OGGI “UNPLUGGED” DEGLI ALICE IN CHAINS COMPIE 25 ANNI

 
30 Luglio 2021
 

Vorrei abbracciarvi tutti, ma non posso“, diceva Layne Staley durante una delle tante pause in quella memorabile notte del 10 aprile 1996 al Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music, in occasione dell’”MTV Unplugged”, l’ultima accorata apparizione in pubblico della più oscura perla nell’olimpo grunge, la più fragile, la più riservata, la più sincera”. Così scrivevo in principio dell’articolo per la celebrazione dei venticinque anni dell’omonimo album (o meglio conosciuto come “Tripod”)  degli Alice in Chains, l’episodio più cupo e oppressivo della band di Seattle.

Oggi è la volta di “Unplugged”, che rappresenta l’ultima apparizione live di Layne. In realtà, nello stesso anno gli AIC sostituirono gli Stone Temple Pilots in uno slot di apertura per la reunion dei Kiss. E fu proprio in quell’occasione che Staley andò in overdose dopo il loro concerto a Kansas City il 3 luglio e nonostante si fosse ripreso da quell’incidente, gli AIC non suonarono mai più con Staley (eccezion fatta per una breve sessione per registrare “Get Born Again” e “Died”, che furono successivamente pubblicate nel cofanetto “Music Bank” nel 1999).

“Unplugged” non è solo un capolavoro assoluto nel panorama dei live acustici ma, a parer mio, è il “Live”, nel senso che si posiziona senza dubbio tra le migliori esibizioni dal vivo di sempre. “Unplugged” è un’opera d’arte drammatica per quello che ha rappresentato, emozionale, toccante e, soprattutto, potente nella sua dimensione epica.

Non vi nascondo che quando mi trovo a parlare di Layne e dei suoi AIC sono completamente immerso in una differente prospettiva che mi porta a volte, purtroppo, ad isolarmi e non riuscire ad essere obiettivo. In questo caso, tuttavia, è davvero improbabile se non impossibile non riconoscere la sensazionale atmosfera che ha reso questo concerto un vera e solida pietra miliare.

Chiaro che gli AIC non sono solo Staley e l’amico fenomeno Cantrell, anzi,  Mike Inez, Sean Kinney e, per l’occasione, Scott Olson hanno trasformato l’oscura anima presente nelle sonorità marchio di fabbrica del grunge-metal della band in uno spettacolo vigoroso ed energico, nel quale ogni singolo brano presente nella scaletta – peraltro impeccabile formata da un gioiello dopo l’altro – rivive grazie ad una nuova linfa che si mostra in un’inarrivabile profondità.

Quell’apertura affidata a “Nutshell”, dove ogni commento risulterebbe pleonastico, che sigilla l’entrata in scena di Layne, timido, impacciato e soprattutto quasi irriconoscibile sotto quegli occhiali da sole che nascondono gli occhi pesti e con indosso una maglia che copre braccia e mani in uno modo impaurito, vulnerabile e con un sorriso che, ovviamente, non è più quello di una volta cercando anche di celare quel deterioramento dei denti (si narra addirittura che alcuni gli siano caduti prima dello spettacolo) causati dall’uso di quella dannata eroina.

Nonostante ciò, e con l’aiuto e costante incoraggiamento del fedele amico Jerry, Layne sembra essere a proprio agio ed a volte dotato del suo inconfondibile senso dell’umorismo mentre immerso nel suo mondo, in un climax soffuso da gigantesche candele bianche acquistate dallo stesso Layne al mercato di Pike Place di Seattle, intona inni indimenticabili.  Il picco massimo da pelle d’oca raggiunto in “Down in a Hole” (nella quale Layne sembra avere qualche incertezza in un momento del refrain, lasciando cantare solo Jerry), la già richiamata lacerante “Nutshell”, ma anche “No Excuses” nella sua perfetta veste acustica, hanno reso questa esibizione live una leggendaria esperienza, sia pure nel suo tragico quanto inafferrabile destino.

A tre anni di distanza dall’ultimo live insieme,  in questo “Unplugged” gli AIC dimostrano, se mai ce ne fosse stato bisogno, con imbarazzante semplicità la loro elevata caratura musicale, impareggiabile per tanti, capace di raffigurare indissolubili manifesti grunge come ad esempio “Sludge Factory”,  “Would?” e “Got Me Wrong”, in perfette rappresentazioni incastonate in uno show come pochi messi in scena nella storia della musica. Altri brani come la splendida “Rooster”,  la melodica “Heaven Beside You” ma anche la  delirante e angosciosa “Frogs”, aggiungono lustro al già bottino pieno di pietre preziose.

In prima fila, il giorno della registrazione, anche fan di eccezione ovvero i Metallica che durante lo show verranno omaggiati con l’intro di “Enter Sandman”, prima di “Sludge Factory”, nonché con quello di “Battery”, prima di “Angry Chair” (con Staley alle sei corde).

“Unplugged”, come spesso accade, ha avuto la definitiva consacrazione da parte della critica in un tempo successivo soprattutto dopo il rilascio del video della serata, ma per i fan della compagine di Seattle, me compreso, fu sin da subito una spettacolare prova sonora intrisa di commozione mista a gioia e disperazione nel pensare a quanto stava accadendo al nostro Layne.

La sua particolare e mastodontica voce non poteva che essere carica di impeto e sentimento, potente pur priva di studiati arrangiamenti ad hoc e ciò, rese la sua dipartita un shock per l’epoca e un incontenibile mancanza per il presente.

Nello stesso anno di “Unplugged”, e precisamente il 29 ottobre 1996, Layne iniziò a comprendere di avere le ore contate perché in quel giorno venne a mancare la sua ragione di vita, l’ex fidanzata Demri Lara Parrott, uccisa da un’endocardite batterica dovuta dall’uso eccessivo di droghe. Deciso a vivere in solitudine e lontano dai riflettori, qualche anno dopo Layne, oramai stremato e logorato dall’eroina, venne trovato morto nel suo appartamento di Seattle il 19 aprile. Tuttavia, venne accertato in seguito che la morte era avvenuta due settimane prima del ritrovamento del corpo, il 5 aprile, causata da un’overdose di speedball (miscela di eroina e cocaina), esattamente otto anni prima di Kurt Cobain, morto a Seattle il 5 aprile 1994.

“Unplugged” è l’opera che ha segnato l’ultima esibizione dal vivo con Staley di una della più grandi band della storia. Punto.

Pubblicazione: 30 luglio 1996 (VHS: 8 ottobre 1996/DVD: 26 ottobre 1999)
Durata: 71:26 (DVD: 73:00)
Tracce:13
Etichetta: Colombia Records
Produttore: Alice in Chains, Alex Coletti, Toby Wright, Audrey Morrissey
Registrazione: 10 aprile 1996 al Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music di New York

Tracklist:
1. Nutshell
2. Brother
3. No Excuses
4. Sludge Factory
5. Down in a Hole
6. Angry Chair
7. Rooster
8. Got Me Wrong
9. Heaven Beside You
10. Would?
11. Frogs
12. Over Now
13. Killer Is Me

 

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