“LE CANZONI SUL DISCO SONO UNA COMBINAZIONE DI TUTTI QUESTI ANNI DI DURO LAVORO.” CHLOE FOY CI RACCONTA IL SUO PRIMO LP

 
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10 Giugno 2021
 

Chloe Foy è una songwriter nativa del Gloucestershire attiva sin dal 2013: la musicista inglese ha finora realizzato solo una manciata di EP e numerosi singoli, ma adesso è arrivato il momento dell’atteso esordio sulla lunga distanza, “Where Shall We Begin”, in uscita venerdì 11 giugno. Registrato ai Pinhole Studios di Manchester e co-prodotto insieme al suo collaboratore Harry Fausing Smith, il disco verrà realizzato in autonomia. Noi di Indieforbunnies abbiamo approfittato di questa importante uscita e ad aprile abbiamo scambiato un paio di chiacchiere al telefono insieme a Chloe per farci raccontare del nuovo LP e non solo. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Chloe, grazie mille per la tua disponibilità. Come stanno andando le cose con il Coronavirus nel Regno Unito? Stai Bene?
Sto bene, grazie. Qui le cose stanno andando lentamente meglio ed è merito del programma delle vaccinazioni. Nonostante tutto, però, la situazione è ancora incerta e non so come andranno le cose quest’anno. Noi musicisti ci sentiamo molto abbandonati qui nel Regno Unito e assolutamente non supportati. Non vogliono riconoscere che ciò che facciamo è importante. E’ davvero difficile.

Anche qui in Italia le cose stanno andando nello stesso modo, i locali continuano a chiudere, i musicisti sono rimasti senza soldi e ora non possono suonare. E’ parecchio strano perché non vengono considerati come una parte del movimento artistico. Speriamo che in estate, come è già capitato anche nel 2020, si riescano a organizzare concerti outdoor, così che i musicisti possano guadagnare qualcosa, ma in ogni caso non è sufficiente. Le venue indipendenti stanno facendo molta fatica a resistere e ho letto che anche nel Regno Unito la situazione è simile.
Sì, il nostro governo non sta davvero prendendo in considerazione l’arte in generale. E’ davvero duro. Pensi che, in caso di bel tempo, riuscirete a organizzare concerti outdoor?

Sì, qualcosa si farà, ma non festival grandi. In questo momento siamo ancora molto indietro con i piani vaccinali, quindi non è ancora possibile organizzare qualcosa, salvo magari qualche cosa di locale. Se ci sarà la possibilità quest’estate credo che alcuni artisti italini andranno in tour, ma penso che, per vedere dei musicisti stranieri qui in Italia, bisognerà aspettare almeno l’autunno se non il prossimo anno, ma cerchiamo di essere positivi. Mi piacerebbe venire nel Regno Unito in estate per qualche festival o per vedere qualche concerto, ma se sarà obbligatorio essere già stati vaccinati per entrare in una venue o a un festival, credo che non potrò fare nulla perché chissà quando lo potrò fare. E’ una situazione strana che ti fa sentire perso. Posso solo immaginare la situazione di un musicista come te. Inoltre voi inglesi, con la Brexit, ora farete maggiore fatica ad andare in tour in Europa perché avrete più tasse da pagare, poi anche i visti. Non so quali siano le tue idee politiche, ma credo che ciò che Boris Johnson sta facendo per i musicisti sia davvero pessimo.
Sì, sono d’accordo. Io sono di sinistra. Sono andata in tour in Europa per la prima volta alla fine del 2019 e sono rimasta molto contenta. Riflettevo su come potessimo muoverci da un paese all’altro senza nessun problema e potevamo condividere la nostra musica e la nostra cultura, ma anche incontrare persone e parlare con loro. Tutto ciò è fantastico. Perché non lo possiamo fare? Questo concetto di confini è davvero un peccato. Credo che tutto questo influenzerà negativamente soprattutto i musicisti ancora poco famosi come me e meno quelli più grandi che comunque hanno i soldi per viaggiare. E’ molto importante andare in tour e costruirsi una fanbase.

Incrociamo le dita sia per te che per tutti quanti. Il tuo primo LP, “Where Shall We Begin”, uscirà il prossimo 11 giugno. Il tuo primo singolo è uscito nel 2013 e dopo otto anni ecco il tuo primo album: quali sono le tue aspettative?
Non volevo essere un’artista da album, ho preferito pubblicare singoli ed EP, cercando di costruirmi una fanbase. E’ stato un lungo viaggio per me, ma credo che ora sia arrivato il momento giusto perché ho fiducia in me stessa come artista e musicista. Le canzoni sul disco sono una combinazione di tutti questi anni di duro lavoro. E’ difficile avere il tuo cuore così tanto dentro a questo lavoro e spero che le persone riescano a connettersi con esso. Ora sto già pensando al prossimo. Questa è stata una combinazione di tutti questi anni e ora voglio guardare avanti e questo è il motivo per cui il disco si chiama “Where Shall We Begin”.

Sì, credo che guardare avanti sia la cosa giusta da fare soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo. Penso che sia l’unica cosa da fare perché altrimenti cominciamo a pensare in maniera negativa. Meglio di no. In questi anni hai suonato in ottimi festival come SXSW e Green Man. A quali festival sogni di poter suonare in futuro? Ho letto che lo scorso anno avresti dovuto suonare a Glastonbury.
Sì, avrei dovuto suonare all’Acoustic Stage a Glastonbury. Avevo un’ottima slot la domenica pomeriggio. Ci ero andata come spettatrice quando avevo 13 anni e mi ero innamorata dei White Stripes, di Brian Wilson e di tutto il resto. Questo è davvero un grande sogno per me. Un altro festival a cui mi piacerebbe molto suonare sarebbe il Primavera Sound a Barcelona. Mi piacerebbero anche alcuni festival negli Stati Uniti, ma non credo di essere abbastanza famosa per suonare a Coachella. (ridiamo)

Il tuo disco è stato scritto, registrato e prodotto da te insieme a Harry Fausing Smith. Ti posso chiedere come è andata questa collaborazione tra voi?
Ha funzionato molto bene. Di solito io scrivo le canzoni – anche se qualche canzone l’abbiamo scritta insieme. E’ un processo interessante perché non avevamo mai preparato un album in passato. Se guardo indietro credo che gli arrangiamenti siano più pieni: da me penso che ci si aspetterebbero degli arrangiamenti più acustici. Il disco ha un suono più pieno. Credo che lui abbia portato ciò all’album. E’ molto bravo ad arrangiare gli archi e ha un gusto davvero eclettico. E’ stato davvero bello lavorare con qualcun altro.

Il tuo album si chiama “Where Shall We Begin”. Posso chiederti che significato abbia e da dove provenga questo titolo?
E’ la prima canzone del disco. Quando ho pensato come chiamare il mio album, ho pensato che fosse giusto chiamarlo così perché, come ti dicevo prima, è una specie di nuovo inizio. Molte di queste canzoni esaminano la vita e cosa vuol dire vivere su questo pianeta. Esamino esperienze come la morte e dolore. A volte ti poni domande come “where shall we begin”. Il tema della canzone è molto esistenziale. Come facciamo a capire cosa stiamo facendo qui. E ho pensato che fosse anche un buon titolo per il mio primo album.

Quali sono state le ispirazioni principali per il nuovo disco, sia a livello musicale che per i tuoi testi?
Come ti dicevo ho esaminato la vita, le persone e come noi stiamo vivendo. Quando ero giovane ho perso mio padre per suicidio ed è stato difficile scendere a patti con questa cosa. Ormai sono passati più di dieci anni, ma è difficile comprendere ciò soprattutto quando stai passando da essere una teenager a una persona adulta. Lui è sempre stata un’ispirazione per me, aveva una grande passione per la musica. Per quanto riguarda le influenze musicali, stavo ascoltando molti cantautori in quel momento. Ascoltavo gente come Julia Jacklin, ma anche cose vecchie di Joni Mitchell.

Quanto pensi che sia evoluto il tuo sound nel corso degli anni? Quali sono stati i principali cambiamenti rispetto ai tuoi EP?
Credo che su questo album ci sia un suono più “full band” – almeno alcune delle canzoni del disco possono essere suonate da una band di quattro persone. Mi piace questo tipo di cosa e ho scritto un paio di canzoni con in mente questo suono. Altre canzoni sono più come le cose vecchie, più acustiche, più intime. In un paio di canzoni volevo suonare la chitarra acustica.

Hai deciso di realizzare da sola il tuo album: posso chiederti come mai ha scelto di fare in questo modo invece che di lavorare con una label?
Al giorno d’oggi la musica si puo’ realizzare in molti modi e credo che pubblicarla da soli serva per mantenere la proprietà della propria musica e credo che sia spesso una buona cosa. Inoltre non devi per forza seguire quello che l’etichetta ti dice. Le label possono aggiungere ottime doti come raggiungere con il disco tutto il loro network di persone, ma realizzando la tua musica da sola hai un maggiore controllo sulla sua direzione.

So che solitamente abiti a Manchester: è lì che hai scritto le canzoni che fanno parte del tuo primo album?
Sì, la maggior parte. Alcune volte mi impongo dei momenti di scrittura e mi capita anche di essere andata in Galles.

Ti posso chiedere se Manchester, che ha una grande tradizione musicale, ti puo’ avere influenzato in qualche modo?
Sicuramente la città ha avuto un impatto sulla mia scrittura. E’ stato qualcosa di naturale, anche perché vivo lì da quasi dieci anni. Non so se abbia avuto un impatto sul mio suono, ma forse sì. Ho registrato il disco ai Pinhole Studios di Manchester: è uno studio di proprietà di alcuni musicisti locali e quando ti trovi in un luogo, in un certo senso ne assorbi l’atmosfera, ma non credo di identificarmi con ciò per cui Manchester è nota – ovvero le indie band maschili! (ridiamo) Credo che il mio disco sia davvero un melting pot di suoni.

Quali erano i tuoi programmi originali per il 2020, prima che la pandemia bloccasse tutto il mondo?
I miei piani per il 2020? Avrei suonato a Glastonbury. (ridiamo) Doveva essere un anno tranquillo, avrei dovuto fare qualche concerto, tornare negli Stati Uniti e poi avrei dovuto suonare a qualche festival nel Regno Unito.

Quindi la pandemia non ha influenzato le registrazioni del tuo album?
Se devo essere sincera lo avevo registrato nel 2019.

Scusami, non lo sapevo.
Non potevi saperlo: la pubblicazione è stata rinviata per alcuni motivi, tra cui il cambio del mio staff. L’avevamo già finito, ma poi abbiamo aggiunto due canzoni all’inizio del 2020 appena prima dell’arrivo della pandemia. E’ stato un viaggio divertente e sconclusionato.

Come ti senti a pensare che tra qualche settimana o al massimo nel giro di pochi mesi tornerai finalmente a suonare, così i tuoi fan potranno ascoltare le tue nuove canzoni?Sei contenta? Cosa stai provando? So che hai suonato qualche concerto in streaming, ma penso che sia una cosa molto differente.
Ancora non so esattamente quando potrò tornare a suonare e non ho messo in conto di fare un release-show, quando il mio album uscirà. Ho un tour prenotato in ottobre e non vedo l’ora perché per me suonare in una stanza davanti alle persone è la cosa più importante nella musica.

Stai pensando di suonare in Europa, non appena sarà possibile?
Assolutamente sì. (ride) Non ho mai suonato in Italia, ma mi piacerebbe venire da voi. E non ho nemmeno mai suonato in Francia.

Ho visto che realizzi la tua musica anche in vinile: sei una fan di questo formato?
Sì. Mi ricordo quando ero una bambina che mio papà prendeva un disco, lo trattava molto bene, lo puliva, faceva attenzione a mettere giù la puntina. Era qualcosa di sacro e speciale. E inoltre ascoltavi tutto il disco perché non puoi saltare le canzoni. Questa è la bellezza del disco: deve essere consumato solo in questa maniera. E’ diverso da Spotify. Mi piace molto.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da usare alla fine dell’intervista come colonna sonora?
Direi “Left-Centred Weight”.

Grazie mille Chloe.
Grazie a te per questa intervista.

Photo Credit: Holly Whittaker

 

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