ONE-HIT WONDERS (2^ PT.)
(altre) 20 hit di artisti e band poi scomparsi (o quasi) nel nulla

 
di
3 Marzo 2021
 

Il nostro articolo sulle one-hit wonder degli anni andati, più o meno recenti, ha aperto il famoso vaso di Pandora: e tra tanti brani rimasti fuori, per forza più che per scelta, e tanti assist dei lettori, degni del miglior Lamberto Zauli che innesca il “Toro de Sora” Pasquale Luiso – con questi pronto ad imbuzzare in acrobazia- ci è sembrato doveroso ampliare la faretra per altre one-hit wonder che furono; con altro spazio a disposizione, le frecce da mettere in saccoccia diventeranno automaticamente lacrime da versare sul marmo dei ricordi (almeno per noi che, a differenza vostra, un cuore lo abbiamo).

Nota bene: in fondo all’articolo troverete il player Spotify con le canzoni presenti in questa rassegna sommate a quella della precedente tornata: nostalgia saltaci addosso.

The Trashmen – Surfin’ Bird
1963, da “Surfin’ Bird”

Un solo album per i Trashmen, ma che conteneva “Surfin’ Bird”, antesignana di decine e decine di one-hit wonder: singolare il fatto che di fronte ad un solo album, ed una sola iconica canzone, siano usciti nei decenni a seguire qualcosa come 8 dischi tra antologie e live album…

The Ronettes – Be My Baby
1964, da “Presenting the Fabulous Ronettes Featuring Veronica”

Un solo album per uno dei più significativi proto-pop-girl-group della storia, le Ronettes, ma tanto basta per essere ricordate per sempre. “Be My Baby”, tra tutte, è una perla doo-wop.

The Archies – Sugar, Sugar
1969, da “Everything’s Archies”

Ben prima dei “nostri” Gorillaz ci furono casi di band immaginarie: prendiamo i The Archies, direttamente dal cartone “The Archie Show” (da noi, “Archie e Sabrina”): “Sugar, Sugar” nel 1969 arrivò in cima alle classifiche di mezzo mondo.

Boston – More Than a Feeling
1976, da “Boston”

Se negli States dicessimo che i Boston sono solo quelli di “More Than a Feeling”, probabilmente si sprecherebbero improperi e scudisciate. Ma, almeno da noi, quello resta il brano per cui conosciamo la band americana. Un pezzo rock clamoroso, tremendamente radio friendly, dal ritornello ed un assolo parimenti epici: lo stesso Kurt Cobain, lustri più tardi, ammetterà di essersi ispirato all’assolo di “More Than a Feeling” per il riff iniziale dell’altrettanto storica “Smells Like Teen Spirit”.

Micheal Sembello – Maniac
1983, da “Bossa Nova Hotel”

Ebbe una buona carriera lavorando sulle colonne sonore di grandi film di Hollywood, Micheal Sembello: ma il suo vero capolavoro sarà “Maniac”, che finisce nel soundtrack di “Flashdance” e sfiora il premio Oscar. Di Sembello, negli ultimi 15 anni e passa, si è però persa totalmente traccia.

4 Non Blondes – What’s Up?
1992, da Bigger, Better, Faster, More!

Avevamo motivato l’esclusione delle 4 Non Blondes dalla prima tornata, visto che in patria (e si parla degli Stati Uniti) sono conosciute anche per altri grandi brani (vedi “Mr. President”): ma non ce l’abbiamo fatta. “What’s Up?” deve stare dentro.

Deep Blue Something – Breakfast at Tiffany’s
1993, da “11th Song”

Gli anni ’90, come già detto, sono una fucina incredibile di OHW. I Deep Blue Something nel 1995 fanno il botto con “Breakfast at Tiffany’s” (per quanto l’album fosse uscito circa due anni prima): seppure ancora sulla carta siano attivi, i ragazzi americani non hanno mai più fatto parlare concretamente di loro.

Snow – Informer
1993, da “12 Inches of Snow”

Reggae da dancehall in cima alle classifiche mondiali: unico vero successo del canadese Snow; nonostante la carriera sia poi continuata, quei picchi non sono mai stati raggiunti.

The Connells – ’74-’75
1993, da “Ring”

Una carriera dignitosa quella dei The Connells, con qualcosa come 10 album all’attivo: rimarranno però, in fin dei conti, quelli di “’74-’75”.

Rednex – Cottone Eye Joe/Old Pop in an Oak
1994, da “Sex & Violins”

Dalla Svezia, i Rednex spaccarono il mercato mischiando un incedere country-pop a trame sonore care all’eurodance: ma dopo la sbornia di “Cotton Eye Joe” e “Old Pop in an Oak” la fama della band tornerà ad avere risalto solo nei confini nazionali.

20 Fingers – Short Dick Man
1994, da “20 Fingers”

Ci prendiamo il lusso (?) di un off-road nella dance, settore che ha visto (vede, e vedrà) una quantità enorme di stelle comete. Prendiamo questo successo del 1994, che incontrò non pochi problemi di censura…

Ké – Strange World
1996, da “I Am”

Chi ha notizie di alzi la mano: pensare che a metà anni ’90, con “Strange World”, in molti si sarebbero aspettati il nuovo fenomeno del pop mondiale. E invece…

Monaco – What Do You Want from Me?
1997, da “Music for Pleasure”

Il side project di Peter Hook durò poco, ma – anche, soprattutto grazie ad uno spot pubblicitario che la prese in prestito – riuscì a lasciare traccia con una one-hit wonder coi fiocchi: “What Do You Want from Me?”

Sixpence None The Richer – Kiss Me
1997, da “Sixpence None The Richer”

Vero: i Sixpence None The Richer sono ancora attivi, ed anche la loro cover di “There She Goes” dei La’s (altra one-hit wonder niente male, si potrebbe dire…) ebbe il suo buon riscontro: ma la loro vera killer hit fu “Kiss Me”, con quel RE/RE di settima in attacco di acustica e il suo incedere melodico dolcissimo.

Andreas Johnson – Glorious
1999, da “Liebling”

Ancora dalla Svezia, verosimilmente con gli scaffali di casa pieni di perle britpop, a fine anni ’90 Andreas Johnson piazzò questa “Glorious” che ebbe un ottimo ritorno a livello mondiale, con importante heavy rotation sui canali di musica dedicati: la carriera del musicista scandinavo continuerà, ma la gittata internazionale del fenomeno verrà presto ridimensionata.

Stardust – Music Sounds Better With You
1998

Unica fiammata di una band composta da Thomas Bangalter dei Daft Punk, Benjamin Diamond e Alan Braxe. Visto il successo del singolo, french house all’ennesima potenza, tutti i produttori avrebbero fatto carte false per produrre altro materiale: ma niente, il progetto si fermò a questo unico straordinario pezzo.

Bomfunk MC’s – Freestyler
1999, da “In Stereo”

A fine secolo ecco un altro tormentone: dalla Finlandia, l’elettro-hip hop dei Bomfunk MC’s. “Freestyer” sarà la loro one-hit wonder.

Liquido – Narcotic
1999, da “Liquido”

Bastarono una manciata di note di tastiera per entrare nella testa di mezzo mondo in pochissimo tempo: dalla Germania, nel 1999 i Liquido si fecero conoscere con “Narcotic”. Ed almeno a livello internazionale, quella sarà la loro unica presenza di rilievo.

Breakbeat Era – Breakbeat Era
1999, da “Ultra-Obscene”

Un solo album, nel 1999, ed una sola vera hit anche per i Breakbeat Era che, grazie anche ad una discreta rotazione in TV, ebbero la loro dose di successo.

Ascolta tutti i brani della nostra ‘lista’ “One Hit Wonders”:

 

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