo), polistrumentista e compositore americano vincitore di 2 Grammy tra il 1999 e il 2004.
Se non l’avete già fatto, vi consiglio di recuperare “Circles”, abbandonando i pregiudizi legati al genere musicale trattato dall’autore: non ve ne pentirete.

#8) DOGLEG 
Melee 
[Triple Crown Records]
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Uno di quei dischi brevi ma intensi, significativi ma concisi che non puoi far altro che gridare fortissimo ovunque ti trovi: che tu sia sotto la doccia, in macchina o a fare la spesa. Le tracce scorrono veloci, una dietro l’altra, e tu realizzi che alla fine basso, chitarra, batteria e voce funzionano da dio anche senza fronzoli, effetti e tutti quei giochi di edulcorazione varia che ci siamo abituati ad ascoltare. È davvero tutto qui: un sacco di cuore e quella frenesia viscerale che condisce le 10 tracce di Melee, (“la mischia” in inglese) e che lo rende non il solito album emo-punk redivivo.

#7) PHOEBE BRIDGERS
Punisher
[Dead Oceans]
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La cantautrice americana torna con un album pop/folk di una profondità rara, arrangiato magistralmente e coerente con il percorso tracciato dai lavori precedenti.
L’immaginario che colora “Punisher” è rarefatto, sospeso, quasi etereo: sintetizzatori, violini e chitarre arpeggiate creano il fondale su cui si staglia la voce della Bridgers. A tratti è un sussurro, a tratti si fa più tagliente e incisiva, regalandoci uno spazio misterioso ma accogliente in cui nasconderci quando tutto sembra vorticare troppo velocemente.

#6) THE 1975
Notes On A Conditional Form
[Dirty Hit/Polydor]
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Un concentrato di generi diversi spalmati su 22 tracce per 80 minuti buoni d’ascolto.
Si passa quasi convulsamente da armonie dreamy a melodie strumentali ambient (The 1975), da sketch divertenti a brani dubstep (“Shiny Collarbone”, “Yeah I Know”), per tornare all’indie-pop tanto caro alla band (“If You’re Too Shy”).
Il frontman Matt Healy e compagnia ci fanno immergere in un concept album impregnato degli anni frenetici e precari in cui viviamo e a cui, a primo acchitto, stentiamo a tenere il passo.
Inizialmente potrebbe sembrare che a quest’album manchi un fil rouge che leghi i brani, (motivo per cui non è stato particolarmente apprezzato dalla critica), ma si lascia dietro una sorta d’impronta che invoglia a tornare indietro per approfondire l’ascolto.

#5) KHRUANGBIN
Mordechai 
[Dead Oceans]
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Il trio texano della “macchina volante” (Khruangbinin thailandese) quest’estate mi ha quasi commossa con quest’album pazzesco. Brani dall’anima funk e psichedelica si alternano a melodie dal mood più retrò in questo splendido e colorato esempio di originalità artistica. Si tratta di un vero e proprio viaggio ad ali spiegate, – come suggerisce la copertina dell’album -, tra sonorità esotiche e latineggianti (Pelota) e coretti ben bilanciati (So We Won’t Forget). Da ascoltare a occhi chiusi e cuffiette al massimo.

#4) FIONA APPLE
Fetch The Bolt Cutters
[Epic]
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Il quinto, attesissimo, album della cantautrice americana ha impiegato otto lunghi anni per venire alla luce. E, mamma mia, ne è valsa la pena. Fetch The Bolt Cutters è un tripudio di impulsività, è liberazione, è nervosismo, è l’essenza stessa di Fiona Apple (la quale ha, peraltro, registrato tutte le tracce tra le mura di casa). Il tutto scandito dall’incedere a tratti deciso, a tratti schizoide e teatrale di voce e percussioni: i veri protagonisti di questa incredibile opera. Capolavoro.

#3) THE LONG FACES
Documentaries
[Autoprodotto]

EP di debutto della band di Canterbury, Documentaries è una piccola perla. Appena uscito, ho ascoltato il singolo Sail Away una decina di volte di fila: una bomba devastante impossibile da classificare a livello di genere e influenze, con un assolo di chitarra da strapparsi le vesti. L’EP fonde armonie jazz, strutture pop, e attitude rock alla voce suadente del cantante e frontman Tom Lane – una roba che ricorda quasi un misto tra Robert Smith dei The Cure e Morrisey dei mai troppo citati The Smiths -, creando un’armonia unica e riconoscibilissima.
Mi aspetto grandi cose: pazzeschi.

#2) JOJI
Nectar
[88rising]

Il secondo album in studio del cantautore nippoaustraliano è la conferma definitiva del suo dirompente talento e versatilità.
Una carrellata di brani al limite dell’R&B, con ballads introspettive e malinconiche arrangiate in maniera sapiente senza lesinare alcun tipo di sperimentazione (soprattutto nella seconda metà del disco). Queste caratteristiche sono la base per un album intimo ma d’impatto. Nota speciale per le splendide Run, Gimme Love e Your Man.

#1) JOAN THIELE
Operazione Oro
[Universal Music]

Joanita è la cantautrice che, a mio parere, ha più da dare in termini di messa a fuoco e originalità nel panorama indie italiano. Una vera ventata d’aria fresca. “Operazione Oro” è stato la colonna sonora della mia quarantena: un viaggio nella giungla tanto cara all’artista (“Puta”), alla scoperta di luoghi lontani e sentimenti reconditi (“Bambina”, “Le Vacenze”).
Atmosfere sensuali e liriche cesellate fanno di questo EP un prodotto eccellente che vale la pena riascoltare ancora e ancora.

 

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