L’INGHILTERRA SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO DI AMELIA E ROB: LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON THE CATENARY WIRES

 
5 Luglio 2021
 

Chi ama il guitar-pop made in UK non può non conoscere la magnifica coppia formata da Amelia Fletcher e Rob Pursey. Elencare le band in cui hanno militato vuol dire passare in rassegna realmente un pezzo di storia musicale anni ’80 e ’90: Talulah Gosh, Heavenly, Marine Research, Tender Trap vi dicono niente? Davvero c’è qualcuno che si sorprende della bellezza di questo nuovo album dei The Catenary Wires? Non noi! Amelia e Rob dimostrano (ancora una volta) di avere una marcia in più rispetto a tanti giovincelli per i quali certa stampa spreca gli aggettivi. Il terzo album dei Catenary Wires è il più completo: dal pop-folk a sapori anni ’70 (ma senza dimenticare gli ’80), ricco negli arrangiamenti, magnifico nelle strutture vocali, con melodie dolci come il miele, ironico, pungente. Storie e canzoni d’amore ma con lo sguardo sull’attualità e su quanto l’Inghilterra (luci e ombre) possa offrire.

Non potevamo farci scappare l’occasione di scambiare due chiacchiere con queste due vere e proprie istituzioni musicali.

(L’intervista, nella sua forma originale, si trova sul numero 490, mese di giugno, di Rockerilla)

Nuovo album per The Catenary Wires. Nel 2014, quando questa avventura è iniziata, avreste immaginato che, 7 anni dopo, saremmo ancora qui a parlare di un terzo album?
Rob: No, non credo. Il primo album è nato come risultato della scrittura di canzoni in isolamento, qui nel piccolo paesino del Kent, dopo il trasferimento da Londra. Non conoscevamo nessuno qui, ma ci sentivamo obbligati di continuare a fare musica. Così abbiamo scritto canzoni solo per una chitarra acustica e le nostre due voci. Era deliberatamente un piccolo prodotto, semplice anche nei suoni, e sembrava una cosa unica. Ma penso che il fatto e la necessità di avere un solo strumento con cui suonare ci ha reso più interessati al puro songwriting. Ti interessi molto di più ai testi quando la gente può effettivamente sentirli! Gradualmente, abbiamo lasciato che il suono diventasse di nuovo ‘grande’. Ma abbiamo cercato di ricordare le lezioni di quando avevamo solo una chitarra.

La prima domanda è inevitabilmente per questi tempi difficili e tempi difficili e impegnativi che stiamo vivendo. Come avete gestito questa situazione?
Amelia: È stata dura in qualche modo. Ci è mancato poter fare spettacoli e poter uscire con gli amici. Ma abbiamo reagito rimanendo super impegnati. Dallo scorso marzo, abbiamo finito di registrare tre album (“The Catenary Wires”, “Swansea Sound” e “European Sun”), pubblicato un progetto di musica e poesia (The Drift, con il poeta locale Nancy Gaffield) e creato una nuova etichetta discografica (Skep Wax). Quello che non avevamo previsto era quanto sarebbe stato facile fare musica a distanza. Abbiamo iniziato l’album dei Catenary Wires prima dell’isolamento, ma l’abbiamo finito in isolamento con ognuno che registrava le proprie parti, e Andy Lewis l’ha prodotto, ognuno nelle proprie case. Siamo anche riusciti a fare un paio di spettacoli “live” (tra virgolette, certo) e pure le foto della band nello stesso modo. Ci sono molti aspetti negativi, ma mi piace almeno che la pandemia ci abbia costretti ad essere creativi in nuovi modi.

Comincerei con la copertina: che posto fantastico. Dove si trova e perché avete deciso di usarlo per la vostra copertina?
Rob: Birling Gap non è a molti chilometri da casa nostra. È un posto davvero bello, ma mi piace anche il fatto che rappresenti molte nevrosi britanniche. La nostalgia che ha portato alla Brexit significa che le bianche scogliere, per alcune persone, sono diventate l’emblema di una orgogliosa nazione indipendente, ad esempio la coppia descritta in “Three Wheeled Car” ha questa mentalità nostalgica. Per altri, le scogliere rappresentano una sensazione indesiderata di isolamento dal resto del mondo. Le scogliere sono un indice del cambiamento climatico. Si stanno erodendo velocemente, e il processo di erosione sta accelerando, mentre le tempeste diventano sempre più forti.
Amelia: È vero e tutto sta succedendo in fretta. Abbiamo fatto alcune foto promozionali in cima alle scogliere, e continuavo a pensare a tutti gli articoli che avevo letto sui crolli delle scogliere e a come spesso accadono senza preavviso. Ho fatto del mio meglio per non sembrare troppo spaventata nelle foto!

Ricordo bene come un punto importante, per il secondo album, era stata la registrazione nella solitudine del paesino in cui vi trovate nel Kent. Queste nuove registrazioni sono state fatte nello stesso modo e nello stesso stato d’animo?
Amelia: Si. Il posto remoto è proprio dove viviamo e ci piace molto registrare qui. Per noi è come se questo fosse capace di dare alle registrazioni un vero senso del luogo. Sull’ultimo album, si poteva letteralmente sentire il canto degli uccelli locali e i trattori perché non avevamo alcuna insonorizzazione! Registrare a casa significa anche che possiamo prenderci il nostro tempo e provare un sacco di cose diverse; non abbiamo vincoli di tempo come in uno studio vero e proprio. Paghiamo Andy per la produzione, ma lui è generoso con il suo tempo, probabilmente troppo generoso, ma anche a lui piace sperimentare!

Nell’album precedente, “essere lontani” dal mondo vi ha permesso anche di essere molto attenti alla realtà circostante. Dopo un primo disco introspettivo, siete stato in grado di analizzare il mondo anche con occhi molto critici. In questo terzo disco, com’è la vostra visione di quello che vi circonda?
Rob: Penso che ci siamo decisamente allontanati dall’ introspezione in questo nuovo disco. Volevamo fare un album che fosse politico, non per essere arrabbiati, ma cercando di capire la mentalità delle altre persone della nostra generazione. Volevamo accedere alle loro emozioni: dopo tutto, la maggior parte delle decisioni politiche sono prese sulla base dell’emozione, non dell’intelletto. Ci siamo resi conto che potevamo usare la forma di duetto per creare bozzetti drammatici, con me e Amelia ad interpretare personaggi diversi in ogni canzone. Così in “Three Wheeled Car”, che citavo prima, siamo una coppia vecchio stampo che supporta la Brexit, disorientata e spaventata dal mondo moderno. In Alpine siamo la loro controparte anti-Brexit, un po’ compiaciuti, un po’ troppo convinti del loro essere sofisticati. Sono sconcertati da quello che è successo al loro mondo. In “Like The Rain” siamo una coppia di americani, la cui ricchezza li ha resi ciechi al fatto che la loro relazione sta morendo e il fatto che l’idilliaco mondo californiano in cui hanno vissuto sta morendo anch’esso. Il tutto suona un po’ triste quando lo si scrive così! Ma abbiamo cercato di rendere le canzoni commoventi ed emotive, non arrabbiate. Sono tutte canzoni d’amore, di un certo tipo. E speriamo che la musica vi aiuti a provare empatia per tutte quelle coppie
che sono legate alle loro tragedie private.
Amelia: Nell’album c’è anche molto sull’autodistruzione degli esseri umani, sia politicamente che
dal punto di vista ambientale. L’ultima canzone dell’album si chiama “The Overview Effect” e questo termine descrive la sensazione che gli astronauti provano quando guardano il mondo e percepiscono la sua fragilità. L’ho letto tempo fa, ma l’idea mi è rimasta impressa.

Gli anni passano, Amelia, e il tuo curriculum musicale mostra gruppi che hanno davvero fatto la storia del guitar-pop. A volte mi chiedo se queste meravigliose esperienze passate siano per te un confronto, forse inconscio, oppure non ci pensi più e magari Talulah Gosh o Heavenly sono più interessanti per i critici che devono sempre ricordare il vostro passato?
Amelia: Bella domanda Riccardo! Abbiamo un dibattito in corso su quanto includere, sui nostri vecchi gruppi, quando scriviamo i comunicati stampa per la nostra nuova musica. È un difficile equilibrio da raggiungere. Siamo orgogliosi di ciò che Talulah Gosh e Heavenly, sia musicalmente sia in termini di tutta l’etica DIY che ci ha sempre contraddistinto hanno rappresentato. In verità troviamo ancora ispirazione da molte delle stesse fonti, sia dal punto di vista musicale che dei testi. Sono ancora insistente nell’aggiungere valanghe di armonie e melodie a tutto, ad esempio e siamo anche consapevoli che la nostra musica attuale piaccia alle persone a cui sono piaciute proprio quelle band precedenti, anche solo perché queste sono persone con le quali abbiamo una naturale affinità musicale. Ma, d’altra parte, vogliamo di certo evitare di essere associati alle vecchie “glorie” per tutto il tutto il tempo. Pensiamo che la nostra musica stia in piedi da sola propria, e ci sembra un po’ regressivo dover continuare a fare riferimento al passato. Alla fine, di solito, menzioniamo brevemente Talulah Gosh e Heavenly, per rendere le persone consapevoli, ma cerchiamo di non farne la questione principale.

L’ultima canzone su “Til The Morning” era “Dancing”. Ogni volta che ascolto “Mirrorball” penso sempre che le canzoni siano collegate. C’è qualcosa che le unisce secondo te? Ps: che bello l’uso della della tromba in questa canzone: chi ha avuto questa favolosa idea?
Rob: Questa è un’ottima osservazione! Non l’avevo notato prima. “Mirrorball” parla di una coppia che ha quasi rinunciato all’amore, ma le capita di incontrarsi in una scadente discoteca anni ’80, dove la musica che pensavano fosse così terribile, improvvisamente diventa la colonna sonora della loro felicità. Loro non sono più così giovani, quindi devono sfruttare al massimo il tempo che hanno. Per quanto riguarda la tua seconda domanda, è stata un’idea di Andy (il produttore) chiedere al trombettista di suonare quella parte. Ho scritto la melodia per basso e chitarra, ma la tromba è molto più emotiva, e mi ricorda “Torch” dei Soft Cell, che è una delle mie canzoni preferite degli anni ’80. “Dancing” è una canzone più misteriosa, ma potrei immaginarla cantata dalla coppia di “Mirrorball” molti anni dopo: le cose non sono più così perfette, ci sono molti rimpianti e recriminazioni e tutto quello che vogliono fare è ricreare quel momento perfetto in cui si sono incontrati e innamorati per la prima volta in una discoteca anni ’80.

Sai che “Always On My Mind” suona sempre come una canzone dei Beach Boys nella mia testa? Ha davvero delle buone vibrazioni. Vi piace l’accostamento?
Rob: Mi fa molto piacere e sono lusingato che ti faccia pensare ai Beach Boys! Questa canzone è stata possibile solo perché sapevamo che con Fay, Andy e Ian coinvolti avevamo altri tre cantanti davvero bravi nella band. Non vediamo l’ora di suonarla dal vivo, adoro quando tutti in un gruppo cantano armonie. Credo che questa canzone mostri quanto lontano siamo musicalmente dal primo album: hai bisogno di un sacco di persone per eseguire una canzone come questa!
“Liminal” è una grande canzone. Musicalmente, posso definirla la vostra canzone più grintosa? Sarebbe un buon aggettivo?
Amelia: È certamente un aggettivo interessante. Penso che abbia senso. Liminal è una delle canzoni più personali dell’album. Riguarda il lungo periodo che abbiamo passato a badare a mia madre quando è diventata inferma. È venuta con noi quando ci siamo trasferiti in campagna e lei amava questo posto. Ma negli ultimi anni prima che morisse stava per lo più a letto, sonnecchiando, non completamente cosciente. Noi stavamo cercando di catturare l’idea della linea tra la vita e la morte che diventa sempre più sfocata. E volevamo che la canzone suonasse quasi come le macchine che si trovano in un ospedale.

“Cinematic” ha invece un’atmosfera quasi sognante, quasi dream-pop e mi piace moltissimo. Come è nata questa canzone?
Rob: È stata l’ultima canzone ad entrare nell’album. Avevo le parti di chitarra e di basso, ma non riuscivo a trovare le parole giuste per accompagnarle. La canzone mi sembrava sottilmente minacciosa e sentivo che doveva essere onirica, come dici tu, ma leggermente inquietante. Avevo letto una raccolta di poesie del nostro amico David Herd, e una di queste sembrava proprio giusta. Tutte le parole della canzone (a parte il coro) sono tratte dalla sua poesia. È una poesia piuttosto astratta, ma parla di un gruppo di persone che nega i diritti di un altro gruppo di persone e riguarda l’immigrazione in particolare. Le parole nel ritornello sono intese a esprimere il modo in cui, un’intera popolazione, può stare seduta a guardare mentre una piccola minoranza di persone viene tiranneggiata e abusata, come se fossero solo personaggi di uno sconvolgente film. Sono molto grato a David per averci dato il permesso di usare la sua poesia in questo modo.

Di nuovo, i vostri intrecci vocali o, in generale, l’uso delle voci sul disco sono per me un vero punto di forza del lavoro. Mi viene sempre la pelle d’oca quando vi ascolto. Ma questi accurati arrangiamenti vocali già li avete in testa in fase di scrittura o si sviluppano durante la registrazione?
Amelia: Spesso vengono all’inizio, in parte perché semplicemente non posso fare a meno di pensarci. Pensa che a volte aggiungo anche i backing alle canzoni di altre band quando sono tra il pubblico, lo faccio in silenzio e spero che nessuno senta! Quello che è sorprendente di questo gruppo, però, è che tutti sono bravi a fare i backing vocals. Ian e Fay, in particolare, hanno incredibili gamme cantabili, così ora possiamo portarli a nuove altezze!

C’è un esempio dal disco di qualcosa che non vi aspettavate?
Rob: Per me, una sorpresa davvero bella è arrivata quando abbiamo suonato per la prima volta “Face On The Rail Line” al resto della band. Sapevamo che era una buona canzone, ma non aveva ancora trovato il suo slancio. Andy e Ian hanno iniziato a suonare un ritmo al basso e alla batteria che era l’ultima cosa che mi sarei aspettato. E poi tutti hanno iniziato a cantare armonie vocali che non avevo previsto. Era come se la marea fosse arrivata e avesse raccolto una piccola barca che era rimasta a terra sulla spiaggia. Mi sembrava davvero di galleggiare verso il mare!

Grazie ancora per la vostra gentilezza. Per concludere, Amelia, vorrei farti una domanda sugli Heavenly, una band che ho sempre amato tantissimo. Vorrei chiederti qual è la tua canzone preferita degli Heavenly (se ne hai una) e mi piacerebbe anche sapere il perché della tua scelta.
Amelia: Grazie a te Riccardo. Sulla tua domanda, Dio, è difficile. Mi piacciono quelle più popolari come “C is the Heavenly Option” e “P.U.N.K. Girl”, ma penso che forse “Atta Girl” è stata la più vicina ad un grande pubblicazione. Riesce ad essere politica, personale e pop e il modo in cui le voci interagiscono è abbastanza unico. Vorrei solo che avessimo pensato di fare una versione radio-friendly senza la parola “f**k”. Ci avrebbe aiutato nell’airplay!

 

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