PROG, STORIA DI UN’ATTITUDINE
#1, Negli anni ’60 con Sgt. Pepper’s e i King Crimson nasce il rock progressivo, un genere che si spinge oltre

 
24 Gennaio 2022
 

Tutti hanno sentito parlare del rock progressivo, genere che negli anni ’70 provenne dall’Inghilterra e dominò le classifiche con band come i Pink Floyd, gli Emerson, Lake & Palmer, gli Yes. Ma è uno stile, o piuttosto un’attitudine, come diceva Robert Fripp dei King Crimson, il leader della band che, di fatto, fondò il genere nel 1969? In otto puntate, proviamo a fare una storia di come questa volontà di fare musica rock “che duri nel tempo” e “progressiva” – nel senso di una volontà di non sedersi mai sugli allori del successo e continuare a sperimentare, sia proseguita ben aldilà del periodo d’oro del Prog degli anni ’70. Fino ai giorni nostri, arrivando al “Brixton Sound” e passando dall’Art-rock, il Post-punk, il Post-rock, il Progressive-metal.

Definizione e genesi di un genere

Cosa è il rock progressivo? Uno stile che ha dato il massimo di se negli anni ’70? O piuttosto un’attitudine, ancora viva e vegeta, un modo di fare musica rock superando le barriere con gli altri generi? Tutto cominciò quando i Beatles di “Sgt. Pepper’s” decisero che non era più ora di far ballare e i King Crimson due anni dopo portarono l’idea a ulteriori conseguenze.

Alcuni, quando parlano di Rock progressivo o “Prog”, si riferiscono unicamente al “periodo d’oro” del genere, in cui le band “progressive” scalavano le classifiche e accumulavano dischi platino e d’oro in America e Regno Unito, cosi’ come in Italia e altrove. Siamo più o meno tra il 1969 e il 1975. Ma se aderiamo alla definizione del chitarrista dei King Crimson, Robert Fripp, il rock progressivo e’ molto di più: “musica che spinge i confini concettuali e stilistici oltre, appropriandosi di procedure tipiche della musica classica o del jazz”. In tal caso, diventa difficile confinare il genere ad un ambito temporale cosi’ ristretto. Di fatto, nuovi gruppi di Rock “progressivo” continuano a fiorire ai giorni nostri, senza avere il successo mainstream degli anni ‘70, ma mantenendo comunque un pubblico attento e numericamente sufficiente a sopravvivere nell’industria musicale odierna, certo non gentile con la musica rock e i suoi derivati. E accanto a gruppi che non esitano a definirsi “Prog”, quanti altri ve ne sono nella scena musicale di oggi che pur non adottando questa etichetta, sembrano aderire perfettamente al manifesto frippiano? Oltre il rock e il post-rock, è proprio di questi ultimissimi anni il fiorire di scene in cui giovani musicisti delle ultime generazioni non si pongono problemi ad inglobare nella loro musica elementi classici, jazz e di altre tradizioni musicali.

Se concordiamo allora con Robert Fripp e se non vogliamo dare un limite temporale al fenomeno, diventa difficile anche essere molto restrittivi nell’applicare la etichetta “Prog” ai diversi artisti. La musica vive una vita propria che se ne infischia delle definizioni e dei confini tra generi. Questi servono solo a noi per capirci e orientarci. Ma la musica e’ un fenomeno naturale, e’ una forza intrinseca del mondo che, secondo molti, non e’ nemmeno “creata” dall’uomo. Gli artisti, secondo questa visione, sono dei “medium” che portano la musica a noi. Come tale, come fenomeno naturale e intrinseco, la musica ha le sue leggi, che non sono le leggi dell’uomo, che non sono le leggi del nostro cervello e delle sue catalogazioni.

Artisti prog hanno influenzato artisti non prog e viceversa. Chiaramente, nel caso di una musica che, per definizione, si spinge oltre i confini di genere, la probabilità che riesca ad essere influente anche al di fuori del proprio confine di genere, sono più alte. Per farla breve quindi, come dice sempre Robert Fripp, il Prog “e’ un’attitudine, non uno stile”. Non so se sia possibile fare la storia di un’attitudine, anche perché si rischia di entrare in un terreno estremamente soggettivo. Ancor più di quanto non lo sia in generale tutta la letteratura sulla musica. Tuttavia, potrebbe valere la pena almeno farci una idea di cosa il Rock progressivo sia e sia stato da quando fece la sua apparizione negli anni ‘60 dello scorso secolo.

“In the Court of the Crimson King” (“ITCOCK”), il capolavoro dei King Crimson del ‘69 viene spesso definito come il momento in cui il Prog e’ cominciato e sarebbe vero, se non fosse che nulla comincia mai all’improvviso. Prima di loro abbiamo avuto un movimento all’epoca definito Rock psichedelico (oggi anche “Proto-prog”) che include band inglesi come: Pink Floyd, Moody Blues, Procol Harum, Nice, Soft Machine, i T.Rex o l’americano Frank Zappa con i Mothers of Invention. Alcuni di questi musicisti venivano da studi formali di musica classica (come Keith Emerson dei Nice o Gary Brooker dei Procol Harum) e facevano i primi esperimenti di cross-over tra classica e rock. Esemplare in tal senso la hit “A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum che comincia con una melodia di Johann Sebastian Bach suonata all’organo. I Pink Floyd e altri invece, nei primi dischi, partivano dal pop dei Beatles e da alcune loro intuizioni e sperimentazioni per portarle ad altri estremi, magari con l’aiuto dell’LSD, o dell’improvvisazione jazzistica (e’ il caso dei Soft Machine), o della tradizione Folk (vedi i T. Rex).

Abbiamo citato i Beatles e non possiamo non fermarci su di loro un attimo. “Senza Sgt. Peppers’ non ci sarebbe stato il rock progressivo” – ha detto Bill Bruford, uno dei principali batteristi dell’epoca d’oro del Prog. Pensiamo a “A Day in the Life” o a “Being for the Benefit of Mr. Kite” o a “Lucy in the Sky with Diamonds”. Musica che non si poteva ballare, con testi che puntavano in direzioni nuove per la musica giovanile (dalle tracce citate si potrebbe dire che la forza “prog” del quartetto era soprattutto John Lennon, affermazione solo in parte vera e che meriterebbe un approfondimento tutto suo).

I Beatles dopo avere fatto ballare e scatenare i ragazzi delle due sponde dell’Atlantico si erano ritirati dall’attività live, potendo cosi’ concentrarsi sulla musica. Non dovendo più ripetere tutte le sere lo stesso show (vedremo nelle prossime puntate come questa libertà sia considerata importante da molti artisti prog), arrivò l’innovazione. Naturalmente anche questo fu un processo graduale, cominciato con “Rubber Soul”, proseguito con “Revolver” (si pensi a “Tommorow Never Knows”) e che raggiunse l’apice con “Sgt. Pepper’s’” e “Magical Mistery Tour”. L’uso dell’LSD e lo studio delle filosofie orientali, da parte soprattutto di John Lennon e George Harrison, fu parte del processo ispirativo alla base di questa evoluzione. Tutto ciò che serva ad aprire la mente (“Unseat the Hold of the Monkey Mind”, come intitoleranno un loro disco i King Crimson nel 2016) può aiutare ad avventurarsi in un percorso creativo “sui generis”.

E arriviamo quindi a “ITCOCK” del 1969. I Crimson infransero ulteriormente gli schemi. La loro musica sembrava venire dal nulla e, vista retrospettivamente, anticipo’ e ispiro’ molto dei successivi 50+ anni di musica rock (Art Rock, New Wave, Grunge, Post Rock, Heavy Metal gli sono debitori, come vedremo nelle prossime puntate e la lista potrebbe continuare). “ITCOCK” combina insieme rock, jazz, classica e folk perlomeno. Il sottotitolo di “ITCOKC” era “An Observation by King Crimson”. Un modo sottile di rimarcare che ci si trovava davanti ad un Concept album (come “Sgt. Pepper’s”), secondo la visione precisa del paroliere Peter Sinfield (un membro della band al pari degli altri). Con il Concept, gli album non sono più soltanto una mera raccolta di canzoni, ma un filo (il re cremisi, la banda dei cuori solitari del Sergente Pepper) più o meno tenue le unisce.

I Crimson non raggiunsero mai il successo commerciale di altre band del periodo d’oro, ma senza di loro quel periodo non sarebbe esistito. I membri di Yes e Genesis, due gruppi nel 1969 già attivi, hanno più volte dichiarato come “ITCOKC” divenne per loro un benchmark, un punto di riferimento che cambiò la loro visione musicale. Il già citato Bill Bruford, nei successivi 3 anni, fece di tutto per entrare nei King Crimson, finche’ non ci riuscì nel 1972, lasciando peraltro gli Yes all’apice del successo commerciale. Greg Lake lascio’ i Crimson dopo “ITCOCK” e andò a fondare i fortunati Emerson, Lake & Palmer, portando con se’ Sinfield un paio d’anni dopo. E la formula del Concept album divenne uno standard per il Prog.

 

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