SPOTIFY, IL SACRIFICIO E IL POTERE SACRO DELLA MUSICA: UN PENSIERO APPROFONDITO DI TIM ARNOLD

 
di
8 Dicembre 2021
 

di Tim Arnold (musicista inglese)

Credo che la recente decisione di Spotify di investire 100 milioni di dollari in Helsing, una società di tecnologia che usa l’intelligenza artificiale per implementare la sicurezza (così è la descrizione, da contratto), mandi un messaggio pericoloso ad ogni altro CEO di un servizio musicale globale, e ci costringa a chiederci se stiamo tutti sacrificando l’eticità per la convenienza.
Il tessuto stesso della musica è sempre stato un’energia intangibile che ha unito le comunità di tutto il mondo. Quando la lingua, la religione, la razza o qualsiasi altra categoria di identità sociale a volte non riescono a unirci, la musica ci riesce sempre. Ci collega al nostro bisogno collettivo e innato di qualcosa di sacro.

Sacro significa trattato senza violazione.

Durante il mandato di Daniel Ek come CEO di Spotify, probabilmente il portale di musica popolare più conveniente del pianeta, è stato responsabile della modifica dei nostri atteggiamenti e comportamenti verso la musica, insieme alle grandi etichette discografiche che hanno permesso il suo modello di business. Ha modificato il modo in cui sperimentiamo la musica, la valutiamo e come vi accediamo o vi partecipiamo.

Qui nel Regno Unito, stiamo cominciando a fare passi avanti per far sì che i servizi di streaming musicale remunerino equamente i creatori di musica, grazie a un gruppo instancabile di persone sia nella nostra industria e nel governo, che hanno fatto una lunga e dura campagna per migliorare “un campo di gioco ingiusto” per chi fa musica, campo di cui Spotify è responsabile.
Sir Paul McCartney, ad esempio, ha firmato una lettera aperta per la riforma dello streaming e il deputato Kevin Brennan ha presentato in Parlamento una proposta di legge privata sullo streaming.

Il cuneo invisibile che Spotify ha creato tra i fan della musica e i creatori di musica è, per alcuni di noi, una frustrazione quotidiana che stiamo cercando di affrontare con passione e sensibilità. La piattaforma offre ai fan della musica un piano comodo e conveniente per rendere la musica accessibile, cosa che nessun fan della musica potrebbe contestare. È un sogno che diventa realtà per tutti noi essere in grado di accedere a qualsiasi musica vogliamo, ventiquattro ore al giorno. Ma la realtà è tutt’altro che un sogno. Chi crea musica non può sopravvivere con la parte di reddito che Spotify divide con i musicisti. In effetti, i fan della musica ottengono tutto per un piccolo sacrificio mensile, chi fa musica sacrifica molto per ben poco in cambio e Spotify non sta facendo alcun sacrificio. Infatti…Spotify sta accumulando abbastanza soldi per investire in una società che può trarre profitto dalla guerra. Soldi generati dagli abbonamenti di Spotify stesso.

Oltre a non pagare equamente i musicisti, Daniel Ek sta ora usando i soldi che ha ricavato dai musicisti per finanziare un’azienda la cui unica priorità è assicurarsi contratti lucrativi con le agenzie militari, la cui unica occupazione nell’ultimo secolo è stata la guerra.

Vorrei esortare Daniel Ek a ripensarci e implorarlo di cambiare idea, ma temo che le speranze di un musicista indipendente cadranno su orecchie sorde. Dopo tutto, più di 180 noti musicisti hanno già firmato una lettera aperta contro il brevetto di monitoraggio di Spotify che Daniel Ek ha ignorato.

Quelli di noi che creano il ponte tra Spotify e i suoi consumatori lo hanno fatto attraverso l’ispirazione e l’illuminazione di icone musicali che erano tutte allineate con il movimento contro la guerra. Non so se Daniel Ek conosce il commento sociale di artisti come Bob Dylan, John Lennon, Pussy Riot, Bob Marley, Joan Baez, Kate Bush o Nina Simone, ma tutti questi artisti hanno protestato, attraverso la canzone, contro la guerra, oltre a fornire alla sua azienda una ricca cultura di musica innovativa e socialmente consapevole, di cui la sua azienda beneficia. Per Spotify sostenere i benefici economici della crescita aziendale attraverso la guerra, anche se è posizionata come “difesa”, è un insulto multiplo alla musica e una ferita ancora più profonda all’umanità stessa.

Abbiamo familiarità con i politici che sono fuori contatto e scollegati dai civili che sono pagati per proteggere, ma per uno dei più ricchi CEO della musica nel mondo, mostrare questa disconnessione e mancanza di rispetto per la comunità globale che ha permesso la sua posizione di potere, è al di là di ogni credo. Spotify ha inviato un messaggio a tutti i servizi musicali del mondo, che la musica è una merce per sostenere la nozione obsoleta che investire nel conflitto è un bene per gli affari. E lo fa in un momento in cui la struttura sistemica delle nostre economie è sotto esame e in una imprevedibile transizione di reset. Come utente di Spotify, questo mi ha fatto pensare intensamente in quale lato della storia vorrei essere ricordato. Questa è un’opportunità unica nella vita di sostenere uno dei più magici deterrenti del conflitto che abbiamo mai avuto: la musica.

Se sosteniamo Spotify a continuare su questa strada, stiamo tutti accendendo una luce verde per altri servizi musicali che usano la musica per facilitare il conflitto.

Come cantante, cantautore e artista, non voglio certo che la mia musica sia complice di questo sviluppo grossolanamente sbagliato e immorale.

Ecco perché sto rimuovendo la mia intera discografia da Spotify. Ho poco potere o influenza per fare la differenza con l’atteggiamento prepotente di Spotify nei confronti della musica. Ma come unico detentore dei diritti di tutti e 23 i miei album, questo è un piccolo potere che posso esercitare, per mettere un piccolo riflettore sulla perversione aziendale della musica di Spotify. Non sono Taylor Swift, i Beatles o Dua Lipa, quindi questo è un enorme sacrificio per me. Mi farà male professionalmente in termini di esposizione il togliere la mia musica da Spotify. Soprattutto perché sto per pubblicare il mio prossimo album. Ma il sacrificio è guidato dalla nostra intenzione e non dalla nostra perdita personale. E la mia intenzione è di fare qualcosa che non violi la musica o il suo potere di tenere insieme la nostra comunità.

Se tu, lettore, ti senti spinto a lasciare Spotify e non sai come continuare ad ascoltare la musica che ami, allora ti suggerisco di unirti a uno degli altri servizi di streaming per la musica mainstream che ti piace, e poi di unirti anche a Bandcamp per ascoltare gli artisti DIY come me.

Credo nella scelta personale, quindi se continuerete a usare Spotify, rispetto questa scelta. Tuttavia, spero vivamente che questo scritto possa illuminare le menti dei miei colleghi artisti, degli abbonati a Spotify e di altri servizi musicali a mantenere una visione aperta e a considerare che pensare in modo diverso, quando lo facciamo insieme, può produrre un vero cambiamento nel mondo. Non chiederei mai a nessun altro di fare come me, ma sono felice di fare questo sacrificio personale se significa che il futuro della musica e il suo posto sacro nelle nostre vite non saranno mai sacrificati. La guerra è finita. Se lo volete.

Per tutti i miei fan che hanno usato Spotify per ascoltare la mia musica, ho creato uno sconto del 90% su tutta la mia discografia su Bandcamp, così sarà ancora possibile ascoltare in streaming tutta la mia musica, per sempre, via Bandcamp. Tutto quello che dovete fare è 1) Mandarmi un messaggio per chiedere il codice, io manderò il codice e poi sul mio Bandcamp e riscuoterete il vostro sconto. Godetevi l’ascolto della musica in modo etico su un servizio musicale che ha a cuore il rapporto tra fan e chi fa musica.

Photo: Pmk58, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

 

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