JESSE THE FACCIO CI RACCONTA IL SUO NUOVO EP E CI DICE CHE “RAPPRESENTA UN PERIODO DECISAMENTE BUIO, DOVE HO AVUTO TEMPO PER SOFFERMARMI SU ME STESSO, GUARDARMI DENTRO”

 
26 Dicembre 2021
 

Dopo aver realizzato il suo album “Verde” nei primi mesi dello scorso anno, Jesse The Faccio ha pubblicato da poche settimane, via Dischi Sotterranei, un nuovo EP, “Le Cose Che Ho”, dove “si mette completamente a nudo, con coraggio, affrontando tematiche profondamente personali e dando forma al suo lavoro più difficile e delicato finora.” Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa nuova release per contattarlo via e-mail e farci raccontare sia dell’EP che delle sue esperienze di questi ultimi due anni. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao, come stai? Come stanno andando le cose a Padova? L’ultima volta che hai parlato con la nostra webzine avevi appena pubblicato “Verde”. Da allora il mondo è cambiato totalmente per tutti: ci vuoi raccontare qualcosa della tua esperienza come musicista di questi ultimi due anni? Hai avuto più tempo a disposizione per scrivere?
Ciao! Dai, tutto bene. A Padova tutto abbastanza uguale devo dire, però si procede, c’è comunque del fermento in città nonostante i tempi non proprio okay.
Sicuramente ho avuto più tempo, ma ho fatto anche molta più fatica devo dire. Le prime chiusure mi hanno bloccato anche a livello artistico, pian piano mi sono ripreso e con me la mia scrittura e musica fino ad arrivare alla pubblicazione di “Le Cose Che Ho”. Si è pure suonato e pare che si possa ricominciare un po’ più seriamente dal 2022, quindi bisogna stare sul pezzo! Io sono carico.

Il tuo nuovo EP, “Le Cose Che Ho”, è appena uscito da poche settimane: che significato ha questo titolo?
Rappresenta un periodo decisamente buio, dove ho avuto tempo per soffermarmi su me stesso, guardarmi dentro e capire effettivamente le cose che mi rimanevano dal pre pandemia al post pandemia: sono sentimenti, sensazioni, modi di vivere, persone, gran poco di materiale in verità.

Ci puoi raccontare di che cosa parlano le quattro canzoni che lo compongono? Il tuo songwriting quanto è stato influenzato dalla pandemia e da tutto ciò che essa ha portato?
È stato decisamente influenzato dal periodo, come lo è stata la mia persona, essendo che naturalmente le due cose vanno a braccetto. I brani parlano di una relazione finita, di un mio stato d’animo buio, di depressione e di paranoia e c’è della speranza sul finale. Non è un grido d’aiuto, ma più uno sfogo e una spiegazione di come questi ultimi 20 mesi siano stati pesanti e difficili.

A livello musicale quali sono state le tue principali influenze per il nuovo EP? Quali sono i principali cambiamenti rispetto ai tuoi lavori passati?
Rispetto ai lavori passati è sicuramente diverso come è iniziato il tutto, cioè solo dalla musica e dai primi arrangiamenti ovvero chitarra su beat, che poi abbiamo mantenuto come focus principale – oltre alla voce – sulla produzione definitiva. Le influenze principali sono degli artisti e dei dischi di comfort zone per me, che mi hanno accompagnato per il periodo in cui ho lavorato al disco. “Anima Latina” di Battisti, Lil Peep, Alex G e infine “In Rainbows” dei Radiohead sono i cardini che hanno influenzato il lavoro.

I concerti sono finalmente ritornati: hai avuto occasione di suonare dal vivo? Se sì, quali sono state le tue sensazioni a vedere di nuovo in faccia i tuoi fan dopo così tanto tempo? Avevi suonato in streaming durante i lockdown?
Si è suonato si, una manciata di date nel 2020, che mi sembra così distante ed è stato tutto molto irreale, una piccola parentesi felice di quel anno impossibile. A oggi si è ricominciato, nel mio caso con la festa di Dischi Sotterranei: è stato molto molto emozionante, la gente era commossa, educata, rispettosa e divertita, sembrava di stare in paradiso o quantomeno in un altro paese. Spero continui ad essere così.
Sì, avevo fatto degli streaming nel primo lockdown, inizialmente era dura per me, mi sembrava inutile, poi è diventata quasi un’ abitudine. Con il senno di poi credo mi abbia un po’ salvato ricevere quell’affetto.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro? Hai già scritto o registrato altro nuovo materiale? Cosa ti aspetti dal 2022?
Registrato ancora no, ci sto lavorando ancora tra me e me per capire anche un po’ che direzione prendere. Contemporaneamente sto lavorando alla promozione del mio ultimo EP appunto e preparando i live per il 2022, dal quale mi aspetto di suonare, spero molto. Di respirare di nuovo la libertà.

Hai qualche nuovo musicista o gruppo interessante da suggerire ai nostri lettori?
Da pochissimo è uscito per 42 Records un singolo dal titolo “Black Midi” di Marco Fracasia, che è un artista che mi viene da consigliare. A seguito Visconti, mio “figlio”, mi piace chiamarlo così: non ha ancora pubblicato nulla ma sono sicuro che quando il materiale uscirà sarà una svolta per tutti. Per il resto ascoltatevi tutto il roaster Dischi Sotterranei e si va sul sicuro.

Un’ultima domanda: puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come colonna sonora di questa intervista? Grazie mille.
Allora, sempre difficile! Come vecchia direi “VERDE”, testo/manifesto che non morirà mai, come nuova direi “Cose che ho”. Grazie a voi 🙂

Photo Credit: Riccardo Michelazzo

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