ALBUM: THALA
Adolescence

 
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29 Settembre 2021
 

Certe recensioni si scrivono da sole, anzi, sono già state scritte. Le nostre lodi alla fanciulla tedesca era iniziate con il WR a lei dedicata nel maggio di quest’anno. In quell’articolo ripercorrevo le tappe che l’hanno portata a questo incantevole “Adolescence”, esordio che esce marchiato dalla coppia di etichette Born Losers Records di Philadelphia e Duchess Box Records di Berlino.

Le lodi, i riferimenti e le suggestioni di quell’articolo dedicata a THALA vanno ora riprese e amplificate per questo esordio che a conti fatti non può che meritarsi un 8 in pagella. Delicata e suggestiva già nell’approcio vocale, come se nella sua voce si mescolasse il velluto raffinato di Hope Sandoval e il languore di Lana Del Rey, la fanciulla berlinese non fa mistero di amare il sound carezzevole e crepuscolare di Mazzy Star e Beach House. Il torpore slowcore che scivola in bagliori di “Serenade” o “Moonlight Shadows”, tanto per citare un paio di titoli, farebbe la sua ottima figura nella discografia di tuti gli artisti citati qui sopra.

L’adolescenza come spunto di partenza è stato spesso usato nella musica e anche in questo caso THALA ci presenta pagine del suo diario personale, in un percorso di crescita tutt’altro cje finito e tutt’altro che scevro dalle contraddizioni del periodo. A dispetto di una tematica comunque usata spesso e di riferimenti musicali ben chiari e lampanti, la nostra THALA incanta realmente, sia quando si muove dolce ed elegante (la conlusiva “Nan” è veramente una carezza notturna che ci lascia senza fiato), ricca di grazia assoluta come una veterana a dispetto della sua giovane età, sia quando si lascia andare e ci chiede, immaginiamo con un sorriso irresistibile, di seguirla per ballare e lasciarsi andare (“Contraddictiions” è ha ricami jangle-pop che ci fanno impazzire e “Weep” è semplicemente zucchero filato pop che scherza con lo shoegaze). I suoni ovattati del dream-pop che guardano agli anni ’80, evocati in certe ritmiche e suggestioni, si ritrovano in una perla come “Takemeanywhere” o nella bolla magica che avvolge “Something In The Water”. L’andamento sbarazzino di “Diditagain” funziona ancora su questo binario, mentre l’apertura con la title track è uno di quei biglietti da visita che spalancano perfettamente le porte su un mondo fantastico. Un disco variegato quindi, tutt’altro che statico e scontato, che brilla per melodie davvero vincenti su tutti i fronti.

THALA esordisce in modo perfetto e per noi è amore. Amore e batticuore pop.

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