“ONESTA’, VERITA’ E IMPATTO EMOTIVO”: GLI INGREDIENTI SEGRETI DEI BRUGNANO

 
24 Dicembre 2020
 

I Brugnano sono fratelli, nel senso letterale del termine, e ora sono diventati un po’ fratelli anche per me: tanti anni di gavetta alle spalle, identità da vendere e una sfrontata capacità di tenersi in bilico sul mainstream senza mai sforare nell’abusato, nel ridondante, nel poco sincero.

“Le notti insieme” è il loro ultimo singolo, e dopo averlo segnalato in bollettino non potevo esimermi, al solito, di fare qualche chiacchiera con i ragazzi. Il risultato delle chiacchiere che ne sono seguite, è tutto nelle domande qui sotto:

Brugnano, qui siamo abituati a dare larga fiducia e disponibilità agli artisti intervistati: fatevi una domanda e datevi una risposta, che ci faccia fin da subito capire con chi abbiamo a che fare.

Esattamente dove siamo, felicissimo di tutto il percorso, tra errori sbagli ripensamenti gioie e soddisfazioni sparse.

Come e quando nasce il progetto Brugnano? Chi sono, i fratelli Brugnano?

Il progetto Brugnano nasce poco più di un anno fa, quando due fratelli un po’ matti, che pur lavorando nello stesso ambito non si erano mai incontrati lavorativamente parlando, decidono di far uscire “Le aiuole”, con un video che raccoglieva vari frammenti di vita vera ripresi da un cellulare. È nato un po’ così, liberandoci, sia Antonio come autore, che Gianluca come musicista, da una serie di schemi e vincoli legati alla produzione musicale, dal sound ai tempi e progettazione. Davvero per la semplice e urgente esigenza di raccontare qualcosa, in un modo nostro, libero e onesto.

Le tre qualità imprescindibili che secondo i Brugnano deve possedere una canzone.

Onestà, verità e impatto emotivo.

Arriviamo a noi: dopo un percorso fatto di svariati singoli, oggi ricordate alla scena di che pasta è fatto il sentimento, senza sedervi su cliché di sorta. Vi ricordate il momento in cui “Le Notti Insieme” è nata? Quando avete capito che sarebbe stato il “pezzo giusto”?

Con “Le notti insieme” è stato un processo molto rapido. Avevamo un giro, e a loop cantavamo il ritornello, quattro semplici frasi ripetute. Avevamo bozze di strofa. L’incontro con Valerio Nazo, che inutile dire, è uno dei migliori producer in Italia, è stata la svolta. Il sound ha preso forma e le strofe sono uscite immediatamente.

Da qualche mese, siete lanciati sul panorama al fianco della vostra etichetta, Luppolo Dischi. Ci raccontate com’è nata questa collaborazione e quanto è importante, oggi, avere intorno a voi persone che credono al vostro progetto? E dei featuring, invece, che ne pensate? Servirebbe una guida, agli emergenti, per riuscire davvero a riconoscere le collaborazioni che valgono da quelle paiono solo specchietti per le allodole…

Si, con Luppolo Dischi, Eros e Daniele è stato subito amore. Un’intesa. C’è molta libertà, si ragiona assieme, e viene lasciato spazio alla creatività e ad idee intuitive. Sì, i featuring oramai vengono fatti solo per motivi di mercato, a noi interessa poco. Potevamo farne molti anche con artisti che avrebbero magari dato un boost al progetto. Ma a noi interessano i feat che siano davvero collaborazioni e valori aggiunti sotto il profilo artistico. È avvenuto quello felicissimo con Speaker Cenzou, proprio perché abbiamo passato alcuni giorni insieme e si è creato qualcosa di bello. Ne abbiamo in mente qualcun altro, ma ora non possiamo dirvi altrimenti Eros e Daniele ci ammazzano.

Oggi, è in gran voga la discussione inerente all’importanza delle playlist nel processo di emersione musicale. Voi, cosa ne pensate dei grandi contenitori di Spotify? Trampolino di lancio meritocratico o aperta manipolazione del mercato e del panorama emergente?

Con molta onestà, la logica delle playlist è una cosa che stiamo comprendendo ora, grazie alla Luppolo Dischi appunto. I rischi di manipolazione sono chiaramente probabili, ma questo come i passaggi in radio o altro. Ogni epoca ha i propri strumenti e le proprie dinamiche, con pro e contro. Ma ci piace pensare, che al di là di etichette da progetti spropositati, dove è più la forma e tutto ciò che gli viene costruito intorno piuttosto che il contenuto, alla fine siano cose passeggere. E chi ha qualcosa da dire in qualche maniera, anche se con tempi più lunghi, emergerà e resterà. Crediamo ci sia bisogno di più verità nella musica.

Un disco, un libro e un film che i Brugnano consigliano ai nostri lettori.

Come disco “Wachito Rico”, Boy Pablo.

Libro, Henry Miller, “Tropico del cancro”.

Film, “L’uomo in più” di Sorrentino.

Salutateci come preferite: ve l’abbiamo detto, noi siamo per la libertà dell’artista (quando l’artista vale)!

Vi salutiamo smodatamente, sia per il periodo che è quello che è e ci manca il contatto, sia perché sono state domande molto interessanti e diverse. A presto. Siate sempre ispirati!

 

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