“IL RITRATTO DI UN INTROVERSO”: SCAMBIAMO DUE CHIACCHIERE CON LA DELIZIOSA BROOKE SINGER DEI FRENCH FOR RABBITS

 
20 Gennaio 2022
 

Sul fatto che la Nuova Zelanda sia spesso fucina di ottima musica crediamo proprio non ci siano dubbi: inutile stare qui a fare l’elenco di band o solisti, più o meno attuali, che, provenienti da quelle terre lontane, abbiano saputo lasciare un segno importante. Andando a cercare in un territorio più indie è impossibile non citare i deliziosi French For Rabbits, guidati dal talento di Brooke Singer. “The Overflow” è la nuova fatica della band e l’ottimo risultato finale ci imponeva una chiacchierata con la disponibilissima cantante.

(L’intervista, nella sua forma originale, è presente sul numero 496 di Rockerilla, dicembre 2021)

Ciao Brooke, come stai? Da dove mi stai scrivendo?
Ciao Riccardo! Ti sto scrivendo da Wellington, in Nuova Zelanda! Sono seduta nel mio soggiorno. La mia casa è vicino a una piccola foresta: felci alte, cespugli di kawa kawa e un prato pieno di margherite. Ben è probabilmente nel suo studio, John sarà a fare surf e Penelope è alla festa per il primo compleanno di sua nipote.

Album nuovo appena uscito, come ti senti? Ti piace leggere le recensioni?
Oggi, sento un misto di eccitazione e motivazione nel vedere queste canzoni trovare la loro strada nel mondo. Ho scritto cartoline alle persone che avevano pre-ordinato l’edizione speciale del disco, mi piace l’idea che quando hanno aperto il pacchetto dalla posta troveranno una piccola nota di apprezzamento da parte nostra. In realtà mi sento anche un po’ ansiosa, perché pubblicare un disco è un processo che mette in mostra una certa vulnerabilità. Rappresenta chi sono come cantautore e come persona. Mostrarlo è un po’ come dire “questo è quello che sono, e quello che sento”. Spero che altre persone si identifichino con questo. Discorso recensioni. Una buona recensione può farti sentire bene, una negativa, beh, può farti sentire incompreso. Tutto ciò che ogni artista sta facendo è cercare di condividere la propria verità. A volte un recensore interpreterà una canzone in un modo diverso da come l’ho immaginata quando l’ho scritta. In realtà mi piace questo, mi interessa molto vedere “cosa vedono” gli altri!

Ancora una volta, ascoltando la vostra musica, sembra di sperimentare un nonsense. In un mondo ricco di urlatori, c’è chi, come voi, sceglie di sussurrare invece che gridare. Questo stato d’animo emerge anche nella tua vita quotidiana?
Conduco una vita relativamente tranquilla, vivo in un posto bellissimo e anche se lavoro molto duramente, molte ore fino a tardi, a volte, in realtà intervallo spesso il tutto con tazze di tè, amici, gatti che giocano e tempo trascorso nella natura. Sono una persona che parla a bassa voce, anche se posso sembrare una chiacchierona perché mi appassiona parlare di idee e giuste cause! Sono curiosa degli altri e mi piace una buona e conversazione, anche se sconclusionata a volta. Non voglio urlare sugli altri, voglio imparare da tutti e mi piace sentirli parlare.

Pensavo che nel 2022 festeggerete il decimo anniversario della band! È un traguardo che avresti immaginato di raggiungere quando avete iniziato nel 2012?
Non lo avrei mai immaginato! Sono sorpresa che la mia band non si sia ancora stufata di me: sono sia un po’ svagata ma nello stesso tempo perfezionista e sono sicura di essere esasperante a volte. Sono davvero molto felice che stiamo ancora facendo musica insieme. Spero che potremo fare qualcosa per celebrare il nostro decimo anniversario della nostra arte e della nostra amicizia.

Stavo leggendo il comunicato stampa rilasciato dalla vostra etichetta e mi ha colpito un interessante passaggio sul disco, descritto come nostalgico, ma allo stesso tempo pieno di umorismo e curiosità. La parola nostalgia è stata spesso usata per descrivere i vostri lavori precedenti, ma ora sembra esserci qualcosa di nuovo. Puoi spiegarcelo meglio?
Abbiamo trovato una strada nuovo creando questo disco, ne sono stata molto entusiasta! Ho sentito proprio l’emozione di lavorare con persone con cui mi piaceva stare. Volevamo che questo album fosse soprattutto divertente da fare e volevo essere in grado di seguire questa mia intuizione, con grande attenzione. Mi sento nel posto giusto quando esploro un’idea da tutti i lati e uso la giusta modalità per dipingere un quadro che è vivido ma molteplice nel suo significato. Ho fatto riferimento ad alcune variegate in questo disco, come un game show neozelandese del 1950 chiamato “It’s in the Bag”, e ho trovato un certo umorismo nello scavare per toccare un fondo emotivo: penso che sia importante essere curiosi e trovare del divertimento anche nei momenti più difficili.

Per parlare del nuovo album comincerei dalla copertina: mi viene sempre in mente l’immagine di un fantasma che va in bicicletta! Mi lascia sconcertato.
Oh sì, certo, non faccio fatica a capire come la copertina possa sembrare un po’ strana a prima vista! Io la descriverei come il ritratto di un introverso. Secondo me rappresenta sia l’aspetto da commedia che la parte più tragica presente nelle canzoni, ma lascerò il resto alla vostra interpretazione.

L’introversione e l’ansia sono due temi dichiarati dell’album. È possibile che, a livello generale, a causa di una pandemia, questi sentimenti stiano diventando più importanti e colpiscano sempre più persone?
Forse sì. Penso che sia difficile non essere almeno un po’ ansiosi riguardo a ciò che il Covid-19 significa per noi. Ci sta facendo sentire il futuro meno certo, specialmente quando siamo in un vero e proprio momento di emergenza climatica. Credo che abbiamo bisogno di costruire e ripartire con resilienza, forza e comunità. Vivere nel presente e fare del bene in tutti i piccoli modi che possiamo. A volte l’esigenza di fare può essere travolgente e urgente, ma, per lo più, sto imparando a preoccuparmi di ciò che è sotto il mio controllo, lasciando stare le cose che non posso cambiare. In realtà non penso che essere introversi sia una cosa negativa. Penso che un introverso sia qualcuno che è felice anche solo della propria compagnia, trovando energia nei suoi pensieri.

È eccessivo dire che “Walk The Desert” sembra essere il vostro brano più pop di sempre?
Penso che probabilmente sia la nostra canzone dal suono più “espansivo”. È ambientata in un deserto, dopo tutto.

Amo l’inizio di “Poetry Girl”, mi sembra di essere in una canzone dei Radiohead. Ti sembra uno strano accostamento?
Niente affatto! Sono autori di canzoni così belle e produttori così innovativi, quindi è un onore essere paragonati o accostati a loro. In realtà “Poetry Girl” direi si riferisce più direttamente alla band di Baltimora dei Beach House, con questo arpeggio ripetitivo e la classica malinconia dream-pop. Amo la loro musica e questa canzone è in qualche modo un tributo a loro.

Mi piace il contrasto di suono tra l’inizio e la fine del disco. “The Overflow” (così invitante e accattivante con le tastiere, ritornello limpido, l’emozionante uso delle voci) è una canzone ottima per un risveglio, mentre il finale, con “Middle of The House” è un brano più notturno, una canzone che con il suo lavoro ritmico e quei momenti più raccolti sembra proprio adatta a portarci alla fine del viaggio del disco. Che ne pensi?
La bellezza di un album è proprio il viaggio che ti porta a fare. “The Overflow” sembrava la giusta introduzione alle idee e ai suoni sfaccettati del disco. “Middle of the House” è stata scritta con l’immagine di una vecchia casa di legno impressa nella mia mente. Rappresenta il trauma e i ricordi. È una canzone che dice “Guarda quanta strada hai fatto!“. Voglio che le persone riflettano sulle cose che hanno raggiunto e su tutto ciò che hanno superato. Hai presente una vecchia casa vero? Quelle dove si misura l’altezza di un bambino contro il bordo della porta e metti un piccolo segno ogni anno per vedere quanto sono alti. Ecco, pensavo proprio a quelle.

“Ouija Board” è incredibile. Che canzone sublime. Com’è nata? La adoro perché sembra combinare il vostro lato più morbido e melodico con qualcosa di più psichedelico e onirico…
Oh, grazie! Questa canzone era originariamente un brano folk con una chitarra acustica. Come band ci abbiamo lavorato sopra in modo intenso, quasi come fosse uno scontro tra di noi, cercando di capire quale forma avrebbe dovuto prendere questa canzone. Forse questa lotta è ciò che ha creato qualcosa di nuovo ed eccitante per noi. È stata davvero una sorpresa vedere come, alla fine, ne sia venuta fuori così bene. Forse le migliori canzoni vengono da un momento di forte collaborazione, in cui le idee musicali di tutti si uniscono.

C’è qualcosa che ti ha sorpreso o che ti ha colpito nella lavorazione del disco?
Creare musica riguarda spesso l’inaspettato. Ci sono dei “felici” incidenti danno alla musica personalità, nello stesso modo in cui un lampo di luce o la polvere sull’obiettivo possono, in un film, influenzare in modo importante la fotografia. Prendi “Ouija Board”, ad esempio, quando la corda della chitarra si è rotta…l’abbiamo tenuta dentro, nel brano, gli ha dato un carattere speciale.

Ammetto di non conoscere Jol Mulholland, il produttore del disco. Ho fatto qualche ricerca su di lui e ho visto che tutti gli artisti con i quali ha collaborato hanno, per il suo lavoro, grandi parole di rispetto e affetto. Come vi ha aiutato in questo album?
Jol è un musicista e produttore di Auckland, in Nuova Zelanda. Ti assicuro che è uno dei migliori! Ho incontrato Jol a un campus di scrittura di canzoni in Australia dove abbiamo composto proprio “Middle of the House”, insieme ad Alexander Biggs. Ho davvero amato l’energia e l’entusiasmo che ha portato al lavoro. I migliori produttori sono sempre al servizio della canzone e della visione dell’artista. Mi ha aiutato a rendere le canzoni più immediate e audaci e volevo lavorare con qualcuno che potesse portare anche un po’ più di grinta e dissonanza. Il suo studio poi è così pieno di belle chitarre e synth analogici.

Grazie ancora per la vostra disponibilità. Per concludere, vorrei chiedervi quali sono i vostri piani e le vostre speranze per questo 2022 appena iniziato.
Grazie per averci contattato, è stato un vero piacere! Nel 2022 faremo un tour promozionale per questo album in Nuova Zelanda, e, a seconda di come andrà con il Covid-19, ci piacerebbe tornare oltreoceano. Il nostro ultimo viaggio in Italia è stato magico. Nel frattempo stiamo gettando le basi di un nuovo EP, mi piacerebbe registrarlo. Immagino che sarà scarno ma con arrangiamenti di archi e pianoforte.

Credit Foto: Lily Paris West

 

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