OGGI “BLEED AMERICAN” DEI JIMMY EAT WORLD COMPIE 20 ANNI

 
24 Luglio 2021
 

Nell’estate del 1999, pochissimi mesi dopo la pubblicazione di “Clarity”, i Jimmy Eat World chiudono definitivamente i rapporti con la Capitol Records. Nessun rinnovo di contratto per i quattro ragazzi dell’Arizona, colpevoli di aver espresso a voce un po’ troppo alta il proprio disappunto per la pressoché totale mancanza di sostegno nella promozione del loro terzo album, oggi giustamente considerato un classico del miglior emo. Nonostante il sollievo per essere riusciti a rimettere le mani su un destino che sembrava segnato, il colpo si fa sentire fin da subito; cinque settimane trascorse in Europa per una tournée sorprendentemente fortunata si rivelano più che sufficienti per esaurire tutti i risparmi accumulati con fatiche e sacrifici.

È letteralmente una band sul lastrico quella che registra gli undici brani di “Bleed American”, uscito il 24 luglio 2001 per i tipi della DreamWorks Records. I ragazzi sono messi così male da non potersi neanche permettere di pagare nell’immediato lo stipendio al produttore Mark Trombino che, mosso da un forte sentimento di amicizia, accetta di lavorare gratuitamente, sicuro del successo commerciale di un disco con tutte le carte in regola per scalare le classifiche. E le vendite, difatti, vanno più che bene: cinque singoli nella Billboard Hot 100 valgono quanto un bel biglietto da visita per i Jimmy Eat World, che sfondano le porte del mainstream grazie a un sound fresco e potente in cui il bilancio tra aggressività e accessibilità è perfetto.

Dietro “Bleed American”, però, non c’è solo l’ambizione di chi aspira a un maggiore appeal radiofonico per abbandonare la miseria e trasformare la musica in un vero e proprio mestiere. È vero: da un punto di vista qualitativo, l’album in questione è nettamente inferiore al suo celebre – e celebratissimo – predecessore, ovvero il già citato “Clarity”.

Le sonorità e lo spirito emo restano, ma sembrano quasi costrette a fare a cazzotti per emergere dalla fitta trama compositiva concepita dalle menti di Jim Adkins e Tom Linton. Nel tentativo di ritagliarsi un piccolo spazio nello sterminato scenario del rock commerciale di inizio millennio, i due compiono un impressionante sforzo di fantasia che li porta a diventare dei maestri del songwriting. Nulla viene lasciato al caso: dalle strutture delle canzoni all’attenzione riservata agli arrangiamenti, passando ancora per i ritornelli oscenamente orecchiabili e le melodie cesellate ad arte, ogni minimo aspetto del lavoro viene pensato e dosato in maniera tale da incontrare i gusti di un pubblico giovane ma assortito.

E allora eccolo qui il motivo per cui il ventesimo compleanno di “Bleed American” merita di essere festeggiato: perché è un disco ricco, moderno, stimolante e variegato – pieno di sfaccettature e ricercatezze, nonostante la sua sfrontata semplicità. Un album essenzialmente e genuinamente rock, coraggioso nel modo in cui riesce a esplorare a 360 gradi le potenzialità del genere senza mai rinunciare a quella immediatezza necessaria per spalancare i cancelli della fama.

Davvero troppi i punti salienti per citarli tutti; rischieremo di stare qui a parlarne fino al quarantesimo anniversario. Impossibile però non ricordare con enorme piacere l’esplosività post-grunge della title track, le strane citazioni della weezeriana “A Praise Chorus”, i deliziosi profumi power pop del classicone “The Middle”, gli stop and go della micidiale “Sweetness”, la dolcezza di una ballatona come “Hear You Me”, le fragranze emo pop della tenera e malinconica “If You Don’t, Don’t”, le scosse hard rock di “Get It Faster” e l’irruenza pop punk in salsa ‘60s di “The Authority Song”.

Dispiace un po’ pensare al fatto che un best seller del calibro di “Bleed American”, alla fine della giostra, non sia riuscito a trasformare i Jimmy Eat World in rockstar da arene sold out in ogni angolo del globo. Senza ombra di dubbio, però, ha permesso loro di raggiungere quello stile di vita dignitoso e sereno che tanto agognavano; d’altronde, due milioni di copie non si vendono tutti i giorni!

Data di pubblicazione: 24 luglio 2001
Tracce: 11
Lunghezza: 46:38
Etichetta: DreamWorks Records
Produttori: Mark Trombino, Jimmy Eat World

Tracklist:
1. Bleed American
2. A Praise Chorus
3. The Middle
4. Your House
5. Sweetness
6. Hear You Me
7. If You Don’t, Don’t
8. Get It Faster
9. Cautioners
10. The Authority Song
11. My Sundown

 

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