OGGI “SOUND OF CONFUSION” DEGLI SPACEMEN 3 COMPIE 35 ANNI

 
di
1 Luglio 2021
 

Si incontrarono agli inizi degli anni 80 a scuola, a Rugby, in Inghilterra, Jason Pierce e Peter Kember. Da lì, le prime cose insieme, e i due pseudonimi, che poi verranno “ufficializzati”: J Spaceman e Sonic Boom. E il gruppo, gli Spacemen 3, perché nel mentre si era aggiunto anche un terzo elemento, il batterista  Nicholas “Natty” Brooker.

Una demo (“For All The Fucked Up Children Of The World We Give You Spacemen 3”) nel 1984 ed ecco i primi occhi addosso, di pubblico, di critica, e di un’etichetta, la Glass Records. Ed allora anche un vecchio sodale come il bassista Pete “Bassman” Bain torna a bordo: i tempi sono maturi per un primo lavoro ufficiale. Nel Luglio 1986* vedrà la luce “Sound of Confusion”, il loro esordio.

Prendendo spunto da lezioni più o meno recenti (quelle crude e dissonanti dei Velvet Underground, quelle psichedeliche di un certo rock ’60-primi ’70’s, le più giovani nebulose shoegaze) le manipolano, le forzano, le drogano, le esasperano.

L’attacco demandato a “Losing Touch With My Mind” è in tal senso un manifesto: feedback, droni, atmosfere rarefatte, rumorismo, echi di The Stooges e di Lou Reed che si sovrappongono, si dimenano in una vorticosa entropia sonica che brucia intorno a sé stessa. Minimale, ma stratificato, tremendamente ambientale e trance. Il seguito è affidato a “Hey Man”, un mantra altrettanto scarno negli ingredienti quanto simbolicamente efficace ed evocativo (le melodie sono quelle del coro gospel “Amen”, le parole quelle di “Fixin’ to Die Blues” di Bukka White), che ruota sul proprio fulcro in una bolla di distorsioni stratificate e poche note in loop.

E’ quindi il momento delle cover. Si parte con “Rollercoaster” dei The 13th Floor Elevators, band psych-rock americana della seconda metà degli anni ’60 per la quale, specialmente Pearce, non ha mai nascosto una sorta di venerazione: il brano viene pervaso da scariche elettriche garage nell’abisso dei tamburi, irrobustendo le aliquote lisergiche e i decibel. Una versione successiva del brano, che uscirà come singolo, arriverà pure a superare i 17 minuti. E’ quindi il turno di “Mary Anne”, rivisitazione di “Just One Time” dei Juicy Lucy che marcia marziale in una tempesta di riverberi e distorsioni. Chiude la serie il (preventivabile) tributo ai primi The Stooges con una “Little Doll” che si distingue per il cavernoso rumorismo.

Le ultime due tracce sono invece farina del sacco di Pearce e Kember: l’inquieta cavalcata monocorda desert blues di “2:35” circondata dalla nube di chitarra effettata di Sonic Boom, e i quasi 9 minuti ipnotici e dalla serrata nevrosi di “O.D. Catastrophe”, una progressione noise che ha nel DNA, ancora una volta, i The Stooges di “T.V. Eye” ed è gemella di quella “T.V. Catastrophe” già nella prima demo insieme proprio a “2:35”.

Più che nello spazio, Pierce e Kember fluttuano ancora in un non meglio definito underground suburbano, scarno e dalla cubatura limitata, in cui l’aria è tremendamente drogata. Come gli attori in gioco, verrebbe da dire. Ma con qualcosa come 800 Sterline di budget, è questo il ricco biglietto da visita degli Spacemen 3, laddove il secondo tassello della carriera sarà “Walkin’ with Jesus”, EP che uscirà nel Novembre dello stesso anno.

Spacemen 3 – Sounds of Confusion
Data di uscita: Luglio 1986 (*non abbiamo il giorno preciso di uscita, convenzionalmente usiamo il 1° del mese)
Tracce: 7
Durata: 39:48
Etichetta: Glass Records
Produttori: Spacemen 3
Tracklist:
1. Losing Touch with My Mind
2. Hey Man
3. Rollercoaster
4. Mary Anne
5. Little Doll
6. 2.35
7. OD Catastrophe

 

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