OGGI “MILLIONS NOW LIVING WILL NEVER DIE” DEI TORTOISE COMPIE 25 ANNI

 
30 Gennaio 2021
 

“Millions Now Living Will Never Die” è considerato, insieme a “Spiderland” degli Slint (1991) e “Hex” dei Bark Psychosis (1994), uno degli album fondamentali nel tracciare le coordinate del cosiddetto “post-rock”, genere che tuttora sfugge alle classificazioni abituali, forse l’ultima grande rivoluzione nella musica popolare del ‘900. Se gli Slint erano i frutti maturi del post-hardcore, e i Bark Psychosis sgattaiolarono fuori dalla scena elettronica urbana di Londra, suggestionata da shoegaze e trip-hop, i Tortoise erano più sinceramente un ensemble jazz. Mondi distanti, che hanno finito per convergere verso quel comun denominatore per cui “si suonano brani non rock con strumentazioni rock”, e che aveva umili predecessori nei Talk Talk di “Spirit of Eden” (1988) e “Laughing Stock” (1991).

I Tortoise avevano debuttato nel 1994 con un album omonimo, ottenendo critiche lusinghiere nonostante al tempo l’industria discografica puntasse tutto sulle overdose di riff e sudore. La band di Chicago proponeva invece musica strumentale e cerebrale, con abbondanza di sezione ritmica e parsimonia di melodie. David Pajo, già protagonista della scena di Louisville con Squirrel Bait e Slint, entrò nel gruppo nel 1995, e in estate venne registrato questo più che degno sophomore, allargando lo spettro delle potenzialità e delle ambizioni.

“Djed” nasce aprendo gli occhi intirizzita, e impiega oltre due minuti per mettersi in moto all’inconfondibile maniera dei NEU!, mentre dei ghirigori abbozzati di synth analogici si affacciano sullo sfondo. Quando il battito frena, il brano si reimmerge nel suo dub pigro e sonnolento, rallentando le funzioni vitali finché rimane sulla scena solo un segnalatore di frequenza che ondeggia su sé stesso come una trottola. Ad un certo punto attacca il basso di Douglas McCombs, legnoso e asincrono, e inizia a duettare con una frase elettronica, dando il là ad un esperimento sui timbri, èmulo scoperto del minimalismo reiterato di Steve Reich. Per qualche minuto i Tortoise ci trasportano nell’universo delle sfere, una grandinata di vibrafoni ruba la scena concatenandosi in un palpitante tripudio di contrappunti, e ad ogni ascolto è possibile inseguire una traccia diversa per farsi edurre a diversa prospettiva. Tutt’a un tratto si apre uno squarcio che teletrasporta in una nuova dimensione, e la composizione si trascina stancamente variando ancora ed ancora, tra Faust, rumori cosmici e lounge rallentata. Nell’arco di venti minuti fanno capolino krautrock, avanguardia, reggae, glitch, chill-out ambient, elettronica e progressive, tramandando una semina sterminata ad uso e consumo della musica intellettuale di lì a venire. “Djed” è probabilmente uno dei più grandi capolavori del post-rock anni ’90.

I restanti brani sono brevi corollari a quell’ingombrante postulato: “Glass Museum” sfarfalla in un paesaggio autunnale, con David Pajo che può finalmente mostrare i muscoli del suo stile languido e ipnotico alla chitarra, poi si quieta, riparte e accelera con un altro frenetico tumulto di percussioni e marimbe. L’inseguimento da noir surrealista a cui “The Taut and Tame” fa da immaginaria colonna sonora è la cosa più vicina alla musica rock, se di rock si può ancora parlare. Gli incanti “cinematografici” dei Tortoise trovano infine la quadra nel Morricone jazzato di “Along the Banks of Rivers”, che chiude la partita in soffice dissolvenza.

“Millions Now Living Will Never Die” è più un fatto storico che un album piacevole: complesso, cólto, finanche supponente, richiede pazienza e impegno. Quando, a vent’anni, lo ascoltai la prima volta, mi respinse recisamente (stessa cosa avvenne per “Spiderland”). Riascoltandolo, a trent’anni, mi resi conto che certe cose, come un buon vino o una bistecca, si possono apprezzare solo dopo aver allenato e sviluppato dovutamente il senso preposto alla loro fruizione. E ora, alla soglia dei quaranta, posso finalmente togliermi il cappello al suo cospetto.

Data di pubblicazione: 30 gennaio 1996
Registrato: Idful Music Corporation e Soma Electronic Music Studios (Chicago)
Tracce: 6
Lunghezza: 42:56
Etichetta: Thrill Jockey
Produzione: John McEntire e Roger Seibel

Tracklist
1. Djed
2. Glass Museum
3. A Survey
4. The Taut and Tame
5. Dear Grandma and Grandpa
6. Along the Banks of Rivers

 

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