“AVEVO BISOGNO DI ESPRIMERE UN CONCETTO ARTICOLATO”: NELLA COMPLESSITA’ DEL NUOVO DISCO DI COLEWSKY

 
24 Febbraio 2021
 

Presentarsi sulla scena musicale mettendosi a nudo, viaggiando dentro di sé tra voli pindarici e pezzi di vita vissuta. Ecco cosa significa l’11 febbraio 2021 per il giovane rapper romano Colewsky: è fuori il suo disco d’esordio “Stanza/327”, che fin da subito ci ha convinto per piglio, identità e ispirazione.

Nell’era dell’anestesia collettiva, l’artista romano lascia riscoprire all’ascoltatore la necessità del dolore, per non dimenticare da dove si proviene. Se davvero siamo la somma dei nostri sbagli (che chiamiamo tali solo perché, in qualche modo, il giudizio storico così ce li fa apparire), allora diventa essenziale impilare uno sopra l’altro i traumi, mostrare le cicatrici, per ricordarci chi siamo.

Insomma, è qualcosa di più di un semplice album, quello che avete davanti. Nelle tracce di “Stanza/327” si confonde il sapore del sangue con quello della polvere, e rimorsi e ambizioni si abbracciano nel giro di vite di un concept album che racconta con rabbia la fragilità.

Benvenuti nel mondo di Colewski.

Un titolo molto particolare per un album: come mai questa scelta?
Ho scelto proprio questo nome perché è stato il numero della stanza in cui sono stato durante i 4 mesi della riabilitazione separato da uno slash che divide il nome del disco: scritto nella stanza 327 (ospedale) e nella mia stanza (quella di casa, durante la quarantena).

In un momento in cui la maggior parte degli artisti preferisce uscire con tanti singoli, tu hai optato subito per il disco. Come mai?
Avevo bisogno di esprimere un concetto articolato e una sequenza di singoli non mi avrebbe mai permesso di dare questa completezza che mi ha dato invece il disco.

Registrerai un videoclip?
Sì, ho in mente già il video del prossimo brano estratto dal disco e insieme ai ragazzi (No Regrets Visuals) già stiamo pensando a come muoverci.

Ci racconti un aneddoto divertente successo in studio ?
Sicuramente quando abbiamo registrato “Voglio andare a ballare”. Erano le 11 di mattina e quando ho iniziato a registrare il pezzo ci siamo gasati da morire. Il ritornello sussurrato è stato la ciliegina sulla torta: abbiamo sbarrato gli occhi come a dire “ma che sta succedendo?” e ci siamo resi conto di avere un pezzo fighissimo tra le mani.

Progetti futuri?
Difficile da dire adesso, sicuramente voglio che il disco abbia la giusta attenzione da parte di più gente possibile quindi di roba nuova non ne uscirà, ma non si sa mai…

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