ONE-HIT WONDERS
20 hit di artisti e band poi scomparsi (o quasi) nel nulla

 
di
27 Gennaio 2021
 

La notizia della riunione dei New Radicals di Gregg Alexander per la cerimonia d’insediamento di Joe Biden non potrà che riportare alla mente, magari non ai più giovani, quella banger che fu “You Get What You Give” sul finire degli anni ’90: di certo non la prima, di sicuro non la più famosa, ma una one-hit wonder con tutti i crismi.

Certo, ci sono state anche tante one-hit wonder limitate ad alcuni confini continentali: pensiamo da noi a “What’s Up?” delle 4 Non Blondes o a “Mmm Mmm Mmm Mmm” dei Crash Test Dummies, nomi che comunque in patria hanno ancora, al netto di essere attivi o meno, la loro notorietà non solo legata ad un singolo brano (e vendono ancora più che bene).

E allora, perché non ripercorrere alcune famose one-hit wonder della storia più o meno recente? Le coordinate sonore, ovviamente, sono quelle più care ad Indie for Bunnies…

Free – All Right Now
1970, da “Fire and Water”

De facto, la storia dei Free durò poco più di tre anni: ma nel mezzo trovarono il modo di piazzare quella “All Right Now” che rimane impressa a fuoco nella storia del rock. Andy Fraser, Paul Rodgers, Simon Kirke e Paul Kossoff presero poi strade diverse: ma mai si avvicinarono, nemmeno lontanamente, al successo che raggiunsero nel 1970 con “All Right Now”.

Stealers Wheels – Stuck In The Middle With You
1972, da “Stealers Wheels”

Raggiunsero un grande successo ad inizio anni ’70 gli Stealers Wheels di Gerry Rafferty e Joe Egan, grazie soprattutto al loro singolo “Stuck in The Middle with You”: la carriera della band scozzese, però, non decollò mai definitivamente. Ci penserà Quentin Tarantino nel 1992 a dar loro il doveroso tributo inserendo la canzone nella colonna sonora de Le Iene: da one-hit wonder a instant classic.

King Harvest – Dancing in The Moonlight
1973, da “King Harvest”

One-hit wonder con i fiocchi quella dei King Harvest che, al netto di questo episodio, non avranno mai un seguito nemmeno paragonabile al successo che gli portò “Dancing in The Moonlight”: la canzone verrà poi coverizzata da diversi artisti, ultimi i Toploader (anch’essi poi persisi nell’oblio…)

Ram Jam – Black Betty
1977, da “Ram Jam”

Autentici carneadi del rock, i Ram Jam vissero il loro momento d’oro rifacendo un classico delle canzoni da lavoro degli afro-americani in chiave rock: “Black Betty”. Che, a propria volta, divenne un super classico del rock. Da lì in poi, il nulla o quasi.

The Knack – My Sharona
1979, da “Get The Knack”

C’è poco da dire su “My Sharona”, una delle one-hit wonder più celebri della storia del pop-rock, col suo riff memorabile e la sua sezione ritmica altrettanto indimenticabile. Abbiamo già avuto modo di approfondire il fenomeno The Knack in occasione del 40esimo compleanno di “Get The Knack”: il lascito di “My Sharona” fu, ed è tutt’ora, incredibile.

The Buggles – Video Killed The Radio Star
1980, da “The Age of Plastic”

Altro brano che ha fatto la storia della musica, ma in questo caso anche della televisione in quanto “Video Killed the Radio Star” fu, nomen omen, il primo singolo diffuso negli states dalla nascente MTV, a mezzanotte ed un minuto del 1 Agosto 1981. La storia della band finì pochissimo tempo dopo (qua celebravamo il quarantennale dell’album), e i componenti ebbero comunque un buon futuro in proprio. Ma “Video Killed the Radio Star” cos’è se non una one-hit wonder?

Nena – 99 Luftballons
1983, da “99 Luftballons”

Dalla Germania alla conquista del mondo, con una canzone in tedesco: non è una missione difficile, è una missione impossibile. Eppure riuscì ai Nena, band post-punk/new wave che nel 1983 piazzò quello che fu, a conti fatti, la loro one-hit wonder, che si piazzò al primo posto tra i singoli più venduti in lungo ed in largo per il globo. Quasi ovvio quindi il remake della canzone in inglese: ma quella in lingua originale resta e resterà sempre la versione più apprezzata.

EMF – Unbelievable
1991, da “Schubert Dip”

Dance-Rock caricato a pallettoni, su fino alla cima delle classifiche con il primo singolo “Unbelievable”: ma nonostante l’hype, il futuro degli EMF non troverà mai vere concretezze.

Spin Doctors – Two Princes
1993, da “Pocket Full of Kryptonite”

Anno del signore 1993 e Chris Barron e soci, sotto l’egida della Epic Records, piazzano questa fiammata funk-rock. Sì, la band è ancora attiva: ma chi sono gli Spin Doctors se non quelli di “Two Princes”?

The Rembrandts – I’ll Be There For You
1995, da “LP”

Sia chiaro, i The Rembrandts sono un duo pop-rock attivo tutt’oggi: ma chi li ricorda per altro rispetto a “I’ll Be There for You”, colonna sonora della serie TV di successo Friends? Siate sinceri…

Fool’s Garden – Lemon Tree
1995, da “Dish of the Day”

In piena ondata britpop spuntò anche questa band di ragazzi tedeschi con il tormentone “Lemon Tree”, i cui connotati strizzavano chiaramente l’occhio al pop-rock di matrice inglese: pur con una discreta (sono ancora in attività) carriera in terra natia, “Lemon Tree” sarà la loro unica banger a livello internazionale.

Eagle-Eye Cherry – Save Tonight
1995, da “Dish of the Day”

Dalla Svezia, figlio e fratello rispettivamente dei più celebri Don Cherry e Neneh Cherry, anche Eagle-Eye Cherry riuscì a ritagliarsi nella seconda metà degli anni ’90 la sua fetta di celebrità con il brano “Save Tonight”: una rock ballad dal ritornello popedelico che riuscì, grazie anche ad una ponderata heavy rotation sui canali di musica dedicata del proprio video (grazie, a sua volta, a mamma Sony), a risultare uno dei singoli più felicemente ricordati di quell’anno. E la vetta commerciale ed artistica per lo stesso Eagle-Eye, che nonostante alcuni tentativi, mai più toccò quelle altitudini.

Chumbawamba – Tubthumbing
1997, da “Tubthumper”

Servì una major, la EMI, a dar luce a questa band anarcho-punk con diversi album alle spalle e una vita artistica nelle retrovie: nel 1997 “Thubtumper” spaccò il mercato. La potevamo sentire ovunque, TV, radio, e finì pure nel FIFA WORLD CUP ’98 della EA Sports. Con il mantra “I get knocked down but I get up again” che diventerà un inno generazionale sul rialzarsi dopo le “botte” subite.
Il collettivo inglese proverà a piazzare altre cose buone, ma i risultati saranno scarsi: per il mondo i Chumbawamba saranno sempre quelli di “Tubthumping”.

Meredith Brooks – Bitch
1997, da “Blurring the Hedges”

Restiamo nostalgicamente nel 1997 con un’altra canzone, vera e propria medaglia al petto per un’artista che ha sicuramente raccolto di meno di quello che meritava. Meredith Brooks, dall’Oregon, con “Bitch”, pur combattendo con ovvi problemi di censura, sganciò la propria supernova.

Cornershop – Brimful Of Asha
1997, da “When I Was Born for the 7th Time”

La band, tra periodi di pausa più o meno lunghi, è ancora attiva (qua la recensione del loro ultimo lavoro, “England is a Garden”) ma la vera one-hit wonder della loro carriera è sicuramente “Brimful of Asha”, che monopolizzò radio e TV. Con il piccolo aiuto di Fatboy Slim

Bran Van 3000 – Drinking in L.A.
1998, da “Glee”

C’è chi ha conosciuto i Bran Van 3000 solo ed esclusivamente per “Drinking in L.A.” (salvo poi andarseli a scoprire, magari…) , e chi mente. Il collettivo canadese, grazie anche ad una discreta heavy rotation su MTV, nel 1998 libera questo falotico pezzo crossover tra soul, ambient ed hip-hop.

Fastball – The Way
1998, da “All The Money Can Buy”

La seconda metà degli anni ’90 è una fucina di one-hit wonder: qui i Fastball con “The Way”. Un pezzo solare e radio friendly che di più non si può.

Baha Men – Who Let The Dogs Out
2000, da “Who Let the Dogs Out”

Entrare negli anni 2000 è un’arma a doppio taglio: tantissime band che hanno sparato un singolo pigliatutto e poi sono sparite, ma con il rischio (la possibilità?) di ulteriore materiale. Prendiamo i Baha Men: dalle Bahamas piazzano il singolo rap-reggae perfetto. Chi ha notizie di loro?

American Hi-Fi – Flavor Of The Weak
2001, da “American Hi-fi”

Altro caso quello degli American Hi-Fi, la cui carriera pare essersi arenata dopo il fortunato singolo d’esordio, una fiammata pop-punk stars and stripes. Di casi così se ne conteranno a decine…

Crazy Town – Butterfly
2001, da “The Gift of Game”

Prendi un sample dei RHCP e costruiscici sopra lo scivolare rapcore perfetto: fu così che i Crazy Town, nel 2001 con “Butterfly” si presero la testa delle classifiche. Rispetto a quel momento, il passato e il futuro della band sono del tutto marginali.

Ascolta tutti le 20 hit ‘senza tempo’ con la nostra playlist spotify:

 

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