KULA SHAKER
La TOP 10 Brani

 
di
29 Gennaio 2021
 

di Stefano Bartolotta

Ogni tanto, ormai si sa, ai Kula Shaker piace prendersi delle lunghe pause. Ma noi non smettiamo di amarli, e anche stavolta, li riascoltiamo con qualcosa di nuovo dopo un po’ di anni e ci torna la voglia di buttarci nella loro musica, e quando lo facciamo non ce ne pentiamo, anzi. È quindi ora di compilare una Top 10 anche per loro, sempre tenendo conto che, per il sottoscritto, è importante che in essa siano rappresentati tutti i dischi di valore della band, che in questo caso sono proprio tutti e 5, però un certo sbilanciamento verso l’esordio e gli anni novanta era doveroso. Ecco a voi le magnifiche 10, con un sacco di “love” nei titoli, perché, va ripetuto, i Kula Shaker non si può non amarli.

10. Peter Pan RIP
2010, da “Pilgrims Progress”

Probabilmente questa è la miglior canzone dei Kula Shaker pubblicata nel secolo in corso, ma la mettiamo qui perché è perfetta come inizio, in questo caso di una playlist, ma anche di un disco, come in effetti è. Melodie, arrangiamenti e armonie sono suadenti e ammalianti, lo sviluppo della canzone per nulla scontato, pur rispondendo al classico schema strofa – bridge – ritornello, con quest’ultimo che però non funge da climax ed è decisamente la scelta migliore e più azzeccata possibile. Davvero una gran canzone.

9. Let Love Be (with U)
2016, da “K 2.0”

Retomaniaca fin dall’accenno di beatlesianità nel titolo e in equilibrio tra vivacità e rilassatezza, questa canzone ha un merito non da poco: ci fa stare bene quando la ascoltiamo, al di là di ogni discorso teorico. Il timbro vocale carismatico di Crispian e la melodia particolarmente a fuoco si sposano bene con un arrangiamento magari non originalissimo, ma di certo ben studiato e realizzato.

8. Die For Love
2007, da “Strangefolk”

Canzone lineare, solida, col giusto grado di pastosità nell’arrangiamento, e che fa emergere al meglio le qualità melodiche e vocali di Crispian Mills, che certamente negli anni Novanta erano oscurate da altri ottimi cantanti e songwriter, ma che nel tempo sono emerse come meritavano. Questo brano va via licio senza particolari sussulti, ma coinvolge dalla prima all’ultima nota e resiste brillantemente alla prova del tempo.

7. Smart Dogs
1996, da “K”

I Kula Shaker fecero subito il botto grazie soprattutto alle canzoni che troverete nella parte alta di questa classifica, ma tutto il disco di debutto era un gioiello pieno di pietre preziosissime, e una di esse è rappresentata da questo brano travolgente, con quel riff che dà subito la carica, una melodia efficacissima, un ottimo modo di usare le linee di chitarra, per dare dinamismo e sfumature, e un testo surreale ma talmente efficace che davvero viene voglia di immergersi totalmente in quelle immagini in apparenza strampalate ma in realtà perfette.

6. Shower Your Love
1998, da “Peasants, Pigs & Astronauts”

La positività di questa canzone è a dir poco contagiosa, e la si potrebbe ascoltare all’infinito, ma non passerebbe mai la voglia di farsi la doccia nell’amore che è in grado di trasmettere. È tutto talmente a fuoco che l’intento del brano riesce magnificamente, e ci si può solo abbandonare alla voglia di sentire che la persona che vogliamo al nostro fianco c’è e ci sarà per sempre.

5. Hush
1997, singolo

Questa cover è probabilmente una delle canzoni più famose della band, e di solito non è mai bello se un rifacimento di idee altrui si fa notare più di quelle proprie, ma insomma, nemmeno i più cinici detrattori potranno dire che i Kula Shaker si siano limitati solo a questa rilettura, e dal canto suo, essa ha fatto ballare talmente tanta gente negli indie club di tutto il mondo che davvero non poteva non trovare posto qui. La vitalità di questa versione del celebre brano del 1967 è a dir poco irresistibile.

4. Mystical Machine Gun
1998, da “Peasants, Pigs & Astronauts”

Canzone che ti cattura letteralmente fin dal primo secondo, compresa la lunga introduzione che risulta semplice ma che potrebbe anche non finire mai, e continuando con l’avvolgente acidità che sboccia in modo totalmente organico e fluido in una tripudio controllato di elettricità e armonie vocali, e poi ricomincia da capo. Davvero sublime.

3. Hey Dude
1996, da “K”

Non so voi, ma a me piace da matti ancora adesso cantare la strofa di questa canzone snocciolandola tipo Ave Maria, proprio provando la sensazione di srotolare un tappeto, e una volta che il tappeto è steso, buttarmi nel micidiale bridge come se fosse un premio per il lavoro perfettamente svolto e usare il ritornello come decompressione. Scusate l’autoreferenzialità, ma penso che comunque questi possano essere ritenuti i pregi della canzone anche al di là di come la vivo io.

2. Tattva
1996, da “K”

Come ho già detto per altre Top 10, certe canzoni non bisognerebbe nemmeno descriverle, perché comunque non si renderebbe loro giustizia, e solo l’ascolto può far capire davvero la loro enormità. E se state leggendo qui, certamente questa l’avrete ascoltata qualche migliaio di volte, e quindi davvero stavolta non dico niente, ci siamo capiti dai.

1. Govinda
1996, da “K”

Al cinico detrattore di cui sopra, sempre che esista, basterebbe dire che i Kula Shaker sono riusciti a far imparare a memoria un testo in sanscrito a non so quante decina di migliaia di fan in giro per il mondo, e insomma, se non è capacità di lasciare un segno questa, ditemi che cosa lo è. Ammetto che, quando ho visto dal vivo la band in anni recenti, mi chiedevo sempre se davvero avrei continuato a vedere tutti i presenti cantare tutta la canzone, e invariabilmente li vedevo. Ovviamente non ho mai saputo cosa stessi cantando, e dubito che in molti lo sappiano, ma il potere aggregativo di questa canzone è davvero unico, e pensandoci adesso, ci manca più che mai e ci vorrebbe proprio la possibilità di poterci ritrovare tutti in un club a cantare “govindajayajayagopallajayajayaradharamanaharigovindajayajaya“, sì, come un’unica parola, che tanto a cosa serve dividerla

Ascolta tutti i dieci brani:

 

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