OGG “SHANGRI-LA DEE DA” DEGLI STONE TEMPLE PILOTS COMPIE 20 ANNI

 
19 Giugno 2021
 

Qui a Verona, da dove scrivo, c’è un negozio storico ‘Dischi Volanti’, dove puoi ancora oggi trovare di tutto, soprattutto chicche e rarità. Un sabato del giugno di vent’anni fa, colpevolmente a digiuno di notizie, entro e mi ritrovo davanti, appena sfornato, il nuovo disco degli Stone Temple Pilots. In realtà dopo “N°4”, la pubblicazione precedente, i problemi di dipendenza e giudiziari di Scott Weiland e con l’ormai tramontata ‘grunge-era’, non pensavo proprio che l’ Atlantic Records avrebbe dato carta bianca alla band per far uscire un nuovo lavoro a soli due anni di distanza, quindi, per me, fu stata una piacevole sorpresa vederlo li. Lo presi e me ne tornai a casa emozionato come uno scolaretto per ascoltarmelo. La sorpresa fu doppia, perché il disco era veramente bello.

Mentre “N°4” grondava della voglia di rivalsa della band dopo l’incarcerazione di Weiland e lo iato che ne seguì, “Shangri-La Dee Da” rimise la palla al centro, fotografando una band ancora in ottima forma ed ispirata, con echi di influenze che vanno da Doors a Beatles a David Bowie. Purtroppo, come sappiamo, due anni più tardi si divisero per la seconda volta e, anche se raggiunse il disco d’oro, l’album non vendette come i precedenti. In origine l’idea della band era di mandare in stampa un doppio album dedicato alla memoria di Andrew Wood, lo sfortunato cantante dei Mother Love Bone, ma la casa discografica si mise di traverso e non se ne fece nulla. Io sono di parte e a me il disco piace tutto, se dovessi scegliere, tra tutte, segnalo “Dumb Love”, “Coma”, “Hollywood Bitch” e la divina “Hello it’s late”.

Curiosità: “Shangri-La Dee Da” è stato scritto e registrato chiudendosi in una villa a Malibù (assieme al produttore di sempre Bredan O’Brien). Questa residenza, secondo Dean DeLeo (chitarra), ricordava a tutti un luogo di vacanza dei protagonisti de ‘I Flintstones’, ovvero Shangri La De Da Valley, di cui nessuno però ricordava il nome esatto, se non storpiato in quello che è poi stato dato al disco. Nelle foto del tempo possiamo vedere Weiland indossare un poncho, che riprenderà sei anni più tardi con la seconda pubblicazione dei Velvet Revolver “Libertad”. Il pezzo “Days Of The Week” era stato proposto a Sheryl Crow come singolo, poi scartato.

Pubblicazione: 19 giugno 2001
Durata: 47:13
Dischi: 1
Tracce: 13
Genere: Rock alternativo, Post-grunge
Etichetta: Atlantic
Produttore: Brendan O’Brien

Tracklist:
1. Dumb Love
2. Days of the Week
3. Coma
4. Hollywood Bitch
5. Wonderful
6. Black Again
7. Hello It’s Late
8. Too Cool Queenie
9. Regeneration
10. Bi-Polar Bear
11. Transmissions from a Lonely Room
12. A Song for Sleeping
13. Long Way Home

 

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