“MOLTI FAN PENSANO CHE QUESTO POTREBBE ESSERE IL NOSTRO DISCO MIGLIORE, IL CHE è PIACEVOLE”. I DESPERATE JOURNALIST CI PARLANO DEL LORO QUARTO ALBUM “MAXIMUM SORROW!”

 
17 Settembre 2021
 

Giunti al loro quarto album, i britannici Desperate Journalist di stanza a Londra – formati dal chitarrista Rob Hardy, dal bassista Simon Drowner, dalla batterista Caroline ‘Caz’ Helbert nonché dalla frontwoman Jo Bevan – hanno fatto centro anche stavolta mettendo a segno un altro gran disco. “Maximum Sorrow!” sta ottenendo consensi unanimi ed il successo è davvero meritato, ve lo garantisco! In occasione dell’uscita del nuovo album, dunque, abbiamo approfittato per scambiare due piacevolissime chiacchiere con la band, raggiungendo via e-mail Simon e Jo.

Ciao ragazzi, un vero piacere, come state? Da dove ci state scrivendo?
Jo: Sto bene grazie! Attualmente ti sto scrivendo dalla galleria in cui lavoro.
Simon: Sono a casa, dove ho trascorso la maggior parte degli ultimi 18 mesi.

Sono passati quasi due mesi dall’uscita di “Maximum Sorrow!” e la critica sembra unanime nel ritenerlo un gran bel disco. Personalmente, lo trovo eccezionale e, come sapete, è stato nostro album della settimana. Come state vivendo questo ottimo riscontro? Ve lo aspettavate? Quali sono i commenti più frequenti dei vostri fan?
Jo: Siamo davvero contenti dei riscontri che abbiamo ottenuto sia dalla critica che dal nostro pubblico. È sempre difficile pubblicare qualcosa in cui hai riversato il tuo cuore, la tua anima e dove ci siamo presi alcuni rischi, quindi è un sollievo che le persone lo hanno “capito”. Il primo commento che la maggior parte dei fan ha fatto è stato sottolineare la somiglianza dell’intro di “Everything You Wanted” con quella di “Eye of the Tiger”, che nessuno di noi aveva riconosciuto…!
Simon: Sicuramente più di “Edge of Seventeen” se è quello che mi chiedi! Molti fan pensano che questo potrebbe essere il nostro album migliore, il che è piacevole. Ma in generale si sentono comunque solo i commenti positivi, forse qualche occasionale commento negativo su Twitter.

Le sonorità del nuovo disco sono differenti rispetto al precedente ed ottimo “In Search of the Miraculous” del 2019. L’ho trovato più intenso, più ricercato ed anche più “pop-rock” se mi lasciate passare il termine. Chiaro che la vostra vena “gotica”/post-punk” non è svanita, anzi. Io l’ho definita “gothic-noir” nella mia recensione. Ed, ancora, quali sono gli artisti o le band che di più vi hanno influenzato?
Jo: Non credo che siamo mai stati una band super gotica in realtà, anche se ci piacciono i suoni gotici e alcune band che fanno una sorta di goth… Direi che siamo “goth-adiacenti”. Ci sono così tante band che ci hanno influenzato che è difficile nominarle tutte, e differiscono da un membro all’altro.
Simon: Non sono sicuro dove ci inseriamo. A volte veniamo messi insieme a band goth darkwave elettroniche, come simbolo di indie guitar band. Siamo abbastanza felici di essere “poppy” a modo nostro.

La sezione ritmica è poderosa, direi un vostro marchio di fabbrica con il basso di Simon sempre in risalto. Una scelta ben precisa presumo.
Jo: Sì, il modo in cui Simon suona in questo disco è particolarmente evidente e penso che rappresenti il 50% delle canzoni e dello stile di produzione. Volevamo anche assicurarci che la batteria fosse stratificata correttamente quando abbiamo registrato tutto, quindi l’intera sezione ritmica è rappresentata in modo particolarmente potente questa volta.
Simon: Penso che Rob abbia subito deciso che il basso sarebbe stato mixato un po’ più forte questa volta, il che andava bene al 100% per me.

Parlateci del titolo dell’album e della sua cover art, ho letto che si riferisce al progetto artistico di Kevin Bewersdorf . Inoltre, avete scartato del materiale?
Jo: Il titolo viene dal progetto di internet art di Kevin Bewersdorf sul quale online sono disponibili un bel po’ di informazioni. La copertina è tratta da un progetto che ho fatto presso la scuola d’arte molti anni fa ed è una fotografia dell’interno di una discoteca abbandonata a Londra, dove poi ho macchiato con l’inchiostro e incasinato un po’ l’immagine. Ho pensato che si adattasse al suono generale più strano e misterioso dell’album, pur essendo un’immagine molto suggestiva. Scartiamo sempre un sacco di materiale prima ancora di arrivare in sala prove! Rob è molto (forse un po’ troppo) severo nell’eliminare i demo che pensa non siano all’altezza.

Jo, ho trovato i tuoi testi molto intimi, crudi e schietti. Quali sono le tue maggiori ispirazioni? C’è un filo conduttore, un concept, oppure provengono dalle tue sensazioni ed emozioni in un preciso momento?
Jo: Grazie! Il modo in cui scrivo è scarabocchiare sproloqui/sentimenti/idee sul mio taccuino, che poi si concretizzano in veri e propri testi una volta che trovo un brano musicale che si adatta a loro. Tuttavia, ogni canzone parla di un pensiero, di un’idea, di una persona o di un evento distinti. Cerco di scrivere canzoni che parlano effettivamente di cose perché non sopporto testi vaghi pieni di cliché in cui sembra che il paroliere non si sia impegnato. Voglio comunicare qualcosa quando canto altrimenti mi sembra falso e inutile.

Jo, che dire, la tua voce è davvero notevole. In questo album ho sentito ancora più controllo, precisione, maturità. A volte energica e vigorosa, come ad esempio nel singolo “Fault” o in “Fine in the Family” ed a volte soave e malinconica, come in “What You’re Scared Of” o in “Everything You Wanted” che, peraltro, è il mio brano preferito. Ecco, ci sono dei pezzi nel disco ai quali ognuno di voi è particolarmente legato e per quale motivo?
Jo: Grazie ancora! Penso che il mio miglior cantato finora sia in questo disco. Sono particolarmente fan di “The Victim”, in parte perché sono orgogliosa di come canto in quel brano, ma anche perché penso che sia una canzone che non saremmo stati in grado di realizzare quando abbiamo iniziato, quindi il fatto che l’abbiamo fatta in questo disco sembra un segno di quanto lontano siamo arrivati. Amo la progressione di accordi, la morbidezza iniziale e come si costruisce alla fine, è una canzone molto sofisticata per me, ma ancora con molta emozione.

Molti dei vostri video sono in bianco e nero, penso a “Satellite”, “Resolution”, “Perfect Health”, per citarne alcuni del passato, ma anche agli ultimi video di “Fault” ed “Everything You Wanted”. Da dove deriva questa scelta? Al riguardo, il video di “Everything You Wanted” dove è stato girato?
Jo: Proprio come la musica deve adattarsi alle parole, il video deve adattarsi alla canzone e così abbiamo fatto video in bianco e nero per le canzoni che sentivamo avevano bisogno di quell’estetica. Ci piace anche mescolare le cose visivamente, quindi non vogliamo che tutti i video abbiano lo stesso aspetto. “Everything You Wanted” è stato girato nella mia città natale di High Wycombe, nel Buckinghamshire. Le immagini sul letto sono nella cameretta della mia sorellina!
Simon: Il bianco e nero è un bell’aspetto! D’altra parte “Personality Girlfriend” è davvero brillante e colorata per i nostri standard, è bene mescolare un po’.

Come funziona, invece, all’interno della band il processo creativo? Adattate i testi alla musica o viceversa oppure altro ancora? Ci sono dei ruoli ben precisi al vostro interno?  
Jo: Una volta che abbiamo una struttura completa della canzone da un demo che Rob ha completato, scelgo un testo che si adatti al suono, e poi lo modello ritmicamente in qualcosa che funzioni. Penso sempre alle melodie mentre lo faccio in modo che la melodia e i testi vengano scritti nello stesso tempo.
Simon: Io e Caz di solito ci limitiamo a dare una mano alla canzone ed a suggerire gli arrangiamenti.

Vivete tutti a Londra. Una città incredibilmente stimolante, sempre ricca di nuove tendenze e con differenti culture musicali. Come questa città ha influito sul vostro percorso musicale?
Jo: Beh, ci ha fatto incontrare! Rob e Simon di Birmingham, Caz di Parigi e io di Wycombe. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare un sacco di altre persone in ambienti musicali, cosa che non avremmo potuto fare vivendo altrove, il che ha inevitabilmente aperto i nostri occhi su nuovi artisti. Non parlo per il resto della band, ma mi sento cresciuta e cambiata molto nel tempo vivendo qui (mi sono trasferita quando avevo 18 anni e ora ne ho 34) e il suo paesaggio mi ha accompagnato attraverso un’enorme quantità di tumulti e momenti meravigliosi. Alcune delle canzoni dell’album sono ispirate a Londra o ai momenti vissuti a Londra, “Fault”, “Utopia” e “Was It Worth It?” soprattutto.
Simon: Londra è un ottimo posto per fondare una band e un ottimo posto per guardare altre band. Ma è difficile dire se o come vivere qui abbia effettivamente influenzato il suono di ciò che facciamo.

Che rapporto avete con la vostra etichetta Fierce Panda e se vi sentite pronti per il passaggio ad una major eventualmente oppure la cosa  non vi interessa? Siete al quarto album oramai e, a mio modo di vedere, non avete sbagliato un colpo.
Jo: Abbiamo un buon rapporto. Ci supportano molto ed si entusiasmano per noi e non ci dicono mai cosa fare, il che funziona per noi! Fierce Panda ha sempre detto fin dall’inizio che a loro piace quando riescono a far firmare una piccola band con una major, quindi non credo che ci sarebbero problemi se ciò accadesse.
Simon: Sono una bella piccola realtà. Penso che ora siamo l’unica band ad avere 4 album pubblicati da Fierce Panda.

Come vi siete conosciuti e da dove viene il nome della band? 
Simon: Io e Rob abbiamo suonato in una band a Birmingham prima di trasferirci a Londra insieme, poi ho formato una band con Jo. Quando si sono separati ci siamo riuniti tutti con Caz, che cantava e suonava la chitarra ma voleva farne parte. Per quanto riguarda il nome della band…Google, “The Cure Desperate Journalist” 🙂

Cosa c’è oltre la musica per i Desperate Journalist? Trovate difficile conciliare musica, lavoro, tempo libero, affetti?
Jo: C’è sempre stato un equilibrio tra la band e il lavoro, ma è quello che dobbiamo fare per pagare l’affitto e mangiare, è un dato di fatto. Tuttavia, non credo che le altre aree della vita siano difficili da negoziare.
Simon: Sarebbe fantastico dedicare più tempo alla band, ma vivere a Londra non è economico quindi ci adattiamo al lavoro e a tutto il resto.

State per iniziare un tour nel Regno Unito. State pensando, impegni permettendo, a qualche data nel resto d’Europa, magari anche in Italia? Sarebbe bello!!
Jo: Ci piacerebbe assolutamente suonare in Italia e in tutta Europa, ma al momento a causa dell’assoluta idiozia della Brexit sembra troppo complicato e costoso… Ma speriamo davvero di trovare un modo per aggirare questo problema perché girare l’Europa è fantastico.
Simon: Mi piacerebbe venire di nuovo in Italia, l’ultima volta è stato un po’ un disastro. La pioggia ha fermato tutto!

Avete qualche band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?
Simon: Al momento mi piace “Everything & Nothing” dei The Violent Hearts. Anche Emily Breeze, Slime City e Liines, con cui suoneremo presto.

Per finire, potete scegliere una vostra canzone da usare come soundtrack per questa intervista?
Simon: “Poison Pen” sembra appropriata. Stiamo per suonarla dal vivo per la prima volta in assoluto, ed è probabilmente una delle migliori canzoni del nuovo album.

Grazie mille per il vostro tempo ragazzi. In bocca al lupo per il nuovo album! Ciao!
Jo e Simon: Grazie a te!

 

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