YPSIGROCK, CASTELBUONO 5-8 AGOSTO 2021

 
23 Giugno 2021
 

L’Islanda, con le sue narrazioni folkeggianti mescolate ad accattivanti e penetranti atmosfere indietroniche, mentre una voce, intima e cordiale – sotto lo sguardo attento della Luna – sussurra storie di ghiaccio e di fuoco: è così che inizia la nostra ideale playlist. Con storie sulle quali anche la prossima edizione dell’Ypsigrock Festival – dal 5 all’8 Agosto 2021 – ha deciso di fare affidamento, intrecciando due isole lontane, apparentemente così diverse tra loro, ma, invece, entrambe perfettamente capaci di evocare, con drammaticità e struggente bellezza, gli scenari che Ásgeir dipinge sullo schermo cupo della nostra omologante e decadente modernità.

Un oceano di campionamenti, di suoni minimali e rarefatti, reso agitato dalla malinconia e dal senso di vuoto che aggredisce la nostra quotidianità: si tratta della medesima agonia che Dardust trasforma nel suo personale percorso di crescita sonora, artistica ed umana, esorcizzando la paura che incombe dentro e fuori di noi e che ci porta a diffidare di chiunque incroci il nostro cammino, considerandolo una potenziale minaccia, un imminente pericolo, un nemico da combattere.

La risposta, dunque, è là fuori, è nei movimenti più eccentrici, spensierati ed imprevedibili della natura. La stessa natura che ci rammenta quanto siamo fragili, in un eterno loop di trame solari e lunari, delicate e selvagge, impulsive ed equilibrate, che Camilla Sparksss cristallizza ed impreziosisce di sfumature, progressioni e riverberi synth-pop, mentre le sue divagazioni vocali sanno essere tanto cupe e misteriose, come la notte appena trascorsa, quanto rassicuranti e lucenti, come la nuova e ritrovata alba che si manifesta dinanzi ai nostri occhi increduli.

L’Islanda ritorna ad essere Sicilia nelle vibrazioni romantiche che Kristin Sesselja tesse sulla nostra pelle, dando forma sonora a quelle che sono le sue, ma anche le nostre esperienze personali: il dolore di un abbandono improvviso, la sofferenza per qualcosa che va irrimediabilmente in frantumi, mentre il Tempo, passando, cicatrizza – senza, però, cancellarle – queste vecchie ferite. Riusciremo a ritrovare quell’alba? Riusciremo a ritrovare la fiducia smarrita?

Solamente se non ci chiuderemo in noi stessi; in tal senso “tambula ya”, espressione che significa sia ricevere, che donare, calza davvero a pennello. La solitudine sarebbe la scelta peggiore, è questo il messaggio celato nel suggestivo miscuglio di suoni europei ed africani, di modernità e di tradizione, di gioia e dolore, con cui Pongo avvolge gli ascoltatori: si tratta di un invito al ballo, ma anche una finestra aperta su esperienze brutali come la guerra civile in Angola, diritti che vengono ancora calpestati, uomini e donne che sono ancora ingiustamente discriminati.

Ci sono eventi, come la recente pandemia, che dovrebbero farci riflettere, dovrebbero suonare come una sorta di reset sociale, politico ed economico da cui poter ricominciare; l’elettronica dei COMA si muove proprio in questa precisa direzione, il dancefloor è solo un varco attraverso il quale proiettare la propria immaginazione e la propria emotività verso luoghi e paesaggi più puri, più ampi, più incontaminati.

Verso una dimensione aperta alla sperimentazione, nella quale possiamo destrutturare e sminuzzare ogni singolo pensiero, ogni certezza, ogni sentimento e persino qualsiasi paura o qualsiasi dubbio, per costruire un nuovo modo di rapportarci al mondo esterno, di vivere la propria intimità, di creare legami e relazioni sociali, amicali ed affettive con gli altri. Iosonouncane è il punto di arrivo, ma anche quello di partenza, la perfetta sintesi di ciò che può essere la prossima edizione dell’Ypsigrock Festival, un’ottima opportunità per ritrovarci assieme, in piazza, sotto il castello dei Ventimiglia, a Castelbuono.

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