ALBUM: MATTATOIO5
Escapes

 
21 Febbraio 2021
 

Certo, non c’è alcun dubbio in merito alle decise influenze che la band dei Mattatoio5 ha deciso di mostrare in questo nuovo full-length “Escapes” che rappresenta, di fatto, un sophomore dopo il loro esordio autoprodotto “Cheap Pop”, edito nel 2015.

Il territorio in cui si muove il collettivo nato nel 2013 tra Padova e Venezia – formato da Davide Truffo (chitarra)  e Filippo De Liberali (synth, tastiere e programming) e che vede l’ingresso l’anno successivo di Tommaso Meneghello (voce, basso e synth) – è di pura matrice elettronica dove si riverberano libere note di post-rock con le dovute derivazioni dark. Basti pensare, invero, alla cupa “Untie Me” nella quale si staglia il featuring della poetessa e scrittrice americana Adeena Karasick, ma anche nella successiva “Grey” e, soprattutto, nella titletrack dove la voce ipnotica ed eterea di Romina Salvadori, vocalist degli EstAsia, ha il compito di dettare il mood oscuro del brano.

Registrato lo scorso febbraio al Lesder Studio di Tommaso Mantelli con la produzione artistica affidata ad Amaury Cambuzat (Ulan Bator, FaUSt), prodotto e mixato al Let Go Ego Studio di Napoli, l’album si manifesta sin da subito per la sua accurata e ricercata sperimentazione delle sonorità, dove ad esempio le drum machine dell’opener “Hey There” si incastrano nelle vene post-punk dell’efficace singolo “The Gutters” presenti anche nell’elaborata “Developing Solutions” la quale apre la strada alle stratificazioni synth-wave nella ballad “Come Together”.

“I testi e le atmosfere” – si legge nel comunicato stampa – “si ispirano all’opera “Carceri d’invenzione” dell’artista incisore Giovanni Battista Piranesi, in cui le prospettive impossibili ci ricordano la dimensione astratta delle nostra esistenza umana”.

L’atmosfere sono ben delineate nei precisi arrangiamenti di questo “Escape”, dove si evocano da più parti le tipiche vibrazioni di puro stampo Depeche Mode che influenzano, positivamente, gran parte del disco nel quale c’è spazio anche per il noise, nelle distorsioni di “Rat Race”, per il darkwave, nell’incedere lento della closing track “Lost in Time”, e pillole di synth-pop nella Neworderiana “Please”.

Davvero un gran bel disco, e non solo per gli amanti del genere.

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