“TUTTO IL NOSTRO AMORE PER L’ELETTRONICA E LA MUSICA INDIE”: I SEA FEVER CI PARLANO DEL LORO ESORDIO

 
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11 Novembre 2021
 

Si intitola “Folding Lines” l’album di debutto dei Sea Fever, una nuova band di Manchester formata da cinque musicisti che definire navigati è poco. Nel gruppo, infatti, militano ben due membri dei New Order (il bassista/chitarrista/tastierista Tom Chapman e il chitarrista Phil Cunningham, ex Marion) e uno storico collaboratore di Johnny Marr, ovvero il cantante/chitarrista Iwan Gronow. A completare la line up sono la cantante Beth Cassidy e il batterista Elliot Barlow. Un quintetto composto da espertissimi esordienti che, mossi da un’insanabile passione per l’elettronica e l’indie rock, hanno unito le loro forze per dar vita a un disco di grande impatto. Per conoscere meglio il nuovo mondo dei Sea Fever, ci siamo fatti una lunga chiacchierata in compagnia di Tom Chapman e Iwan Gronow. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao ragazzi, come vanno le cose in Inghilterra? Avete già dei piani per promuovere il disco? Un tour magari?
Tom Chapman: Tutto bene, grazie. Le cose stanno lentamente tornando alla normalità qui nel Regno Unito. La musica dal vivo sta tornando, quindi siamo molto felici di poter finalmente uscire e suonare. Recentemente abbiamo fatto un concerto a Manchester al “Night and Day”, un famoso club nel Northern Quarter, per presentare l’album. È andato molto bene! In calendario abbiamo un altro paio di date nel periodo natalizio, sempre nel Regno Unito. Per venire in Italia dovremo attendere il 2022.

Cosa potete dirci della storia di “Folding Lines”, il vostro album di debutto? Lo avete scritto e registrato prima dell’inizio della pandemia?
Tom Chapman: Era da tempo che io e Iwan stavamo pensando di lavorare insieme, ma c’era sempre qualche altro impegno a impedircelo. Nel luglio 2019 però gli ho fatto ascoltare alcune demo di canzoni, da lui subito molto apprezzate e arricchite con alcune idee per la voce. Da qui l’idea di formare una band: Phil Cunningham, Beth Cassidy ed Elliot Barlow si sono uniti a noi per completare la formazione e da allora abbiamo iniziato a sviluppare un suono tutto nostro. Abbiamo fatto un viaggio in Francia, in Bretagna, portandoci dietro la nostra attrezzatura da studio e gli strumenti. Abbiamo trascorso una settimana in un cottage per scrivere alcuni brani; è stata una cosa diversa per noi, non avevamo mai fatto nulla del genere precedentemente. Siamo tornati a casa con un paio di canzoni tra le quali “The Finder”, che abbiamo inserito nel disco. Tutto è diventato più difficile con il lockdown: il lavoro a distanza ha rallentato un po’ il processo creativo ma, alla fine della storia, siamo riusciti a portare a casa il risultato. Se non altro abbiamo avuto la possibilità di riflettere bene sulle canzoni per rielaborarle con calma. “Satellite”, l’ultima traccia che abbiamo scritto e registrato per il lavoro, è nata durante il secondo lockdown. È piaciuta subito a tutti.

Una cosa che salta subito all’orecchio, ascoltando buona parte delle canzoni presenti nell’album, è la presenza degli archi. Direi che è addirittura predominante in brani come “Built To Last”, “Folding Lines” e “Satellite”. Da dove viene il vostro interesse per i suoni orchestrali?
Tom Chapman: Sono sempre stato molto interessato alle colonne sonore. Il lavoro di Ennio Morricone ha avuto una grande influenza sulla mia scrittura. In tutta sincerità credo che gli archi aggiungano un altro strato melodico alle nostre canzoni, in modo tale da completare quanto fatto dalle voci, dalle chitarre e dai synth. In larga parte le sezioni d’orchestra presenti sul disco sono state programmate ed eseguite con strumenti digitali, oltre a esser sostenute da un quartetto d’archi. Philip Rousamanis ha realizzato per noi degli arrangiamenti realmente capaci di aggiungere elementi di malinconia e un tocco umano alla nostra musica. Volevamo creare il nostro universo musicale e renderlo il più ricco possibile.

Iwan Gronow: Per quanto riguarda le parti vocali, gli archi si sono rivelati un aiuto fondamentale nel trovare idee. Il modo in cui si intrecciano con la voce fa emergere le melodie in maniera netta.

Siete di Manchester. Una città storicamente importante per l’evoluzione della new wave e del post-punk. Tutto ciò ha avuto un’influenza sulla vostra musica? Immagino siate affezionati alle vecchie produzioni della Factory!
Tom Chapman: Le influenze ci sono sempre, sia per quanto riguarda il luogo che le band di provenienza. Per questo lavoro dei Sea Fever, tuttavia, abbiamo provato a creare un paesaggio musicale tutto nostro.

Iwan Gronow: Credo sia un qualcosa di estremamente evidente, soprattutto in canzoni come “Folding Lines” che vivono di una miriade di influenze diverse. Abbiamo cercato di fare in modo che ogni traccia avesse la propria identità.

Tutti e cinque potete vantare esperienze musicali di altissimo livello. Hanno avuto un peso sull’evoluzione della musica dei Sea Fever? O preferite considerare la band come qualcosa di completamente nuovo?
Tom Chapman: Sì, con i miei interventi sull’album “Music Complete” dei New Order ho avuto la possibilità di migliorare il mio lavoro come compositore e produttore. Ho imparato molto da quel disco. Un’esperienza che mi è tornata utile quando ho iniziato a scrivere le tracce di “Folding Lines”.
Iwan Gronow: Conosco Johnny [Marr, ex chitarrista degli Smiths N.d.R.] da quasi tutta la mia carriera nel mondo della musica. Mi ha insegnato molto. Anche la mia terra d’origine, la Cornovaglia, e le esperienze maturate nel corso degli anni hanno influito in maniera determinante sulla mia scrittura. Il tempo trascorso con i membri dei Sea Fever ha avuto un impatto determinante sul suono finale dell’album. È qualcosa di cui sono molto orgoglioso.

Una cosa che mi colpisce in maniera particolare delle dieci canzoni di “Folding Lines” è il perfetto equilibrio tra i suoni del rock e quelli della musica elettronica. A quali generi musicali vi sentite più vicini?
Tom Chapman: È nella natura stessa della nostra band: ogni membro porta influenze diverse, spingendo il suono dei Sea Fever verso direzioni musicali sempre diverse.

Iwan Gronow: Rock, dance, new wave…nessuna influenza viene scartata. Abbiamo gettato tutto nel mix dei Sea Fever.

Mi piace molto “De Facto”, probabilmente la canzone più ballabile di tutto il disco. Potete raccontarci la storia del brano? Personalmente, ci sento una forte influenza dance – forse anche un po’ di industrial rock.
Tom Chapman: “De Facto” è un esperimento. Lo abbiamo pensato come brano dance. C’è un grande lavoro di programming; ho voluto fare tutto utilizzando solamente due synth, ma li ho spinti al limite. La canzone ha una struttura insolita, con molti colpi di scena.

Iwan Gronow: Si tratta di un gran pezzo da suonare dal vivo, perché sa come coinvolgere e far ballare gli spettatori. I contenuti del testo sono molto attuali, li lascerei all’interpretazione degli ascoltatori. Detta in tutta sincerità è una delle mie tracce preferite, ha un backbeat martellante e un messaggio chiaro.

Quali sono state le principali influenze sul disco? Sia in termini di musica che di contenuto dei testi.
Tom Chapman: In questo disco c’è tutto il mio amore per l’elettronica e la musica indie. Oltre alla forza di ogni singolo membro dei Sea Fever. I testi sono molto eterogenei; direi che nessuno di loro tratta esclusivamente di un singolo argomento. Sono ricchi di soggetti ed esperienze. Non solo le mie esperienze personali – quelle di Beth [Cassidy, seconda voce dei Sea Fever N.d.R.] e le mie. Amo questi testi perché possono essere interpretati liberamente dall’ascoltatore, in modo tale da farsi una propria idea delle canzoni.

 

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