MICK ROCK, THE MAN WHO SHOT THE SEVENTIES

 
26 Novembre 2021
 

Gli anni Sessanta. Gli Settanta, Gli anni Ottanta. Gli Anni Novanta. Il nuovo Millennio.

Epopee musicali diverse, ciascuna con le proprie caratteristiche peculiari, con le proprie mode e i propri suoni. Ciascuna con i propri miti, i propri eroi, le proprie icone, le proprie immagini. Immagini, che se guardiamo ai 70s, sono indissolubilmente legate ad un fotografo in particolare: Michael Rock. In un’intervista della BBC venne definito come l’uomo che fotografò gli anni Settanta ed è assolutamente vero. I suoi scatti di personaggi come David Bowie, Syd Barrett, Lou Reed, Freddy Mercury, Blondie o Iggy Pop appartengono ormai all’immaginario collettivo, oltre che ad esser essi stessi una sintesi, un simbolo, un’icona di quel decennio, della sua follia, dei suoi oltraggi, delle sue nevrosi, delle sue appassionanti dannazioni.

Ziggy Stardust vivrà, per sempre, in quelle foto, perché l’obiettivo di Mick Rock era in grado di attraversare la materia, riuscendo a cogliere ed immortalare la vera essenza delle creature che aveva davanti; creature che, come i vampiri, i lupi mannari o le kitsune, potevano cambiare il proprio aspetto fisico, i propri colori, le proprie forme e trasmettere stati emotivi profondamente diversi e spesso contrastanti tra loro. Ma, grazie anche a Mick Rock, questi elementi caotici e dissonanti, malevoli e benevoli, oscuri e luminosi, si equilibravano alla perfezione e si disponevano con ordine, come se essi fossero da sempre parte di un’unica splendida, pacifica ed enorme costellazione.

Una costellazione che passa attraverso gli album leggendari ai quali Mick diede il suo contributo: “Raw Power” degli Stooges, “Transformer” di Lou Reed, “The Madcap Laughs” di Syd Barrett.

Le sue foto sono divenute la reale testimonianza della grandezza di quei personaggi, ma anche della loro fragilità e delle loro debolezze, dei voraci fantasmi che si agitavano nelle loro anime inquiete, perché esse narrano – senza l’utilizzo di note o parole – storie umane di dipendenza e di solitudine, di disperazione e di rinnovamento. Storie che, in fondo, ci restituiscono delle persone, non soltanto delle leggende irraggiungibili, uomini e donne con le proprie fobie e i propri difetti, con il proprio bagaglio di sofferenze, delusioni e sconfitte, esattamente come accade anche noi. Oltre le apparenze, le membra esili, gli occhiali da sole, i giubbotti di pelle, le acconciature stravaganti, i canoni estetici del punk o del glam rock, Mick Rock seppe cogliere la verità.

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