TOP TEN ALBUM 2021 DI VALENTINA NATALE

 
25 Dicembre 2021
 

#10) HEY, KING!
Hey, King!
[ANTI]
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Si presentano con un biglietto da visita di tutto rispetto le Hey King! : un album d’esordio prodotto da Ben Harper e il supporto di un’etichetta prestigiosa come la ANTI. Natalie London (voce, piano, chitarra e un mucchio di altre cose) e Taylor Plecity (batteria, percussioni, voce) hanno grinta e energia, mettono insieme rock, pop, influenze jazz, tex mex e country folk. Idee chiare e disco trascinante

#9) PALOMINO BLOND
ontheinside
[Palomino Blond & Limited Fanfare]
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Viene da Miami uno degli esordi dell’anno e a comporlo sono i Palomino Blond, quartetto che conquista con un mix di adrenalina, armonie e muri di chitarre, melodie shoegaze e vivacità alt rock. Ventisei minuti validi, suonati con la giusta passione e una buona dose di dinamismo, declinati in sette brani dall’ottimo potenziale. “Sometimes sounds evil, sometimes sounds pretty

#8) SQUID
Bright Green Field
[Warp]
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Altro esordio interessante quello dei ragazzi di Brighton capaci di mettere insieme post punk rabbioso e momenti quasi melodici, impertinenza e Talking Heads con istinto e razionalità. Convincenti quando alzano il ritmo e anche quando lo abbassano confermano di essere una delle band britanniche della nuova leva da seguire attentamente

#7) LITTLE SIMZ
Sometimes I Might Be An Introvert
[AGE 101 MUSIC]
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Ye o Drake? Meglio Little Simz. Musicista e attrice, non ha bisogno di grandi eventi né di viver per mesi in uno stadio vuoto. La sua forza è tutta nell’ora e cinque minuti di “Sometimes I Might Be An Introvert”. Il disco della maturità, un racconto avvincente tra autobiografia, rap e R & B che assume a tratti toni quasi epici senza paura né timore

#6) THE WEATHER STATION
Ignorance
[Fat Possum]
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Per la serie come ridare dignità a una parola negativa. “Ignorance” nuovo album di Tamara Lindeman è un disco intelligente, ben arrangiato, vario nello stile ma mai musicalmente arrogante. Non più folk e non ancora jazz, semplicemente aggraziato e vivace con punte di malinconia che favoriscono ascolti multipli. Un momento di svolta per l’artista canadese

#5) SUN JUNE
Somewhere
[Run For Cover/Keeled Scales]
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Secondo album per i Sun June che confermano quanto di buono avevano fatto vedere con l’esordio “Years”. Laura Colwell e Stephen Salisbury (diventati nel frattempo coppia anche nella vita) Michael Bain, Sarah Schultz e Justin Harris passano dal “Regret pop” a un “Sad pop” sempre malinconico ma più romantico, maturo, elegante con la carica giusta per non passare inosservato.

#4) BLACK COUNTRY NEW ROAD
For The First Time
[Ninja Tune]
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I Black Country, New Road sono figli putativi della fertilissima scena jazz inglese ma il loro è uno stile contaminato da elementi di no wave, post rock, con un atteggiamento indipendente e sicuro di sé. Arrivano al primo disco con un’esperienza da piccoli veterani e si sente in ogni nota di sei brani che giocano col concetto di improvvisazione e libertà creativa

#3) ARLO PARKS
Collapsed In Sunbeams
[Transgressive]
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Difficile mantenere i nervi saldi quando hai tutti gli occhi puntati addosso. Arlo Parks ci è riuscita e ad appena vent’anni ha realizzato un esordio eclettico, vivace, onesto, riuscendo a rallegrare i mesi più bui dell’anno con la sua voce carezzevole ma già molto sicura di sé. Non ci sono dubbi. A Star Is Born

#2) CRISTINA DONA’
deSidera
[Fenix Music]
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La nuova creatura un po’ selvatica di Cristina Donà è nata grazie al crowdfunding, un disco eterogeneo che viaggia tra echi di elettronica preistorica e tanta grinta, arrangiamenti scarni e armonie cristalline, rabbia e malinconia. Incredibile il lavoro fatto nei testi mai così diretti e allusivi, circondati spesso da melodie dissonanti o minimali che rendono “deSidera” un ascolto complesso ma infinitamente soddisfacente

#1) LOW
Hey What
[Sub Pop]
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Guardare avanti con grinta è il motto dei Low del 2021. Tredicesimo album in ventisette anni per Alan Sparhawk e Mimi Parker qui nella loro versione più rumorista e rumorosa, epica e spettrale, un mare di suoni in tempesta governati dal fido produttore BJ Burton. “Hey What” ricorda la gelida ferocia contenuta a malapena di certi dischi di Nico, un misto di terrore e dolcezza che scuote e scalda

 

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