PAUL WELLER
La TOP 10 Brani

 
17 Marzo 2021
 

Buone notizie dal pianeta Paul Weller. Il nuovo album del Modfather intitolato “Fat Pop (Volume 1)” uscirà il 14 maggio. Ultimo capitolo di una carriera solista lunghissima e ben consolidata iniziata nel lontano 1992 e proseguita tra alti (molti) e bassi (pochi) fino a trovare nuova linfa negli anni duemila. Ricapitoliamo il tutto con una Top 10 che mischia grandi classici e brani meno noti.

10. The Strange Museum
1992, da “Paul Weller”

L’esordio di inizio anni novanta, un ritorno alle radici con ritmi white soul venati di R & B. Melodie ben orchestrate e falsetto spesso in bella mostra come in questo brano scritto insieme a Mick Talbot degli Style Council.

9. She Moves with the Fayre
2017, da “A Kind Revolution”

Rivoluzione gentile e inaspettata, ritmi ben più soft di quelli a cui Weller aveva abituato nel nuovo millennio e l’incredibile partecipazione di Robert Wyatt in una ballata tra folk e jazz molto elegante.

8. More
2020, da “On Sunset”

L’album più recente, figlio del lockdown e di tempi incerti. Il Modfather reagisce con la consueta energia e porta a casa un’ora di musica godibile e a tratti sperimentale, anime che si fondono in “More”.

7. Drifters
2012, da “Sonic Kicks”

Il lato sperimentale di Paul Weller era ben rappresentato in “Sonic Kicks” e spiccava soprattutto in brani come questo, scritto a sei mani con Steve Cradock degli Ocean Colour Scene e il produttore Simon Dine. L’Oriente non è mai stato così vicino.

6. Andromeda
2010, da “Wake Up The Nation”

Forse non il brano più amato del coriaceo “Wake Up The Nation” che vedeva il ritorno di Bruce Foxton dei The Jam, ma da riscoprire in fretta. “Andromeda” è sempre stato ben più di un semplice riempitivo e col tempo ha trovato la sua strada.

5. Call Me No.5
2002, da “Illumination”

Le voci di Paul Weller e Kelly Jones degli Stereophonics si trovavano a meraviglia in questi tre minuti e ventisette secondi in bilico tra blues e britpop con un potentissimo groove. Una piccola perla che s’è un po’ persa tra le pieghe delle uscite d’inizio millennio.

4. Sunflower
1993, da “Wild Wood”

Primo singolo del secondo album, frangia spiovente e maglietta a righe, rock melodico venato di psichedelia con un’anima che trascina. Solo una delle tante trasformazioni di un artista che stava ritrovando se stesso.

3. You Do Something To Me
1995, da “Stanley Road”

Gli anni novanta del Modfather hanno dimostrato che no, non aveva esaurito l’ispirazione e la grinta. “You Do Something To Me” rappresenta il suo lato più romantico ma non sdolcinato, una ballata senza tempo riproposta in innumerevoli versioni ma l’originale ha sempre una marcia in più.

2. Long Time
2015, da “Saturns Pattern”

Il Paul Weller più sfrenato, beatamente rock e cattivo con occhiali da sole e tanta voglia di suonarle in un brano distorto e essenziale. Il fatto che un album ostico e vario come “Saturns Pattern” prodotto da lui, Jan “Stan” Kybert e Amorphous Androgynous abbia raggiunto il secondo posto nella classifica inglese dimostra che c’è ancora speranza.

1. Echoes Round The Sun
2008, da “22 Dreams”

Paul Weller + Noel Gallagher nelle vesti di co – autore per una delle prove più convincenti degli anni dieci. Brano rock nervoso, battagliero, tenace e infinitamente cool che ha segnato la definitiva rinascita dell’immortale Modfather.

 

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