“RIMETTERE LO ZAINO IN SPALLA IL PRIMA POSSIBILE”: I BUONI PROPOSITI DI FRAMBO

 
22 Maggio 2021
 

Frambo, diciott’anni e il futuro in cinque pezzi, che fanno un Ep, che fa primavera; una primavera rinfrancante, che riscalda un po’ il cuore di tutti. Anche dei vecchi bacchettoni come me.

Ho scoperto frambo con “Guerra”, e con non poca invidia – vista l’anagrafica – ho seguito l’evolversi di una curva ascendente che oggi, a pochi mesi dall’esordio discografico, raggiunge un suo primo, importante apice; la pubblicazione di un EP non è una cosa così, e se poi i presupposti di partenza sono suffragati da certi numeri e certi consensi importanti da pubblico e critica, allora il battesimo diventa ancora più infuocato.

Cinque tracce dense di gioventù, bugie, odio, amore e altre sciocchezze simili, per parafrasare il sottotitolo di “Routine” (che a sua volta, pare voler parafrasare il titolo del celebre disco di Francesco Guccini); frambo parla ad una generazione che qualcuno ha definito Z, ma che oggi sembra essere sempre più decisa a conquistarsi la vetta dell’alfabeto sociale: la meglio gioventù desiderosa di ardere e di bruciare a lungo, rock’n’roll ma con calma, rivoluzione ma senza fretta; il diritto a non essere brand di slogan decisi da altri, come potrei essere io, lontani anni luce dalla nuova velocità.

Parole d’ordine di un movimento giovanile in nuova ebollizione e coeso nella frammentarietà del proprio individualismo, croce e delizia di un gap generazionale che oggi si fa sentire anche in uno che, come me, di di distanza anagrafica dal III millennio ne ha poca ma che per capire davvero frambo, spingendomi oltre il semplice apprezzamento, ha dovuto scavare a fondo, impegnandosi. Fatelo anche voi, magari partendo proprio da queste chiacchiere che seguono.

Frambo, che piacere ritrovarci qui; due singoli e subito un EP. Voglia di correre verso il futuro, la tua! Perché un EP, e non un disco?
Piacere tutto mio! L’EP è stata la scelta migliore per dare un “assaggio” della mia roba alle persone, mi sembrava la cosa più giusta da fare.

“Tour Eiffel”, un mese fa, aveva fatto venire a tutti una gran voglia di viaggiare. Nell’EP, invece, spunta “Aeroplani” (il brano forse più bello della raccolta, a nostro parere). Che rapporto hai con il viaggio, e cosa significa per te, oggi, non poterlo fare.
Non posso dire di essere un viaggiatore incallito, sono più innamorato dell’idea del viaggio. Mi crea quel senso di carica esplosiva mixato alla paura di non sapere cosa accadrà, non avere il controllo. Ora come ora, che un viaggio sarebbe davvero perfetto, non poterlo fare è dura da mandare giù. Si incrocia tutto quanto in attesa di poter rimettere lo zaino in spalla il prima possibile.

L’amore è una delle tematiche ricorrenti delle tue canzoni; una visione particolare dell’amore, la tua, che vive di sfumature diverse capaci di catturare momenti differenti del rapporto in genere. Possiamo dire che scrittura, per te, abbia un valore terapeutico, o quanto meno di auto-analisi?
Assolutamente sì, scrivere è importantissimo. Mi piace scoprire parti di me stesso e mettermi a nudo nelle canzoni, uscire dalla mia zona di comfort. Il passo maggiore l’ho fatto su “Lucky Strike” sicuramente.

Qual’è la tua “Domenica” ideale? Immagino che non sia sul divano, guardando “Pulp Fiction”…
La “Domenica” perfetta coincide col fare qualcosa che stimoli la mente, come un viaggio o comunque qualcosa che stimoli il cervello morto del fine settimana. “Pulp Fiction” no, però magari un “The Hateful Eight” volentieri!

“Lucky Strike” è un brano manifesto, che ti mette a nudo completamente. Quanto coraggio ci vuole per essere diretti? E’ più facile nella musica che nella vita?
Io trovo immensamente più facile esprimermi nella musica che nella vita. “Lucky Strike” è stata una canzone davvero terapeutica da scrivere, mi ha fatto scrivere su carta ciò che sono sempre stato e che ancora non avevo ben definito.

Se ti dico Calcutta, L’Officina della Camomilla, Frah Quintale e Jovanotti, a cosa pensi? C’entrano almeno un po’ con “Routine”? Quali sono, i tuoi santini musicali?
I primi tre assolutamente. Chiedo scusa al maestro Jovanotti ma non l’ho mai “davvero” ascoltato.

E ora? L’estate si avvicina, e il mondo del live sembra voler riprendere il suo corso (DPCM permettendo). Cosa c’è in vista?
Ancora nulla di certo, ma spero vivamente in qualche live!

 

 

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