POSTDATA
Twin Flames

[ Paper Bag Records - 2021 ]
7
 
Genere: Alternative rock
 
26 Marzo 2021
 

Postdata è il nome del side project dell’artista canadese Paul Murphy, già frontman della band indie rock Wintersleep, attiva dal 2001.

“Twin Flames” è il terzo album in studio del progetto, che si colloca dopo il self titled album, pubblicato nel 2010, e “Let’s Be Wilderness” del 2018.
Rispetto ai precedenti lavori, Murphy appare molto più rilassato, lasciandosi alle spalle quelle tinte malinconiche e acusticheggianti che cedono il passo ad un prodotto artistico che si consuma poco a poco; che ha bisogno di tempo per sedimentarsi e schiudere il proprio valore.

Il disco è stato composto in solitaria nei dintorni di Nuova Scozia, location e condizione sociale che da lo slancio a Murphy per avventurarsi all’interno di sé stesso in maniera terapeutica ma al contempo gioiosa. Un album conscious ma permeato da esultanza e liberazione, più che da malinconia e consapevolezza.

Questo perché “Twin Flames”, disco corto, composto da 9 tracce per una durata complessiva di appena mezz’ora, è un’insieme di influenze e generi frutto di una certa esplorazione musicale da parte dell’autore, che trasuda libertà. Ed è bello che, in un momento di costrizione, sacrifici e privazioni snervanti come quelle dell’ultimo anno, la musica possa fare da stargate verso altre dimensioni fatte di possibilità infinite e poche regole.

Il disco si apre con “Haunts”, il titolo perfetto per un brano proto-ambient dal testo piuttosto ombroso e dal basso prominente che, accompagnato da synth e rullante spazzolato, confeziona un’opening track davvero interessante.
Troviamo poi “Inside Out”, che mi ricorda tantissimo un certo Chris Martin di una certa band di nome Coldplay, con le percussioni e i fiati à la “Viva La Vida” e la linea vocale tutta singalong che si tende allo spasimo. Questa seconda traccia rappresenta un po’ la linea indie-folk family friendly accattivante, corale e liberatoria del disco. Bella.

Il terzo brano è “Nobody Knows”, un pezzo divertente e scanzonato che potrebbe essere scritto dai Mumford & Sons o saltar fuori dalla discografia dei Fun., con evidenti riferimenti a “Faith” del compianto George Michael.
Arriviamo a “Yours”, love song fluida dalle tinte lo-fi contaminate dall’elettronica, e subito dopo alla title track “Twin Flames”, in cui troviamo uno splendido brano acustico impreziosito dallo spoken vocal di Paul Murphy nell’incipit e da contaminazioni glitchate qua e là nel corso dei suoi 3 minuti e 20 di durata. Un pezzo morbido e delicato che rappresenta uno dei momenti più alti dell’intero disco.

Dopo “Kissing” e “Behind You”, due brani dai mood letteralmente opposti troviamo “My Mind Won’t”, penultima traccia tutta synth pulsanti a cascata per un’atmosfera spaziale che ben s’intona alla succitata idea di musica come stargate per un’altra dimensione.

L’ultimo brano è “Tomb”: indie songwriting allo stato puro. Voce melliflua e chitarra acustica pizzicata nel mezzo di una giornata ventosa al mare (no, davvero, in sottofondo ci sono le onde del mare e quella che sembra pioggia). Davvero bella.

Quasi ogni traccia dell’album è strutturata come un mini-viaggio, che inizia sommessamente per poi culminare verso il finale in una più grande esplosione di strumenti. Questa struttura compositiva, assieme a dei testi assolutamente relatable, rendono “Twin Flames” un egregio lavoro.

Unica pecca: la copertina dell’album. Qualcuno denunci il grafico, che non si legge nulla.

Tracklist
1. Haunts
2. Inside Out
3. Nobody Knows
4. Yours
5. Twin Flames
6. Kissing
7. Behind You
8. My Mind Won't
9. Tomb
 

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