“C’E’ TUTTO QUELLO CHE VIVO OGNI GIORNO E CHE VORREI DURASSE IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE”: NELL’UNIVERSO PERSONALE DI STEFANELLI

 
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28 Febbraio 2021
 

Scrivere per una rivista importante (sì, l’avete capito o no? Indipendenti dal 2006: guardate un po’ gli indipendenti di quindici anni fa che fine hanno fatto, manigoldi!) offre una rosa importante di vantaggi quanto di responsabilità.

Per esempio, oggi impazzisco di gioia all’idea di aver fatto qualche domanda ad uno dei più interessanti artisti della scena nazionale, ancora troppo lontano dalle luci della ribalta (ma credo che, in questo senso, Luca soffra di qualche forma di allergia fotosensibile, perché a lui, del successo e della ribalta, sembra importare davvero poco) ma pronto a conquistarsi il centro del palco – per ora, solo metaforicamente, ahinoi – attraverso l’urgenza genuina di un progetto diverso, che ha fatto della “bassa qualità” lo specchio di un’onestà intellettuale rara, da preservare.

E’ anche per questi motivi che le responsabilità sono tante: Stefanelli è un interlocutore arguto, preparato e intelligente, come ne esistono ancora pochi; non sfigurare, è difficile. Ma la responsabilità, in questo senso, ricade anche su di voi: perché Luca ha bisogno di un pubblico a cui riferirsi che possa scoprirlo, amarlo e non lasciarlo a prender polvere nell’alveo angusto di qualche nicchia di settore.

Stefanelli è nazional-popolare, senza essere popolano. Ora, è nelle mani di tutti.

Caro Stefanelli, benvenuto finalmente sulle colonne di Indieforbunnies. Seguiamo il tuo lavoro da solista sin dagli esordi, e oggi -all’alba del tuo terzo sussulto discografico – ci piacerebbe che ci tratteggiassi una linea di collegamento (se esiste, naturalmente) tra i tuoi singoli pubblicati fin qui. C’è qualcosa che rimane, collegando le parti, nel perpetuo divenire del progetto Stefanelli?
I brani pubblicati in questa mia nuova vita musicale e quelli che arriveranno a breve (spoiler alert) sono nati tutti dalla stessa scintilla, la consapevolezza che siamo immersi in questo flusso enorme che non prevede più distinzione tra il dentro e il fuori, fra questo e quello, tra la sfera intima e l’universo.

“Controcorrente”, il tuo primo singolo per Dischi Rurali, sembrava aver gettato le basi di un manifesto poetico che in “Rondò” e “Dentro di me” sembra aver avuto i suoi effetti. Dietro il concetto di “bassa qualità” c’è un mondo di riferimenti e possibilità di letture che spaziano dal filosofico all’estetico. Insomma, sembra che nella tua musica ci sia un preciso pensiero, che ha bisogno di essere colto e compreso attraverso un ascolto attento. Fare musica del genere, oggi, è un po’ come predicare nel deserto? Ti chiedi mai “questo passaggio il pubblico riuscirà a capirlo, senza fraintenderlo?”?
Non scrivo mai i miei testi pensando a come potrebbero essere interpretati o come potrebbero essere fraintesi anche perché, mai come questa volta, si gioca a carte scoperte. Le canzoni pubblicate sono solamente quello che sono, eppure sono tutto il mio mondo.

Tra le altre cose, già in Controcorrente emergeva forte la risma di riferimenti musicali che hai mantenuto fino a “Dentro di me”. Sembra che tutto faccia parte di qualcosa di più ampio, e tu non sembri uno che potrà andare avanti pubblicando singoli ancora per molto. Bolle qualcosa in pentola?
Bolle qualcosa in pentola che non vedo l’ora di farvi ascoltare. Ci siamo quasi.

A proposito: perché secondo te oggi gli artisti hanno sempre più paura nel pubblicare opere composite? Ormai sembra che la pubblicazione per singoli sia l’unica forma possibile…
Provo a rispondere per quella che è una mia sensazione, credo che il trend generale sia più la ricerca di una pronta fama che un lavoro costruito mattone dopo mattone. Tutti i dischi che ho fatto hanno richiesto un grandissimo sforzo mentale e una quantità di tempo che non so quante persone siano pronte a spendere, senza contare che tutto ciò con gli indici attuali (stream, like, follower…) non c’entra nulla.

Tu, di singoli, ne hai tirati fuori tre, come dicevamo. “Dentro di me” è l’ultimo nato, e sembra essere figlio (ma ad onor del vero, anche gli altri tre non scherzano, in tal senso) di un viaggio spirituale interiore. Quello che ci portiamo dentro, l’universo che ci abita e abitiamo, è ben più vasto di ogni immagine che ne possiamo restituire all’esterno. Dentro il tuo, di universo, cosa c’è?
C’è tutto quello che vivo ogni giorno e che vorrei durasse il più a lungo possibile.

Ti vedi figlio della tua generazione? Ti riconosci in qualcosa di trasversale, che possa in qualche modo farti dire “oh, c’è qualcuno come me!”? Nei tuoi brani emerge sempre una malinconia sensazione di solitudine, che tu sembri affrontare con il piglio dell’eroe tragico, modello 2K21.
La mia generazione è la cosa trasversale che mi ha fatto sopravvivere e mi ha fatto dire “oh, c’è qualcuno come me!”. Per la questione dell’eroe tragico preferirei mi chiamassi Spiderman.

Giochino ammazzainterviste; produci, solo per noi di IFB, una guida alla degustazione di Stefanelli che sia molto particolare: per ogni singolo fin qui uscito, un cocktail diverso da sorseggiare in un posto che scegli tu, adatto al brano. Ah, e vogliamo anche un anticipazione su cocktail e meta degustativa del tuo prossimo singolo!
Per “Controcorrente non c’è cocktail ma solo una lattina di birra anche un po’ ammaccata da gustare sul mio letto con la mia compagnia. Per “Rondò” c’è un prosecco da sorseggiare con la dama ad una festa danzante a casa di Luveria. Per “Dentro di me, infine, c’è un Gin Tonic che vorrei bere con voi, tutti insieme, appena sarà possibile suonare di nuovo dal vivo.

Leviamoci ‘sto dente: progetti per il futuro.
Un disco.

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