OGGI “KOLLAPS” DEGLI EINSTURZENDE NEUBAUTEN COMPIE 40 ANNI

 
5 Ottobre 2021
 

Quarant’anni dalla pubblicazione di “Kollaps” – ovvero quarant’anni di lamiere arrugginite che si contorcono, vecchie ferraglie che si infrangono e rottami inutili che vengono scaraventati violentemente contro blocchi di cemento armato. La colonna sonora ideale per un ipotetico film ambientato in un inferno suburbano; un luogo grigio e disperato popolato da anime in pena il cui unico modo per dimostrare di essere vive è urlare, strepitare e produrre un baccano ai limiti dell’umana sopportazione.

Il debutto ufficiale degli Einstürzende Neubauten, nonostante l’età ormai avanzata, non sembra invecchiato di un giorno; un disco così particolare e rivoluzionario da risultare totalmente fuori dal tempo, come fosse sospeso su una fitta nube di smog che volteggia tra passato, presente e futuro. Una fonte ineguagliabile di emicranie e fischi alle orecchie? Sicuramente sì; ma anche un capolavoro di totale disobbedienza nei confronti della stilemi della musica di facile ascolto.

Qui non c’è davvero alcun spazio per le melodie, i ritornelli orecchiabili o le strutture chiare e definite che caratterizzano la stragrande maggioranza dei brani che siamo abituati ad ascoltare in radio. A regnare è il caos prodotto dai rifiuti e dagli scarti industriali trasformati in atipici strumenti dal cantante Blixa Bargeld e dai percussionisti N.U. Unruh e F.M. Einheit, tre ragazzi di Berlino Ovest artefici di un suono tanto primitivo quanto ipertecnologico.

Un coacervo indistinto di rumori ruvidi, stridenti e lancinanti, sotto i quali divampano le passioni di una band già pronta a mettere a ferro e fuoco – da intendersi nella maniera più letterale possibile – i palcoscenici di mezzo mondo.

Sembra incredibile a dirsi, ma la vera forza di un disco assolutamente brutale come “Kollaps” sta nella sua costante tensione alla bellezza. Il frastuono folle e assordante messo su nastro dagli Einstürzende Neubauten non è frutto della follia cieca di un manipolo di pazzi, ma del desiderio di un gruppo di giovani sognatori che sa che per poter costruire un mondo migliore è necessario fare tabula rasa del precedente.

È il ritmo gelido e impietoso della distruzione quello che rende diabolicamente accattivanti brani come “Tanz Debil”, “Steh Auf Berlin” e “Schmerzen Hören (Hören mit Schmerzen)”. C’è odio ma anche moltissimo amore nelle dissonanze aliene e alienanti alla base dell’intero album; un sentimento di rinascita e armonia che troviamo ben nascosto sotto le fragorose distorsioni della scheletrica “Jet’m”, una rilettura super-irriverente del classico gainsbourgiano “Je t’aime… moi non plus”.

La voce a tratti bisbigliante, a tratti straziante di Bargeld risponde a tono ai martelli pneumatici, alle seghe circolari e ai colpi devastanti che vengono assestati sui ferrivecchi, sulle lame metalliche e sui fusti di latta recuperati nelle peggiori discariche della Repubblica Federale di Germania.

Spazzatura generalmente inutilizzabile che, nelle mani degli Einstürzende Neubauten, si tramuta in materiale grezzo da impiegare per dar forma a nuovi linguaggi sonori, spesso ulteriormente “sporcati” dalla chitarra elettrica (“Kollaps”, “Abstieg & Zerfall”), dalle tastiere (“Sehnsucht”) e dai più innovativi campionamenti (“Vorm Krieg”, “Negativ Nein”, “Hirnsäge”). Da un’abile opera di riciclaggio, la nascita della moderna musica industrial. Questa sì che è vera sostenibilità!

Data di pubblicazione: 5 ottobre 1981
Tracce: 13
Lunghezza: 38:58
Etichetta: ZickZack Schallplatten
Produttori: Einstürzende Neubauten

Tracklist:
1. Tanz Debil
2. Steh Auf Berlin
3. Negativ Nein
4. U-Haft Muzak
5. Draussen Ist Feindlich
6. Schmerzen Hören (Hören mit Schmerzen)
7. Jet’m
8. Kollaps
9. Sehnsucht
10. Vorm Krieg
11. Hirnsäge
12. Abstieg & Zerfall
13. Helga

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