GIORGIO GABER: LA TOP 10 BRANI

 
1 Gennaio 2021
 

Giorno Gaber è stato un artista unico per il panorama musicale italiano.

La sua capacità di cogliere i vari aspetti della società e dei comportamenti con sferzante ironia e una comicità amara e raffinata, di esprimere posizioni diverse e difficili da etichettare anche in periodi fortemente politicizzati, la sua naturale posizione di anarchia intellettuale, non lo rendeva un semplice cantante, ma un vero e proprio “teatro vivente” da cui andare ad imparare sempre qualcosa.

BONUS TRACK: La Peste
1974, da “Anche per oggi non si vola”

Sembra scritta qualche giorno fa.

“… La gente ha paura
Comincia a diffidare
Si chiude nelle case
Uno scoppio di terrore
Un urlo disumano
La peste a Milano

10. Io Non Mi Sento Italiano
2003, da “Io non mi sento italiano”

Rappresenta il suo saluto finale ed è in fondo, e a suo modo, un gesto d’amore per l’Italia, anche se non era quella che lui avrebbe voluto.

L’album uscì poche settimana dopo la sua morte.

9. Buttare Lì Qualcosa
1974, da “Anche per oggi non si vola”

Un testo che era valido allora e ancora di più oggi, l’assenza della gratuità del gesto, il riempirsi di concetti alti ma aspettare un tornaconto, l’incapacità di fare un gesto di altruismo restando nell’ombra, Gaber amaramente dice che nessuno è disposto a “buttare lì qualcosa e andare via“.

8. L’Elastico
1973, da “Far finta di essere sani”

Questa canzone parla delle malattie mentali e del momento nel quale l’elastico si rompe e rende tutto il dramma interno palese a tutti gli altri, é allora che diventa impossibile “far finta di essere sani”.

Sarà più difficile percorrere il percorso al contrario, riattaccare l’elastico e tornare a fingere.

… E mi ricordo con paura
Di una lucida visione
Il mio corpo così lontano come fosse morto
Era abbandonato e non c’era più l’elastico
Me, fuori di me, fuori di me, fuori di me.

7. La Libertà
1972, da “Dialogo tra un impegnato e non so”

In questo brano Gaber riprende le teorie del filosofo  Jean Jacques Rousseau, e le sviluppa nel passaggio dallo stato di natura, nel quale si ha l’illusione di essere liberi, allo stato civile, nel quale tutti tendono verso un comune concetto di libertà, perseguibile solo attraverso la partecipazione al suo raggiungimento.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

6. Far Finta Di Essere Sani
1973, da “Far finta di essere sani”

L’esistenzialismo e la consapevolezza della precarietà del proprio esistere, superata attraverso la fuga nelle cose futili o necessarie per vivere, la moto, l’amore, le ideologie, i viaggi.

5. Destra-Sinistra
1994, “Io come persona” – 2001, da “La mia generazione ha perso”

Gaber ironizza sulla perdita, e in fondo sulla sconfitta, di un ideologia di destra o di sinistra, preannunciando profeticamente la perdita totale della loro identità.

Lo dimostra facendo un elenco di differenze banali e sciocche che sembrano preannunciare l’avvento del nulla politico e del populismo.

4. Lo Shampoo
1973, da “Far finta di essere sani”

Lavarsi la testa, purificarsi, la metafora dello shampoo, capace di salvarci da una brutta giornata, a rappresentare tutte le abitudini che ci salvano e ci permettono di continuare ad essere sani.

3. Qualcuno Era Comunista
1992, da “ Il teatro canzone”/ 2001, da “La mia generazione ha perso”

Il teatro canzone di Gaber in questo monologo intenso, ironico, divertente e alla fine amaro, il gabbiano comunista con nemmeno più il sogno di volare.

“.. Anche ora ci si come sente in due
Da una parte l’uomo inserito
Che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
E dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo…”

2. L’Odore
1974, da “Anche per oggi non si vola”

Se Dorian Gray troverà nel suo quadro il ritratto delle proprie meschinità, il protagonista di questo brano è tormentato da un odore terribile, una puzza sempre più insopportabile, magari è  la puzza della propria  coscienza, delle proprie responsabilità, nella ricerca ossessiva di un successo e di una posizione sociale, costi quel che costi.

“…Io che conosco tanta gente, son venuto su dal niente, c’ho una bella posizione, non è giusto che la perda
mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me…

Mi son fatto tutto di merda!”

1. Io Se Fossi Dio
1980, da “Singolo”

Questo brano era una bomba annunciata, tanto che la casa discografica si rifiutò di inserirla nell’album in uscita e fu pubblicata come singolo, in un formato 12 pollici  con il lato B vuoto.

Il brano è estremamente coraggioso e in certi passaggi audace, come quando parla di Aldo Moro e del terrorismo, scritto magistralmente è carico di rabbia e potenza, da ascoltare tutto fino alla fine.

 

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