CREATION RECORDS
10 band ‘non big’ da recuperare

 
18 Gennaio 2021
 

Si sta già facendo un gran parlare di “Creation Stories”, il film biografico sulla storia della Creation Records, la storica etichetta. Il film, “creato” dallo stesso team di “Trainspotting”, (ovvero il regista Danny Boyle e lo scrittore Irvine Welsh), uscirà il prossimo 29 marzo via Sky Cinema (con la premier il 24 febbraio durante l’edizione virtuale del Glasgow Film Festival).

Ecco che ci è venuta quindi voglia di andare a spulciare un po’ tra le uscite dell’etichetta per segnalare una decina di band che non hanno avuto tutto il risalto dei big della label. Sappiamo bene che la Creation Records è nota per pesi massimi come Oasis, My Bloody Valentine, Primal Scream, Ride, Teenage Fanclub o The Boo Radleys, tanto per fare qualche nome. Ecco, in questa lista (non è una classifica, ci tengo a sottolinearlo) non troverete i big, ma 10 band (fra le tante) meno note dell’etichetta che, dopo questa segnalazione, magari vi verrà voglia di scoprire e approfondire.

Idha
Idha Anna Maria Övelius, nota ai più come Idha, è una fanciulla svedese che per la Creation Records incise due album, “Melody Inn” (1994) e “Troublemaker” (1997). In realtà, più che per la sua produzione musicale, Idha è conosciuta sopratutto per essere stata la moglie di Andy Bell dei Ride. Se il primo album viaggia su binari pop-folk con uno sguardo all’America rurale, il secondo album ne mantiene solo in parte le caratteristiche, spostandosi invece su un pop più radiofonico, elegante e arrangiato.

Arnold
La scommessa del 1997 del rosso Alan McGee si chiama Arnold. Il terzetto londinese inciderà per Creation per poi confluire nella Poptones. Imbevuti di amore per il folk e la psichedelia quanto per i Big Star, i ragazzi avevano un gran gusto per delle melodie capaci di entrare in circolo non nell’imnmediato, ma a rilascio prolungato. “The Barn Tapes” (1997) e “Hillside Album” (1998) sono realmente due perle.

18 Wheeler
I deliziosi 18 Wheeler saranno sempre ricordati per essere quella band che suonava con gli Oasis la notte che Alan McGee notò i fratelloni Gallagher a Glasgow. Ed è un peccato, perchè in realtà, almeno per il primo album, i simpatici scozzesi dimostravano di potersela meritare una stima prettamente musicale. Molto vicina al piglio dei Teenage Fanclub, almeno per “Twin Action” (1994), con i successivi “Formanka” (1995) e sopratutto “Year Zero” (1997), la band inizia a pasticciare un po’ con l’elettronica e perde il gusto melodico immediato e la magia.

3 Colours Red
Il lato punk-rock della Creation era rappresentato dai grintosi 3 Colours Red, che iniziarono la loro corsa nel 1994, per arrivare all’esordio “Pure” (1997), seguito da “Revolt” (1999), album che contiene il loro brano più noto, ovvero “Beautiful Day”. Diciamo che con loro la Creation andava a dire la sua nell’ambito delle guitar-rock band britanniche più cariche, in cui nomi come Manics, Terrorvision o Feeder la facevano da padrone. Il rosso ci aveva visto giusto, i ragazzi avevano buone carte, anche se l’approccio punk degli esordi si perde un po’ per strada con il tempo.

Heavy Stereo
Prima degli Oasis per Gem Archer c’erano gli Heavy Stereo. La marcia di avvicinamento all’album è segnata da un pugno di singoli e tanta sfrontatezza nelle dichiarazioni, ma alla fine della fiera il loro sound derivativo tra glam e Noel Rock non aveva poi tutte questo splendore da mettere in mostra. Dei buoni singoli ci sono però, uno in particolare la struggente “Mouse In A Hole”.

Eggman
Chi si nasconde dietro al nome di Eggman? Ma naturalmente il divino Sice, voce dei Boo Radleys che nel 1996 se ne andava da solo con questo piccolo gioiellino chiamato “First Fruits”. Meno traboccante di idee e sperimentazione rispetto a quanto vediamo nei Boo, ma assolutamente delizioso in ambito melodico. La lezione dei Beatles e, comunque, gli inevitabili profumi dei Boo che si fanno sentire in un album da riscoprire e amare.

One Lady Owner
Un solo album per questi sfortunati ragazzi. “There’s only We” (1999) è sporco, ruvido, tanto punk quanto capace di strizzare l’ochio a un certo andamento glam. Sembravano sulla cresta dell’onda. Sembravano.

The Diggers
Dalla Scozia con il classico gusto per le melodie e quei classicismi che fanno tanto Teenage Fanclub. Si dice sia stato il buon Martin Carr dei Boo Radleys a segnalarli a McGee. “Mount Everest” (1997) non entrerà nello storia della musica, ma suona fresco e piacevole.

Silverfish
La Creation viene spesso associata al guitar-pop, alle melodie (non sempre ovviamente), ma in realtà l’etichetta si è lanciata in parecchie avventure soniche, anche a lambire territori quasi hardcore e noise con gli ottimi Silverfish (che avevano inciso anche per Touch and Go e Wiiija Records). Davvero una bella botta il loro album “Organ Fan” (1992). Grunge, noise, punk, la lezione di gente come Babes in Toyland o L7, ma anche la scuola di Steve Albini. Una formazione carica di rabbia, adrenalina e tensione.

Ruby
Con i Ruby andiamo a seguire la fine dei Silverfish, in quanto la cantante londinese di quella band, Lesley Rankine, diede fine all’avventura precedente per spostarsi a Seattle per lavorare con il canadese Mark Walk. Il disco “Salt Peter” (1995) è un pregevole mix di elettronica, industrial e trip hop, in cui la Rankine non solo cambia immagine e modo di approcciarsi al canto ma sprigiona anche una sensualità sconosciuta, andando a tracciare sentieri che avvicinano la band a pesi massimi come Garbage o Portishead.

 

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