OGGI “L.A. WOMAN” DEI THE DOORS COMPIE 50 ANNI

 
19 Aprile 2021
 

“L.A. Woman” e il sipario si chiude.
Si torna a casa per sempre.

Il sesto e ultimo disco dei The Doors, non voglio minimamente considerare i due album successivi realizzati senza Jim Morrison (“Other Voices” del 1971 e “Full Circle” del 1972), è un ultimo ballo irresistibile sulle note più blues mai concepite dalla band losangelina.
Il “re lucertola” Jim Morrison è un giovane uomo sfinito, rotto dentro. Siamo nel 1970 e il leader dei Doors, ormai gonfio, rozzo, quasi irriconoscibile dietro la folta barba, sta implorando un cambiamento impellente, un forte strappo, una fuga verso “l’altra parte della medaglia”.
L’etichetta Elektra costringe la band ad un ultimo album, “almeno uno, poi siete liberi”.
Durante la composizione e registrazione di “L.A. Woman” che avviene tra il 1970 e il 1971, Jim Morrison si trova quindi in una condizione piuttosto fastidiosa da sopportare e sostanzialmente non vede l’ora di finire per poter trasferirsi definitivamente con la propria compagna a Parigi. Città dove infatti andò a vivere (seppure per un brevissimo periodo) in seguito a un viaggio in Marocco appena concluse le registrazioni di “L.A. Woman”.

I Doors discograficamente vengono dal buon risultato del precedente album “Morrison Hotel”, che fu un rapido ritorno alle sonorità tipiche della band dopo l’infelice incursione nelle non particolarmente riuscite atmosfere sinfonico-orchestrali di “The Soft Parade”.
Diciamolo pure, le premesse non sono delle migliori. I Doors dei primi tre e soprattutto due dischi, i Doors degli anni ’60 insomma, sono un ricordo sbiadito che “Morrison Hotel” non è stato capace di rievocare fino in fondo. A questo appunto discografico aggiungiamo che il leader Jim Morrison è ormai quasi un’altra persona rispetto al trascinatore quasi sciamanico degli esordi e non sembra più in condizione di fare la differenza.
“L.A. Woman” nasce in questo periodo vacuo, placido, fuoriesce dal pantano artistico ed esistenziale dei suoi autori e, invece… sorprende tutti.
“L.A. Woman” è l’album più blues e ballabile dell’intera discografia dei Doors.
Un lavoro che riflette sicuramente il dolore del proprio padre Jim Morrison che scrive e interpreta con amarezza dei brani davvero convincenti e ruvidi al punto giusto.

“L.A. Woman” contiene tracce come “Love Her Madly”, “Been Down So Long”, “Car Hiss By My Window”, l’omonima “L.A. Woman”… (un po’ tutte invero) che coinvolgono, straziano e divertono l’ascoltatore fin dal primo ascolto.

Un paragrafo a parte va riservato poi per il gran finale.
La carriera di Jim Morrison e dei Doors per come li conosciamo si chiude con uno dei brani più famosi del loro repertorio che va a calare il sipario sulla vita della band e del suo protagonista.
“Riders on the Storm” è la cavalcata finale nel cielo turbolento, che squarcia con la sua bellezza eterna e la sua incredibile efficacia.

Il sipario sui Doors viene calato nel 1971 con una giostra blues irresistibile che nella pioggia di “Riders On The Storm” lava via tutto, peccati, fastidi e rimpianti di un gruppo che ha incantato milioni di persone in tutto il mondo.

Cinquant’anni dopo la sua pubblicazione vogliamo concederci un ultimo infinito ballo con la donna di Los Angeles?

Il risultato, vi assicuro, è un loop eterno in cui perdersi è il primo e l’ultimo dei problemi.

Data di pubblicazione: 19 Aprile 1971
Durata: 48:25 (LP); 59:22 (CD 2007); 00:03 (Doppio CD 2011)
Tracce: 10; 12; 19
Etichetta: Elektra Records

Tracklist:
1. The Changeling
2. Love Her Madly
3. Been Down So Long
4. Cars Hiss by My Window
5. L.A. Woman
6. L’America
7. Hyacinth House
8. Crawling King Snake  (John Lee Hooker)
9. The WASP (Texas Radio and The Big Beat)
10. Riders on the Storm

 

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