OSCAR SCHELLER
Boys Cry

[ Handle With Care - 2021 ]
7
 
Genere: Brit pop, indie pop
 
8 Marzo 2021
 

A poco più di un anno di distanza dal suo “HTTP404”, Oscar Scheller è tornato con un nuovo album via Handle With Care dalla dolcissima (letteralmente), copertina dal titolo self-explainatory “Boys Cry” .

Con la pubblicazione dei singoli, “Half Eaten”, “Peach” “I’m Enough”, “Average Joe” e “Famous Enough To Die”, Oscar ha anticipato al pubblico il mood dell’album, prettamente allegro e caramelloso, caratterizzato da sonorità decisamente maturate ed elaborate rispetto ai suoi precedenti lavori.

Questo perchè, nel corso degli anni, il nostro giovane artista londinese non è stato mani in mano, collocandosi anzi nella cabina di regia di alcuni tra gli artisti emergenti su cui la scena internazionale punta maggiormente, come Arlo Parks o Ashnikko.
Le due artiste sono infatti appena uscite con i loro debut album, rispettivamente “Collapsed in Sunbeams” e “Demidevil”, i quali hanno dato risultati soddisfacenti sia a livello di gradimento del pubblico che di posizionamento nelle classifiche.

L’eterogeneità di queste collaborazioni, la prima propriamente indie/songwriting, l’altra orientata al pop/trap/RnB, dimostra il fatto che Oscar Scheller sia un eccellente e versatile produttore, in grado di spaziare tra i generi e capace di  spingere l’artista con cui collabora oltre i propri “limiti” stilistici, seguendo quella che è la sua idea e la sua linea d’azione.
Un esempio perfetto è il brano di chiusura dell’album di Ashnikko, “Clitoris! The Musical”, che è letteralmente un mini musical con tanto di gingle catchy e parti recitate.

Ma torniamo a “Boys Cry”, un album che, come l’autore stesso ha tenuto a spiegare, si sofferma sulla vulnerabilità dell’uomo.
Per farlo, Oscar si sofferma su insicurezze, traumi personali, storie d’amore finite male e il dialogo perpetuo con sé stessi, che poi è la chiave fondamentale per affrontare tematiche così profonde e complesse.
L’intento è quasi politico, e “Boys Cry” vuole porsi come manifesto volto a tentare di riscrivere gli stereotipi della mascolinità mostrando all’ascoltatore che, a differenza di ciò che ci viene insegnato, essere vulnerabili può diventare un pregio.
Risultare autentici e liberi dai condizionamenti della società, sostiene Scheller, ci aiuta a metterci in contatto con il prossimo, a chiedere aiuto e ci permette di accettare il dolore trasformandolo in forza, amore e compassione.

Devo dire di essere rimasta piacevolmente colpita da queste 17 tracce apparentemente innocue, dai suoni tipicamente pop (non proprio il mio genere prediletto), che in realtà nascondono un forte, diretto inno alla queerness di cui davvero abbiamo bisogno.
Highligh su alcune tracce, obiettivamente più riuscite di altre: “Average Joe”, “I’m Enough” con Katie Gavin, “Fuck It All” e “Murder”, la più cupa e conscious dell’album.

Tracklist
1. 2D
2. Half Eaten
3. Famous Enough To Die
4. Average Joe
5. Peach
6. Hollywood Sign
7. I'm Enough
8. Boys Cry
9. Fuck It All
10. Murder
11. Happy Nowhere
12. Red Eye
 

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 

Marcus Mumford – ...

Generalmente quando il frontman di una band decide di intraprendere una carriera solista (mantenendo comunque quella originale) non è mai ...

Whitney – Spark

Mi sono approcciato al nuovo album dei Whitney (band di Chicago capitanata dai fondatori Max Kakacek e Julien Ehrlich) con ancora nelle ...

Teo Russo – Teo Russo

Nuova musica per Georgia Costanzo, Francesco Fanciullacci e Federica Camiciola (ex La Camera Migliore e Mitici Gorgi) che prendono in ...

Beth Orton – Weather Alive

A distanza di sei anni da “Kidsticks”, suo ultimo album in studio, torna finalmente a farsi sentire la cantautrice inglese Beth Orton, ...

Manuel Agnelli – Ama Il ...

Attorno ad un nucleo solitario – materialmente separato dal mondo esterno, dalle sue mutevoli imposizioni, dalle sue sovrastrutture ...

Recent Comments