“SUONARE DAL VIVO RESTA LA COSA FONDAMENTALE”: A TU PER TU CON LA RETRO-WAVE DI LISTANERA

 
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9 Febbraio 2021
 

Mi sono innamorato di Daniele Bomboi (identità borghese di Listanera) più o meno un paio di anni fa: lui allora scriveva recensioni, io cantavo.

Oggi, nella ruota in eterno movimento della vita, le parti si sono invertite, e la cosa non può che rendermi felice: un po’ perché non capita spesso di fare due chiacchiere (e soprattutto, in questi tempi di distanze emotive, oltre che fisiche) con qualcuno che ha davvero qualcosa da dire, nell’assordante e chiassoso tananai della sovraffollata scena nazionale; un po’ (e sopratutto) perché dietro il nuovo singolo del cantautore romano, “Polvere”, c’è la voce di Daniele, ovvio che sì, ma anche la penna di Francesco Pastore, autore e giornalista musicale (oltre che medico e supereroe in corsia: si dice che parte della “terapia Pastore” passi attraverso una selezione intelligente e musicoterapeutica degli ascolti dei pazienti) che ogni volta che si “esprime” – e in qualsiasi modo lo faccia- commuove. La produzione synth-wave di Vincenzo Salvia, infine, è la ciliegina sulla torta di un progetto composito, che nel tempo ha saputo svolgersi e riavvolgersi intorno al perno centrale della lealtà a sé stessi, ai propri difetti e alle proprie virtù.

Qui di seguito il simposio che io e Listanera ci siamo regalati a vicenda per sentirci meno soli e vuoti. Parole che meritano.

Bentornato su IndieForBunnies, Listanera! Partiamo da principio: cos’è cambiato dall’ultima volta che ci siamo sentiti su queste pagine, all’interno del nostro bollettino e in occasione dell’uscita di “Bebeto”.
Ciao, e grazie per ospitarmi nuovamente nella vostra bellissima casa. Diciamo che si sono chiuse alcune collaborazioni ed è iniziato un nuovo viaggio. Ho concluso un bel rapporto di due anni con l’etichetta discografica che ha prodotto i miei lavori fino a “Bebeto”. Ora i miei brani sono prodotti esclusivamente da Vincenzo Salvia, “Il magico uomo dei synth”. Quando si romperà le palle dei miei capricci vedremo cosa sarà di me. Per ora è tutto meraviglioso e sorprendente. Avere a che fare con un artista simile e poter apprezzare la sua umanità e gentilezza è esperienza più unica che rara.

Ogni brano sembra un universo a sé, all’interno della tua discografia, ma è anche vero che “Deckard” e “Polvere”, il tuo ultimo singolo, sembrano disegnare scenari sonori simili. Quella dell’elettronica synth-wave è una via che dobbiamo aspettarci di ritrovare in futuro, o fa parte delle tue sperimentazioni di passaggio?
Assolutamente sì. La Synthwave e la Retrowave sono i mondi che apprezzo visceralmente e sono il vestito che ho scelto all’inizio del progetto Listanera. A differenza delle uscite precedenti ora c’è una maggiore maturità di scrittura e di produzione. Appoggiarci dei testi da cantautore è impresa ardua ma qualcuno dovrà pur farlo!

“Bebeto” ci avevo conquistato per il suo testo e il suo contenuto, oggi “Polvere” vede la collaborazione in fase di scrittura con Francesco Pastore. Com’è nato il vostro rapporto e com’è stato lavorare insieme?
Il nostro rapporto è nato per caso essendo finito in una delle innumerevoli recensioni bellissime scritte proprio da Frank. Con il tempo posso dire con presunzione di aver conquistato la sua amicizia. Lui, stupendomi, mi ha sottoposto questo testo. Mi ha chiesto di prestargli la mia poco tecnica e disperata voce. Io ne sono stato felicissimo. Entusiasta. Spero che continui questa collaborazione perché sono così poche le anime pure nel mondo della musica.

Tra l’altro, il brano presenta una sua complessità emotiva niente male: traumi e cicatrici mai richiuse che paiono calarsi perfettamente nello scenario distopico disegnato dalla musica. Resta però il fatto che tu sei cantautore, e che non dev’essere facile sentirsi addosso qualcosa che, per la prima volta, non proviene dalla tua penna. Com’è stato il passaggio da autore ad interprete?
E’ stato inspiegabilmente facile. Anzi, dico che è merito del testo di Frank perché nel tempo ho provato ad interpretare brani scritti da altri e non è uscito un bel niente. Il testo ci sta benissimo in quella tempesta emotiva creata da Vincenzo. La mia conclamata disperazione e negatività quando canto i miei brani, probabilmente, ha fatto il resto. Per il momento è un tipo di esperienza che voglio condividere solo con Frank anche perché non essendo un tecnico del canto ci sono migliaia di artisti migliori di me per interpretare i brani. Mi piacerebbe affermarmi come autore in realtà. Al momento ho messo lo zampino solamente in due brani usciti nel 2020. Chissà in futuro…

Cosa ne pensi di questa rincorsa ossessiva alla sonorità da playlist? Trampolino di lancio o manipolazione di mercato?
La risposta meriterebbe veramente interviste a parte. Proverò a non essere troppo banale. Ho la fortuna di avere rapporti con artisti molto giovani, giornalmente, visto che con un amico romano gestisco un’etichetta indipendente. La cosa che ripeto fino alla follia ai ragazzi è di non farsi risucchiare dal vortice di queste benedette playlist editoriali. Per carità, sono un fattore importante, ma sono solo uno di tante altre cose.

Dico sempre che bisogna fare i live, suonare dal vivo resta la cosa fondamentale per chi sceglie di fare questo lavoro. Se poi è un hobby allora ti puoi concentrare sulle playlist e creare un prodotto a tavolino propedeutico all’obiettivo. Se do uno sguardo ad alcuni artisti in editoriale, io sinceramente non ricordo nemmeno il ritornello delle loro canzoni. Questo sicuramente è un giudizio distorto dalla soggettività ma credo che in molti la pensino così, senza avere il coraggio di dirlo.

Vedo molti giovani che puntano ad apparire in playlist e ricevere notifiche sullo smartphone che dicono “sei stato taggato”. Questo sta diventando più importante della musica. Tutto ciò mi mette solamente tanta tristezza. Per concludere il mio prolisso monologo dico che le toglierei per vedere se partendo tutti ad armi pari i risultati sono gli stessi.

Questa pandemia, in più, ha messo i bastoni tra le ruote anche alla tua attività live: con il tuo progetto Listanera, il palco forse non sei ancora proprio riuscito a calcarlo. Domanda aut aut: risorgeremo (e sopratutto in senso culturale) da tutto questo, o la nostra genetica è ormai stata cambiata per sempre dal dramma Covid?
No, per carità, risorgeremo. Se non dovessi pensarla così chiuderei baracca e burattini e mi dedicherei a tempo pieno a guardare documentari sulla storia. Un’attività che amo particolarmente.
Dobbiamo per forza riprenderci da questa tragedia. Piccola polemica: quelli che smaniano di andare ai concerti e tamponano le bacheche dei telefoni con pesantissime proteste contro le restrizioni, quando tutto questo finirà, ci devono andare davvero poi ai concerti. In tanti sono quelli che si indignano ma non ci andavano nemmeno prima della pandemia. Il solito qualunquismo “Made in Italy”.

Per quanto riguarda Listanera… non ho mai calcato un palco con questo progetto. Non credo accadrà mai, sono troppo ansioso per espormi di fronte ad un pubblico. Magari durante il live di qualche amico, invitato sul palco a fare un duetto. Forse questo accadrà.

Consigliaci tre canzoni utili a capire meglio da dove viene musicalmente Listanera.
Impossibile riassumere davvero in tre canzoni ma ci proviamo.
“Mambo” di Lucio Dalla. Un brano pazzesco, senza una struttura musicale ordinaria, pause che solo lui si poteva permettere. Una canzone d’amore di non amore. “Chiedi se qualcuno ti presta la faccia, stai facendo brutta figura” per me non c’è altro da dire riguardo allo scrivere una canzone.

“Modena” di Antonello Venditti. Mi si muovono le farfalle nello stomaco quando la ascolto. Mi immagino insieme agli amici di sempre che arriviamo nel piazzale di una qualsiasi città italiana. Parcheggiamo l’auto un pò stanchi dal viaggio ma felici. Ci sgranchiamo facendo grasse risate, prendendoci in giro. Ci andiamo a prendere un bel bicchiere di vino e consolidiamo la nostra amicizia con poche e semplici cose. E poi c’è quel sax… mi fa morire.

“Un uomo che ti ama” di Lucio Battisti. Assordante, scostumata, potente. Quel basso formidabile. Il passaggio dalla canzone popolare al “faccio come cazzo mi pare con la musica”.

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