In Italia, ma forse anche in altre parti del mondo, il nome degli Art Of Noise è indissolubilmente legato a una traccia in particolare: la celeberrima “Moments In Love”, antenata della chillout più soffice e raffinata oltre che colonna sonora di un vecchissimo spot della China (un liquore alle erbe della Martini). Il misterioso ed eccentrico gruppo britannico, inattivo da decenni, sembra ormai essere stato dimenticato dai più; le due fugacissime reunion nel 1998 e nel 2017 hanno lasciato pochissimi segni. Il fatto che un progetto così originale sia caduto nell’oblio è davvero mortificante, considerando la sua innegabile importanza per quanto riguarda l’evoluzione della musica elettronica dagli anni ’80 ai giorni nostri.

Da John Oswald a DJ Shadow, passando ancora per Daniel Lopatin e per i più recenti protagonisti della PC Music e dell’hyperpop: è assai probabile che nessuno di loro avrebbe fatto ciò che ha fatto se nel lontanissimo 1983 un tecnico del suono (Gary Langan), un’arrangiatrice/tastierista (Anne Dudley), un programmatore (J.J. Jeczalik), un produttore (Trevor Horn) e un ex giornalista del NME (Paul Morley) non avessero iniziato a esplorare le mille potenzialità  offerte dal Fairlight CMI Series II, il primo sintetizzatore-campionatore digitale della storia.

Uno strumento dai costi proibitivi che gli Art Of Noise sfruttarono per dar vita a una piccola rivoluzione multimediale in campo pop, traendo ispirazione dalle provocazioni del Futurismo e dalla cultura del nonsense del Dadaismo. L’obiettivo? Plasmare una proposta musicale innovativa a partire dal riutilizzo di minuscoli frammenti sonori recuperati da opere altrui. Brandelli ritmici e melodici da trasformare, attraverso le manipolazioni dei synth, in elementi con cui costruire brani/collage strumentali tanto sperimentali quanto accessibili, perchè sempre ricchi di motivetti o refrain stranamente orecchiabili. Una ricetta a dir poco stravagante che, dopo il successo dell’esordio “Who’s Afraid Of The Art Of Noise?” nel 1984, venne ulteriormente migliorata nelle undici tracce di “In Visible Silence”.

Orfani della direzione artistica di Horn e delle idee su testi e grafiche di Morley, gli Art Of Noise superstiti (Dudley, Langan e Jeczalik, il vero fulcro creativo della band) preferirono mettere leggermente in secondo piano il discorso avanguardistico per concentrarsi su un’evoluzione in chiave smaccatamente pop. Nel disco i sample vocali, i rumori campionati e le sezioni parlate concorrono alla nascita di brani stilisticamente molto diversi tra loro ma mai realmente complessi, proprio perchè strutturati in modo tale da risultare “appetibili” anche a un pubblico abituato ad ascoltare le radio commerciali.

Non a caso, molti critici dell’epoca presentarono “In Visible Silence” come un album essenzialmente synth-pop, pieno di riferimenti ai Kraftwerk ma anche al funk (“Paranoimia”, “The Chameleon’s Dish”), alla lounge (“Eye Of A Needle”), all’ambient (“Camilla: The Old, Old Story”), alla nascente scena hip hop (“Legs”, “Slip Of The Tongue”, “Instruments Of Darkness”) e persino al rock (il rifacimento del tema della serie televisiva “Peter Gunn”, premiato con un Grammy).

Le ambizioni sfacciatamente esagerate degli Art Of Noise, che sognavano di triturare e fondere tutti i generi musicali esistenti nell’immenso calderone del postmoderno, non scaddero mai nel pretenzioso per un semplice motivo: l’ironia. “In Visible Silence”, da questo punto di vista, è un lavoro magistrale: da un lato, con le sue citazioni colte e un approccio astratto alla materia pop, è estremamente cerebrale; dall’altro, per lo stretto legame con la cultura di massa e il continuo riproporsi di soluzioni immediate e catchy, è leggero, divertente e, a tratti, un tantinello pacchiano. Un’opera completa che, in appena quarantacinque minuti, passa in rassegna il meglio (e il peggio) dei favolosi anni ’80. Da recuperare e da tramandare ai posteri.

Data di pubblicazione:  14 aprile 1986
Tracce: 11
Lunghezza: 45:04
Etichetta: China / Chrysalis
Produttori: Anne Dudley, Gary Langan, J.J. Jeczalik

Tracklist:
1. Opus 4
2. Paranoimia
3. Eye Of The Needle
4. Legs
5. Slip Of The Tongue
6. Backbeat
7. Instruments Of Darkness
8. Peter Gunn
9. Camilla: The Old, Old Story
10. The Chameleon’s Dish
11. Beatback