“IL SUCCESSO NEL BUSINESS DELLA MUSICA HA MOLTO A CHE FARE CON LA FORTUNA E IL TEMPISMO”: LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON PAUL PAGE, CHITARRISTA DEGLI WHIPPING BOY

 
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11 Gennaio 2021
 

Quando parliamo dell’Irlanda in musica, almeno in ambito rock, le prime band o i solisti a cui potremmo pensare sono U2, Cranberries, Van Morrison, My Bloody Valentine, Pogues o Thin Lizzy, giusto per fare qualche nome. Eppure più di un giornalista o fan dell’indie irlandese sono sicuro che nominerebbe anche gli Whipping Boy: ci sarà un motivo se, da più di un autoctono che si occupa di musica a vari livelli, “Heartworm” (loro secondo lavoro datato 1995) è celebrato come il miglior disco irlandese di sempre. Tra pochi mesi il magnifico album appena citato verrà finalmente ristampato (chi possiede la prima edizione in vinile se la tenga stretta, è merce rara ormai!), con l’aggiunta di un ricco campionario di materiale extra. Non potevamo perdere l’occasione di scambiare due chiacchiere con Paul Page, che degli Whipping Boy era chitarrista, in merito alla ristampa e al percorso di una band che, purtroppo, non raccolse mai tutto quello che avrebbe meritato.

(L’intervista, nella sua versione originale, è recuperabile sulla rivista ROCKERILLA, numero 484 del Dicembre 2020)

Ciao Paul, come stai? Da dove ci scrivi?
Ciao Riccardo. Sto bene, grazie. Adattarsi alla vita durante una pandemia non è facile…sono stati mesi molto strani, ma, al momento, sono al sicuro e in buona salute. Ti scrivo da una Dublino molto bagnata e ventosa stamattina…

La prima domanda sembra banale ma è un buon punto di partenza. Gli Whipping Boy sono una band che può ancora avere un futuro?
Se devo essere onesto, non credo che avremo un futuro come una band che lavora insieme. Abbiamo fatto il nostro tempo e ne ho amato ogni minuto. Abbiamo suonato insieme per 13 anni. Ma ora siamo tutti più vecchi, abbiamo tutti vite molto diverse. Penso che sia bello, ora, guardare indietro a ciò che abbiamo realizzato insieme e te lo dico perché, per molto tempo, quando ripensavo al mio passato con la band, a volte mi sembrava di vedere solo anni sprecati. Non abbiamo avuto successo commerciale, ma adesso capisco che abbiamo fatto un disco di cui possiamo essere orgogliosi, e questo significa qualcosa per alcune persone. Questo equivale a un successo più grande di ogni altro tipo.

Le canzoni pubblicate nel 2012, “No One Takes Prisoners Anymore” / “Earth’s Last Picture” hanno coinvolto l’intera band originale o solo una parte?
No, non sono state registrate dalla band originale. Il cantante Fearghal e il batterista Colm hanno continuato come Whipping Boy con diversi musicisti. Io e Myles (bassista) non eravamo coinvolti.

Spesso quando parliamo di Whipping Boy emerge la parola “rimpianto”. Rimpianto per un successo fallito, rimpianto per scelte sbagliate, per una storia che poteva andare diversamente. Pensi davvero che, come accennavi sopra, questa parola, invece, possa finalmente essere sostituita dal termine “soddisfazione” per quello che avete fatto?
I rimpianti ci sono, ma non mi lascio più consumare da loro. È inutile guardare indietro con rimpianto a qualsiasi cosa nella vita. Non possiamo alterare il passato. Quindi preferisco guardare al passato con soddisfazione, adesso. Volevamo realizzare un sogno, suonare musica per vivere, viaggiare per il mondo facendo qualcosa di creativo, fare qualcosa che amiamo. Quindi questo è qualcosa di cui essere soddisfatti. Non abbiamo mai fatto soldi con le vendite di dischi, ma in realtà non ci siamo fatti coinvolgere dalla musica come mero modo per guadagnare qualcosa, abbiamo fatto tutto questo perché eravamo veri appassionati, era qualcosa che ci piaceva fare.

Come è nata l’idea di fare una ristampa di “Heartworm”? Ho letto ci saranno anche degli extra, da dove vengono?
Allora, “Heartworm” non è più disponibile su vinile da molto tempo. Regolarmente i fan della band mi chiedono se sia possibile riavere l’album in vinile. Così, quando siamo stati contattati all’inizio dell’anno, da un’etichetta chiamata Needle Mythology, specializzata nella ristampa di album proprio su vinile, siamo stati felici di accettare. È il 25° anniversario dell’uscita dell’album. Quindi è il momento perfetto per farlo. Stanno mettendo insieme un pacchetto completo davvero bello: il disco originale, un album bonus di b-side e registrazioni demo inedite. Sarà pubblicato anche su compact disc.

“We Don’t Need Nobody Else” è una canzone nata come una sfida, una dichiarazione d’indipendenza “contro tutto e tutti“. Era la vostra volontà di affermare: “Ce la faremo!” anche tra le difficoltà. Dopo tanti anni immagino che tu possa ancora sentire “la forza” di quella canzone, o mi sbaglio?
Era una canzone importante per noi. Eravamo ad un punto basso: le cose sembravano essersi fermate per la band. Non avevamo soldi e stavamo provando in questa piccola stanza senza finestre. Non avevamo un contratto di registrazione e avevamo iniziato a chiederci se il gruppo avesse un futuro. Poi abbiamo scritto questa canzone e ci è sembrata in grado di ridarci energia, ci ha portato una nuova vita. Era un brano che parlava di una relazione, ma il ritornello ha assunto un significato aggiuntivo per noi. Era un’affermazione provocatoria che nient’altro importava, una volta che noi quattro avremmo creduto fortemente in quello che stavamo facendo. Da quel momento in poi, Heartworm ha cominciato a prendere forma, quella canzone è stata il catalizzatore. Quindi sì, sento ancora che quella canzone è stata la nostra affermazione più forte, un’affermazione di sfida.

Spesso si dice che sia stato il Britpop a rovinare la vostra corsa e che siate arrivati troppo presto per godervi il nuovo interesse per il post-punk (che, successivamente, ha favorito il successo di band come Interpol o Editors). Sei d’accordo anche tu con queste interpretazioni?
Sì, abbiamo pubblicato “Heartworm” nel peggior momento possibile. Il Britpop era esploso, e qual disco non si adattava bene alla musica del periodo. Era molto più buio, molto più intenso, musicalmente parlando e non aveva molto da spartire con il momento. Penso che probabilmente anche la casa discografica se ne sia accorta, ma ormai era troppo tardi per cambiare le cose. Come hai detto tu, ci saremmo adattati meglio con il clima musicale che è arrivato dopo, con la rinascita dell’interesse per il post punk, con band come Interpol e Editors. Ma il successo nel business della musica ha molto a che fare con la fortuna e il tempismo.

In 3 anni, dal primo album a “Heartworm” avete davvero cambiato il vostro sound. Le influenze sono rimaste le stesse, ma tutto è molto più curato, il suono è potente, epico ma anche elegante e struggente. Gli arrangiamenti di archi nell’album mi hanno sempre impressionato. Un cambiamento così importante è avvenuto anche grazie al produttore Warne Livesey o avevate già chiaramente in mente il suono dell’intero lavoro?
Abbiamo sempre avuto una visione chiara di come avrebbe suonato “Heartworm”. Abbiamo fatto delle demo di tutti i brani e se ascolti quelle demo, è tutto lì. Le strutture delle canzoni, le parti di archi. Myles ha pensato e curato molte delle melodie per gli strumenti ad archi. È sempre stato molto bravo in questo. Per “Twinkle”, abbiamo portato questa ragazza, Sarah, in studio nella fase di demo e le abbiamo descritto quello che volevamo per l’intro. Lei ha tirato fuori questo pezzo, splendidamente espressivo e l’ha ottenuto in un paio di registrazioni. Quando si è trattato di rifarlo per l’album, non riuscivamo a trovare una violista che potesse riprodurre quello che era già stato fatto, così abbiamo tolto quello spezzone dalla demo e lo abbiamo usato anche sull’album. Warne, in qualità di produttore, ha fatto sembrare tutto più grande, più estremo. Così, quando le chitarre fanno un certo effetto, beh, lo fanno veramente! Era molto bravo a far emergere gli estremi nella nostra musica. Ma, come ti dicevo, credo che abbia riconosciuto già tutto dai demo tapes, non c’era bisogno di cambiare radicalmente nulla, solo di migliorare quello che c’era già.

Posso dirti che la chitarra di “When We Were Young” è una delle cose più belle che abbia mai sentito in tutta la mia vita? Come è nata questa meravigliosa canzone? In un mondo perfetto che sarebbe stato un singolo che doveva andare dritto in cima alle classifiche!
Grazie! In realtà abbiamo scritto la musica per questo brano per un concerto tributo che abbiamo suonato per il leggendario cantante rock irlandese Phil Lynott dei Thin Lizzy. A questo concerto stavamo eseguendo una delle sue poesie “Shades of a Blue Orphanage” e abbiamo composto la musica come brano di supporto. Ci è piaciuta così tanto che abbiamo deciso di usarla e di scrivere la nostra canzone intorno a quella musica. Abbiamo tutti contribuito al testo di “When We Were Young”, che è basato sulle nostre esperienze collettive di crescita in Irlanda. È la cosa più vicina a una “canzone pop” su “Heartworm” ed è probabilmente una delle canzoni preferite dai fan del disco. La versione “Shades of a Blue Orphanage” sarà inclusa nel materiale bonus della ristampa di “Heartworm”.

I Velvet Underground sono sempre stati una vostra influenza fondamentale. Quanto siete stati entusiasti di andare in tour con Lour Reed? Se ripensi a quel tour, pensa che avrebbe potuto essere gestito meglio?
È stata un’enorme emozione e un onore fare da supporto a Lou Reed, uno dei nostri idoli. Abbiamo amato i Velvet Underground, come dici tu hanno avuto un’enorme influenza sulla band quando abbiamo iniziato. Andare in tour in Europa con lui, per 5 settimane, è stato un sogno che si è avverato! Uno dei nostri spettacoli preferiti è stato in un bellissimo teatro di Firenze, l’abbiamo adorato. In quel tour abbiamo suonato anche a Milano. Lou ci ha trattato molto bene, quindi l’intera esperienza è stata meravigliosa. L’unica cosa che avrebbe potuto essere gestita meglio riguarda una particolare tempistica. Era stato programmato il nostro primo tour americano a supporto di un’altra band della Sony, chiamata Stabbing Westward. Quando ci hanno offerto il tour con Lou Reed, abbiamo dovuto ritirarci da quel tour. La casa discografica americana non era contenta e, dopo quell’occasione mancata, si è raffreddata fortemente verso di noi. Quindi suonare con Lou è stato un sogno assoluto, ma, probabilmente, una pessima mossa per la band, vista in retrospettiva. Abbiamo perso il supporto della casa discografica americana per questo motivo. Se questa situazione abbia cambiato il destino nostro e dell’album è difficile da sapere. È molto difficile fare dei passi avanti in America e quel tour sarebbe stato solo un primo step, ma forse anche l’unico. Non c’è dubbio, come accennavo, che ha influenzò il nostro rapporto con la casa discografica americana e senza il sostegno di una label non hai alcuna possibilità di essere notato in America.

Hai una canzone di “Heartworm” che apprezzi più delle altre e forse una che, dopo 25 anni, non ti soddisfa completamente?
Penso che “We Don’t Need Nobody Else” sia la canzone che secondo me rappresenta tutto ciò che c’era di buono nella band. Dal punto di vista sonoro e capace di colpire duramente e penso che il testi di Fearghal sia tra i migliori che abbia scritto. Quindi si, è una delle mie preferite. Non sono pienamente soddisfatto del brano “Fiction”. Ricordo che ci ha dato problemi a registrarlo, quindi lo classifico come uno dei brani che meno apprezzo dell’album.

Segui ancora con interesse la musica indie in Irlanda? Adoro una band femminile chiamata Pillow Queens, che ha recentemente pubblicato il suo album di debutto. La conosci?
Sì certo, ho sentito parlare di loro e stanno cominciano a farsi notare in modo importante da queste parti. Ci sono un sacco di buone band che si stanno affermando in Irlanda in questo momento. I miei preferiti sono gli A Lazarus Soul, che hanno pubblicato uno dei migliori album irlandesi degli ultimi anni. Sono fantastici. Apprezzo anche Fontaines DC, Murder Capital, The Vulpynes, Boa Morte e Maija Sofia. Ti assicuro che c’è tanta roba buona.

Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata Paul. Grazie ancora per la tua gentilezza. Usa pure anche spazio finale per salutare i fan italiani degli Whipping Boy, che, ti assicuro, non sono affatto pochi.
È stato un piacere anche per me Riccardo, grazie mille. Vorrei dire grazie di cuore ai nostri fan italiani – è incredibile pensare che qualcuno stia ancora ascoltando la nostra musica 25 anni dopo l’uscita di “Heartworm”. Siamo davvero grati. Abbiamo un nuovo account ufficiale su Twitter @WhippingBoyBand. Penso che i fan della band saranno molto contenti della ristampa, incluso il materiale bonus di cui ti parlavo: è molto buono e non è mai stato pubblicato prima. Ti assicuro che è davvero emozionante avere l’opportunità di condividere di nuovo della musica dopo tutto questo tempo.

Ascolta “Heartworm” secondo disco dei Whipping Boy pubblicato nel 1995:

 

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