CHVRCHES
Screen Violence

[Glassnote / EMI – 2021]
6
 
Genere: Synth pop
Tags:
 
7 Settembre 2021
 

CHVRCHES capitolo quattro e sono passati dieci anni da quando Lauren Mayberry, Iain Cook e Martin Doherty hanno mosso i primi passi musicali, sette dall’esordio “The Bones of What You Believe”. Un periodo che ha trasformato la band scozzese in un successo con tutti gli alti e bassi del caso, tantissima musica e molta attesa per ogni nuova uscita, che fosse il secondo album “Every Open Eye” o l’ultimo non brillantissimo “Love Is Dead”.

“Screen Violence” registrato durante la pandemia mentre Cook era a Glasgow, Mayberry e Doherty invece a Los Angeles doveva essere nelle intenzioni un disco se non proprio spensierato o allegro almeno un po’ più pimpante, strutturato e pensato per evadere dal disastroso mondo degli ultimi due anni. Ha finito invece per diventare un sequel di “Love Is Dead” con i suoi momenti buoni e suoi cali di tensione, un lato synth pop ben marcato che emerge nei singoli “He Said She Said” e “Good Girls” (molto migliori il remix di John Carpenter e la versione interpretata al “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon”) ma non contagia “How Not To Drown” che nonostante la presenza di Robert Smith dei Cure fatica a lasciare il segno.

Decisamente meglio fanno i CHVRCHES in “California” o “Violent Delights” che un posticino tra i singoli l’avrebbero meritato e nel finale con l’uno – due “Nightmares” – “Better If You Don’t” dotato di intensità e forza melodica. Chiusura in crescendo di un disco tra ironia, melodia, pop e hyperpop con gli immancabili sintetizzatori, qualche chitarra e testi, scritti con la solita onestà da Lauren Mayberry, che mettono alla berlina l’odierno mondo digitale e le sue manie di perfezione.

E’ a livello sonoro che il terzetto scozzese sembra essersi arenato, riproponendo formule già note a volte con il dovuto brio, altre con gran mestiere e nulla più. L’autoproduzione, la lontananza non si addicono ai CHVRCHES e rendono “Screen Violence” un album tutt’altro che memorabile, con qualche buon momento. Quarantadue minuti che vanno sul sicuro e potrebbero funzionare bene dal vivo data l’indiscutibile presenza scenica di Lauren Mayberry, Iain Cook e Martin Doherty ma visti i nomi coinvolti (Robert Smith in primis) era lecito aspettarsi qualcosa di diverso.

Credit foto: Sebastian Mlynarski & Kevin J Thomson

Tracklist
1. Asking for a Friend
2. He Said She Said
3. California
4. Violent Delights
5. How Not to Drown (featuring Robert Smith)
6. Final Girl
7. Good Girls
8. Lullabies
9. Nightmares
10. Better If You Don't
 
 

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