“SFOGARE UNA PROPRIA DELUSIONE CREANDONE UNA CANZONE è LA MIGLIORE TERAPIA”: LO SFOGO DI CHARLIE FUZZ

 
19 Dicembre 2020
 

“Il testo l’ho scritto di getto pochi giorni dopo aver pensato una musica frenetica ma allo stesso tempo con un ritmo ben riconoscibile”: si presenta da sé l’ultimo singolo del cantautore electro-pop Charlie Fuzz intitolato “Autoradio”, fuori il 4 dicembre, edito Povery Dischy.

Il brano prende forma da un’esperienza negativa avuta in studio con un vecchio produttore con cui l’artista collaborava: “I suoi arrangiamenti e arpeggi (di dubbio gusto) continuano infatti a invadere le radio nazionali”, ammette sorridendo Charlie Fuzz. Il brano è contraddistinto da una lirica pungente ed accattivante, la parte strumentale sembra assomigliare a qualcosa di cardiaco, ispirandosi ai suoni battistiani e carelliani di fine anni ’70; un mondo musicale ancora inesplorato per l’artista, che così crea la sua personalissima dichiarazione d’intenti: mettersi in gioco e sperimentare nuove strade percorribili per esplicare al meglio i contenuti verbali e sonori presenti nella sua musica. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui:

Raccontaci come nasce “Autoradio”.

Avevo voglia di scrivere un pezzo che in qualche modo spezzasse con le altre, anche come contenuti.  In particolare, gran parte della canzone si riferisce a un episodio nato in seguito a una registrazione “andata a male”. Era un pezzo che sarebbe dovuto finire in una colonna sonora, poi ho visto che il film in questione è passato abbastanza inosservato, quindi meglio così.

Quindi puoi confermare che dalle grosse delusioni a volte qualcosa di buono può nascere?

Assolutamente sì, e questa ne è una prova. Sfogare una propria delusione, un momento no, creandone una canzone è la migliore terapia per chi scrive canzoni, secondo me.

Se dovessi scegliere tre posti in particolare da raggiungere, quali canzoni sceglieresti per ogni luogo?

Primo, Glasgow (Scozia): sceglierei sicuramente i Franz Ferdinand con “Stand on the Horizon” (che è anche la sigla di una serie che adoro: Loudermilk).

Poi Rodi (Grecia): vorrei tornarci perché è un posto che ho amato tantissimo. Scelgo “Tieduprightnow” dei Parcels perché li ho scoperti lì, mentre ero in spiaggia.

Infine, New Orleans perché non ho mai visto l’America e partirei da lì, me ne sono innamorato guardando una puntata di Sonic Highways (la docu-serie dei Foo Fighters). Sceglierei “Born to Lose” di Johnny Thunders che è morto a New Orleans, la mia prospettiva però è solo quella di farci vacanza, non per sempre!

Cosa dobbiamo aspettarci a livello di sound dalle prossime canzoni? E soprattutto, come nasce il sound di Autoradio?

I prossimi singoli che usciranno sono un po’ diversi da “Autoradio”, sono voluto ripartire con un pezzo più anomalo per non essere ricordato solamente come un cantautore malinconico. Gli altri sono sicuramente più “sentimentali”, se vogliamo definirli così, c’è però sempre la forte componente della band e la produzione di Megha che lega un po’ tutte le canzoni. La musica di “Autoradio” è nata durante un periodo in cui ascoltavo molto Carella, Battisti degli anni ’70 e “Spazio” di Leo Pari, che si rifà a quel sound lì. Mi piaceva l’idea di creare un pezzo ritmato, impolverato e con la cazzimma degli anni ’70 italiani.

Progetti futuri?

Al momento visto che è tutto più o meno chiuso sta diventando tutto più un sogno che un progetto; comunque vorrei tornare a fare live prima di tutto, trovare un’etichetta un pochino più grande della mia e inserire questi singoli all’interno di un disco vero e proprio, con altrettante canzoni.

 

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