ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì #20 (speciale Green Selection)

 
18 Dicembre 2020
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti“, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

SPECIALE GREEN SELECTION

Ebbene sì, siamo ormai agli sgoccioli di un anno da dimenticare che, in un modo o nell’altro, a saputo regalare a tutti noi, chiacchieroni senza speranze della nuova spocchiosa critica musicale, l’occasione per accanirci sul boom di uscite discografiche che l’immobilismo pandemico ha saputo restituire, a mò di resistenza disperata, al sempre più “atrofico orecchio” – per dirla alla Fossati – del pubblico italiano. Oggi, ultimo venerdì reale di uscite dell’anno, i BIG della scena (fatta eccezione per qualche solitario nome altisonante) hanno deciso di rimandare le mie occasioni di ludibrio al prossimo anno, che sono sicuro saprà assecondare la sete di sangue e vendetta che sta alla base delle mie invidiosissime ricerche musicali del venerdì; gli emergenti, però, non sembrano intenzionati a seppellire l’ascia di guerra: per questo, l’ultimo bollettino dell’anno vuole essere, oggi, il riepilogo personale dei più interessanti exploit avvenuti nel vivaio del Nuovo Pop nel terzo gelido release friday di Dicembre. Perché anche nel pieno dell’inverno, per fortuna, non smettono di sbocciare quei timidi fiori che la gioventù fa ancora crescere per le strade.

TUTTIFENOMENI, Parlami di Dio

Non sono un grande fan di Tuttifenomeni, ma oggi avrei fatto un torto all’informazione giornalistica (pensate un po’ voi che presunzione, che mi arrogo!) a non inserire “Parlami di Dio” nel bollettino degli emergenti. Sì, perché il cantautore capitolino sembra lanciatissimo (da un anno ormai) verso l’affermazione di palcoscenici sempre più vasti e illuminati grazie all’esordio vincente di un disco che, ad inizio 2020, sembrava aver davvero shockato tutti (anche insospettabili amici, ai quali nonostante ciò continuo a voler bene) con le sue liriche comodamente a cavalcioni tra trash e lirismo, tra provocazione e carezza. Ecco, io Tuttifenomeni ammetto di non averlo mai capito del tutto; troppi aspetti poco convincenti nell’ascesa di un progetto che non vedevo ancora a fuoco, ma che nonostante ciò riusciva da mesi a far incetta di etichette varie e spesso anche un po’ troppo lodanti: di rivoluzionario, nella musica di Tuttifenomeni, ci ho sempre trovato ben poco, se non il minimo indispensabile (ed è già un risultato raggiunto) a far gridare all’avanguardia quella branca della critica impegnata costantemente a dover trovare nuove divinità da adorare, anche laddove di miracoli neanche l’ombra. No, non basta un testo cervelloticamente apparato per essere avanguardisti, e non basta la metafisica dell’assenza di riferimenti esistenziali (a più riprese manifestata, quasi a mo’ di apologia, nei brani del giovane cantautore) mascherata da cinismo non-sense per essere, come ho letto da qualche parte, futuristi. Tuttifenomeni si chiama così perché specchio di una generazione in cui tutti credono di poter essere qualcuno, proprio come il sottoscritto crede di potersi fingere critico musicale e determinata critica crede che Tuttifenomeni sia il nuovo crac della filosofia estetica contemporanea. Io dico, invece, che Tuttifenomeni è uno che sa il fatto suo, che possiede un proprio gusto musicale (certamente figlio del lavoro di Contessa in fase di produzione) e che è molto giovane; non è Marinetti, non è Sartre, forse neanche vuole esserli (anche se un po’ gongola, secondo me, di tutti questi riferimenti altisonanti che anch’io, in un modo o nell’altro, sto finendo con l’associargli – ach! mi ha fregato un’altra volta!) ma sicuramente ha impegnato il mio dissenso, oggi, fin qui. E male non è. Sono confuso riguardo ad una risposta definitiva su Tuttifenomeni? Sì. Ma ben vengano i dubbi, nell’era delle risposte semplici e delle facili conclusioni. Con buona pace dei poeti e filosofi citati fin qui.

AVARELLO, Preferirei rallentare

Avarello, è inutile che io non mi schieri, è uno dei miei nuovi cantautori preferiti. L’ho scoperto con “Indigestione”, ormai tre mesi fa, e con “preferirei rallentare” oggi conferma la direzione imbroccata da Revubs Dischi in questo 2020 da isteria e paranoia: parole azzeccate, al posto giusto e nel modo giusto per una delle penne più ispirate di questo venerdì di fine dicembre. Forse, il regalo più bello che l’ultimo release friday dell’anno ha portato sotto l’albero di tutti: le cose semplici, come i calzini e i libri impacchettati con amore da parenti fin troppo bistrattati per le loro scelte impopolari, sono sempre le migliori. Bravo Avarello, ormai ti voglio bene.

BRUGNANO, Le notti insieme

I Brugnano, regà, gasano. C’è poco altro da dire: “Le notti insieme” spinge nella direzione giusta, certamente a favore di vento (i richiami al mainstream sono evidenti, e volutamente, per un progetto che non ha solo appeal estetico ma anche “di mercato”) senza tema alcuna di spingersi verso lidi diversi, porti inesplorati. Sì, perché il duo partenopeo sembra davvero essere ad un passo dalla piena affermazione su una scena fin troppo intasata di marinai di comodo: il galeone dei Brugnano spinge verso il mare aperto grazie all’esperienza dei suoi due nostromi, impegnati ora più che mai a tracciare rotte che appartengano solo a loro, da non dividere con nessun altro. Aspettiamo il 2021.

NOX THE REAL feat. MONT BLACK, Testa alta

Nox sembra avere un cuore grande, e in “Testa alta”, lo dimostra eccome. Il brano è una carezza gentile, che viene da ferite antiche: il flow è quello giusto, le parole sembrano lame che si affondano nelle viscere di tutti. Sì, perché dentro il dramma personale di Nox, che racconta il suo arrivo in Italia dal Marocco, ci sono le responsabilità di tutti: nel delirio razzista della contemporaneità, in qualche modo, diventiamo tutti pedine del nostro tempo, nel non opporci ad un sistema dominante di pensiero svilente per l’umanità di tutti. E anche se ci sentiamo assolti, siamo comunque coinvolti. Bella per Nox, bella per Mont Black, che hanno trasformato il dolore in musica bella. A testa alta.

MARVO MD, We choose to go to the Moon

Nell’anno in cui tutto si è fermato, MARVO regala alla scena nazionale il tentativo sperimentale di fondere realtà e finzione, passato e presente nell’alchimia riuscita di “We choose to go to the Moon”, puntando dritto verso lo spazio. Il titolo vi ricorda qualcosa? Esatto, è proprio il discorso inaugurale al lancio lunare americano del ’62, che qui diventa punto di partenza per un viaggio astrale guidato dal sidechain di MARVO MD: bell’intuizione, e ottima realizzazione. Anche per lui, aspettiamo il 2021.

DISARMO, Oceano

Bello anche il nuovo singolo di Disarmo, cantautore e polistrumentista che in “Oceano” sussurra alle orecchie di tutti la forma di un desiderio che, nel rattrappimento pandemico di questo 2020 da coma, non sa spegnersi e continua ad involarsi verso le zone più segrete di tutti. Sul groove abbacinante di “Oceano”, Venerus, Neffa e Frah Quintale sospirano tutta la passione di un erotismo che non teme la propria carnalità, nel saliscendi emotivo di un brano riuscito, sentimentale e squisitamente “sessuale”. Fa paura, quest’ultimo epiteto? E’ perché siamo un popolo di impauriti e repressissimi moralisti, anche se poi nel buio delle nostre stanze, da nudi, siamo tutti meravigliosamente uguali, ed umani.

LE VITE PARALLELE, Disperderti

Dopo l’esordio di qualche mese fa con “E.L.E.N.A”, Le Vite Parallele torna con “Disperderti”, sempre nella direzione di un progetto collettivo capace di creare – finalmente – rete tra realtà musicali diverse, amalgamate nella resa efficace di una produzione sensata e di gusto. L’arrangiamento del brano si muove su tinte sospese tra il dark pop e l’elettronica, grazie ad un testo ben scritto ed evocativo: nella litania laconica di “Disperderti” emergono i tratti melodici di una compagine artistica consapevole dei propri mezzi ed in crescita continua.

RICCARDO ROMANO, Circuiti (ALBUM)

Interessante anche l’esordio sulla lunga distanza di Riccardo Romano, cantautore ispirato che in “Circuiti” mostra tutta la forza del proprio pop dai tratti fortemente sentimentali, sì, ma non per questo languidi e stucchevoli. I sei brani del disco si muovono sul tracciato della tradizione, ricordando i grandi nomi del melismo nazionale grazie al trampolino di una scrittura leggera, ma mai disimpegnata: “Circuiti” è la somma di deviazioni che la vita pone davanti al percorso di tutti, dimostrazione di forza del singolo di fronte agli ostacoli dell’amore, del dolore e dell’esistenza. Brano preferito, “Le 3 e 23”.

BORIANI, Un milione

Boriani è tornato, ed in grande stile: “Un milione” è la nuova hit del cantautore di Garrincha Dischi, impegnato qui a raccontare i milioni di motivi che continuano a tenerlo ancorato ad un passato doloroso. Nel grido liberatorio di Boriani c’è tutta la voglia di ripartenza di un amore allo sbando, che non sa sedersi sulle pose musicali utili al lamento: in aperta dissonanza con il testo malinconico del brano, l’orchestrazione apre spiragli di luce importanti sul cuore devastato dell’autore a colpi di rock dalle reminiscenze a metà tra Beatles e Canova (non ce ne abbia il Dio della Musica per questo improvido accostamento). Insomma, un’ottima alchimia per un progetto che continua a convincere.

 

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