I MIGLIORI 20 DISCHI ITALIANI DEL 2020

 
di
22 Dicembre 2020
 

Guarda la classifica de I MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2020

#20) FSK SATELLITE
Padre Figlio Spirito

[Thaurus]

Semplicemente questo album pone un nuovo standard e delle nuove regole per chi si vuole cimentare a produrre nuova musica trap. Una pietra miliare del genere: dopo questo disco non è più possibile ascoltare musica “trap tradizionale” perché sembrerebbe subito tutto molto obsoleto e fuori fuoco.
(Federico Guarducci)

#19) BOLOGNA VIOLENTA
Bancarotta Morale
[Overdrive Records]
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Sì, i Bologna Violenta sono dei veri e propri maestri del grindcore più sfrontato, barocco e cinematografico. Gli ultimi due brani di “Bancarotta Morale” ci mostrano però anche un’altra faccia del duo: l’inquietudine ambient di “Sophie Unschuldig” e i venti minuti di “Fuga, Consapevolezza, Redenzione”, una suite umorale che si sviluppa come un flusso di coscienza, rappresentano la degna chiusura di un lavoro più che convincente.
(Giuseppe Loris Ienco)

#18) CRISTIANO GODANO
Mi Ero Perso Il Cuore
[Al-kemi Records]
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Siamo lontani dalle atmosfere soniche e rumorose dei Marlene Kuntz, il disco di Cristiano Godano è più intimista, diretto ed immediato, sfrutta la sua semplicità formale per veicolare il proprio messaggio, per toccare l’animo dei propri ascoltatori, per metterli a proprio agio, tessendo trame sonore che guardano al folk e al country, mentre la morbidezza della voce e le linee ipnotiche della chitarra danno vita al grembo umido, recettivo e malinconico nel quale poter avvolgere la verità e la bellezza, l’onestà e la cruda drammaticità della poesia, quella che scava nelle zone più torbide delle nostre coscienze, senza fingere di non vedere i mostri e le bestie che ci portiamo dentro.
(Michele Brigante Sanseverino)

#17) GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO
Venti
[La Tempesta]
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In conclusione “Venti”, sincero in ogni singola traccia, è un disco che sa intrappolare come in una fotografia pezzi del nostro presente e del nostro passato e lo fa gridando mentre canta la vita che sa essere sé stessa, nel suo bello e nel suo brutto.
(Federico Arduini)

#16) BOMBAY
ALBUM
[A Buzz Supreme]
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Mi fai male, Bombay. Grazie.
Era da un pò che non sentivo qualcosa di così dannatamente tremendo. Ti chiederò, caro il mio Bombay, i diritti di un disco che parla di me, e ti posso perdonare di aver messo alla berlina la mia privacy solo perché sei dannatamente bravo. Ci vuol tanto coraggio ad essere fragili, ma sapere di non essere soli nel fare gli stessi errori, ad inciampare nello stesso modo, a sbagliare con la stessa dannata e disperata passione, fa bene al cuore di noi, capipopolo di cuori infranti.
Ma non lo fare più: il cuore non reggerebbe il colpo.
(Manuel Apice)

#15) BRUNORI SAS
CIP
[Picicca Dischi/‎Universal]
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“Cip” è composto da 11 brani strutturati in un crescendo, con riferimento agli album precedenti, nessuna novità o grande sorpresa, ma solo una grande esplosione di sentimenti. Il romanticismo e i sentimenti sono, come sempre, perfettamente trasmessi. Ogni accordo, così classico che sublima un ricordo, ha il sapore del conforto ed è pieno di bellezza. Ci sono De Gregori, Venditti, Ron, ed oltre all’affetto c’è la quotidianità, la vita, l’attualità di un paese e di un mondo intero. Possiamo affermare come il cantautore calabrese sia riuscito in questi anni a creare un suo personale stile.
(Carlotta Tomaselli)

#14) CALIBRO 35
Momentum
[Record Kicksl]
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Non possiamo sapere con certezza, ad oggi, se “Momentum” sia un punto d’arrivo o un punto di partenza: quello che sappiamo è che “Momentum” è l’ulteriore riprova di talento e poliedricità per i milanesi, consacratisi ormai punto di riferimento nostrani (e non solo) del settore, sorta di piccoli demiurghi delle colonne sonore di parte delle nostre vite.
(Anban)

#13) COLAPESCE E DIMARTINO
I Mortali
[42 Records]
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“I Mortali” si rivela album che già sa di reliquiario per la memoria dei posteri, capolavoro di scrittura e di sensibilità capace di portare – finalmente, e con merito – le due firme isolane a mettere il proprio sigillo su una pagina di Storia che vale gli ultimi anni di vacanza della poesia in Italia (fatta eccezione per alcune sparute perle di bellezze), tornando ad affamare di bellezza l’ascoltatore.
(Manuel Apice)

#12) EDDA E MAROK
Noio; Volemam Suonar
[Contempo Records]
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E’ un documento vitale, fresco e rilevante, dove la qualità viene profusa a fiumi, baciata com’è dalla grazia di due talenti autentici che hanno ancora accesa in se stessi la scintilla dell’arte.
(Gianni Gardon)

#11) YO YO MUNDI
La Rivoluzione Del Battiglio di Ciglia
[Felmay/Egea]
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In tempi di istant songs a effetto, di compilation da Spotify e simili o di artisti che inseguono le mode del momento, loro sono la dimostrazione vivente che l’insieme vale ancora più del singolo e che, in primis, a contare sono soprattutto ora e sempre la qualità di un’opera e il suo significato più profondo.
(Gianni Gardon)

#10) MOLTHENI
Senza Eredità
[La Tempesta]
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Umberto Maria ci ha fatto saper che per la realizzazione di questo album ha ulteriormente scartato una decina di brani, quindi possiamo anche sperare in un “Senza Eredità 2”, ma per ora godiamoci questo ritorno, con un pizzico di sana nostalgia.
(Fabrizio Siliquini)

#9) TUTTI FENOMENI
Merce Funebre
[42 Records]
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Giorgio Quarzo Guarascio arriva al suo primo album e sorprende, si svincola dalle influenze rap e trap, e costruisce percorsi affascinanti per scrittura diventando una speranza in un panorama indie che si incarta su se stesso.
Il risultato finale è un album intelligente e divertente e per certi versi maturo.
A completare l’opera convincenti arrangiamenti e l’ottima produzione di Niccolò Contessa (I Cani): piccoli Battiato crescono.
(Fabrizio Siliquini)

#8) MASCARA
Questo è un uomo, questo è un palazzo
[RC Waves / Artist First]

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C’è ancora chi ha voglia di misurarsi con le sette note cercando di guardare alla tecnologia in modo creativo, come spunto non come condanna. E’ il caso dei MasCara che regalano un concept album di spessore, bilanciando musica e narrazione per creare un mondo multimediale che naviga tra i codici di “Matrix” e “Black Mirror”, anime e sci – fi senza rinunciare al lato umano
(Valentina Natale)

#7) POST NEBBIA
Canale Paesaggi

[Dischi Sotterranei/La Tempesta]
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La novità italiana più interessante con il lavoro più valido dell’anno. I Post Nebbia ci presentano una serie di quadri dal sapore retrò di provincia, ma con un gusto inaspettato e invitante. Tutto molto esaltante. 
(Federico Guarducci)

#6) TEHO TEARDO
Ellipses dans l’harmonie
[Specula]
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Il Maestro Teho Teardo parte dall’ “Encyclopédie” di Diderot e d’Alembert e conduce l’ascoltatore in un viaggio intenso, spettrale rielaborando schemi e armonie con l’aiuto di sintetizzatori, field recordings e parti orchestrali. Razionalità e emozione si rincorrono in quarantadue minuti di poesia illuminista che provano a indicare la strada anche in questo secolo
(Valentina Natale)

#5) LUCIO CORSI
Cosa Faremo da Grandi?
[Picicca]

Lucio Corsi è un grande artista, uno di quelli che hanno un brillante futuro già scritto, capace di scrivere testi e musiche che ti tengono incollato al brano fino alla fine, esaltati questa volta anche da arrangiamenti fantastici.
E’ raro trovare talenti così cristallini, considerata la sua giovane età è un artista già maturo, una grande speranza.
Con la partecipazione e la produzione di Francesco Bianconi e Antonio “Cooper” Cupertino, il lavoro è strapieno di bellissime canzoni, una per tutte “Amico Vola Via”. Buttate la vostra armatura da sei quintali è tempo di volare.
(Fabrizio Siliquini)

#4) LORENZO SENNI
Scacco Matto
[Warp]
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L’esordio su Warp del musicista romagnolo di stanza a Milano è per molti versi il disco perfetto per questo 2020. I suoi build-up privi di risoluzione, basati su pochissimi suoni e senza tracce ritmiche, suonano come la colonna sonora di un anno in cui abbiamo dovuto reinventare le nostre vite su nuove coordinate.
(Francesco Negri)

#3) MARCO PARENTE
Life
[Blackcandy]

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Marco Parente torna al formato disco e a una forma canzone che forse non aveva mai abbandonato veramente in un album che si muove sinuoso tra avventure molecolari e armonie di sirene. Saremo anche la specie più irrisolta dopo gli alieni ma “LIFE” non fa sentire mai soli
(Valentina Natale)

#2) JOAN THIELE
Operazione Oro
[Universal Music]

Joanita è la cantautrice che, a mio parere, ha più da dare in termini di messa a fuoco e originalità nel panorama indie italiano. Una vera ventata d’aria fresca. “Operazione Oro” è stato la colonna sonora della mia quarantena: un viaggio nella giungla tanto cara all’artista (“Puta”), alla scoperta di luoghi lontani e sentimenti reconditi (“Bambina”, “Le Vacenze”).
Atmosfere sensuali e liriche cesellate fanno di questo EP un prodotto eccellente che vale la pena riascoltare ancora e ancora.
(Marta Veri)

#1) PAOLO BENVEGNU’
Dell’odio e dell’innocenza
[Black Candy]
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Dell’odio e dell’innocenza sin dal titolo va ad inquadrarsi perfettamente nello spirito della contemporaneità, offrendo alcune tra le pagine più poetiche della carriera di Benvegnù. Ennesima conferma di un artista che è doveroso considerare patrimonio d’Italia
(Corrado Frasca)

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Credit Grafica: Luca Morello (Scismatica)

 

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