ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì #58 (Speciale Green Selection)

 
28 Gennaio 2022
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti“, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

SPECIALE GREEN SELECTION

GALEA, Come gli americani al ballo di fine anno (EP)

Aspettavo questo giorno da tempo, tanto tempo: il 2022, dopo aver regalato al mondo il disco di debutto di Ibisco, bissa la settimana successiva con l’esordio sulla lunga distanza di Galea, surclassando nel giro di una ventina di giorni la qualità musicale dell’anno che precede. La voce di Claudia penetra come una lama incandescente e affilatissima nel cuore di chiunque non abbia un bidone della spazzatura al centro del petto (ipse dixit), cantando e sublimando dolori giovanili, paranoie generazionali e un’indomabile voglia di rivalsa, che come un faro luminoso brilla dall’ascolto di ogni brano.

MANILA, Cuore in gola

Bel ritorno per Manila, che inaugurano il loro 2022 con un brano che si muove su sonorità pop, certo, ma senza perdere di vista il piglio rock che sta all’originale musicale della band. Certo, se poi si pone orecchio al testo ci si accorge che anche le parole, per Manila, sembrano avere un peso ben preciso: il tutto, restituisce all’ascoltatore (sopratutto se reduce dall’ascolto dei precedenti brani pubblicati) la sensazione di una crescita artistica che non deluderà. Ora, però, aspettiamo un disco.

GIOVANNI ARTEGIANI, Fiore

Sonorità a cavallo tra dancefloor e post-rock quello di Artegiani, che in “Fiore” tira fuori tutta la rabbia che ci vuole per cantare una canzone d’amore: c’è un bel movimento emotivo che attraversa tutto il brano per poi esplodere in un ritornello da vera hit parade. Il tutto, condito da una produzione elettronica che non soffoca, tuttavia, il piglio fortemente intimo del pezzo.

BIPUNTATO, MESA, Via Sicilia

Che bel featuring, quello fra le due cantautrici: c’è un’intesa che va oltre la semplice occasione, e si avverte sin dai primi passi di un brano che fa dell’intreccio (semplice, privo di troppe complicazioni armoniche) delle voci e del groove bossa della chitarra classica l’epicentro di una perla piccola, ma luminosissima. Due minuti spesi bene.

BRIDA, Qui

Siete pronti ad un intercontinentale che vi porti un po’ a spasso per il mondo, con partenza da Pisa, scalo a Londra e direzione Detroit? Ecco, allora mettetevi comodi e prende un biglietto per “Qui”, il nuovo singolo della cantante Brida prodotto da Fennec, che mette subito il turbo alla crescita artistica di un talento da tenere sott’occhio: il timbro aiuta a tenere alte le aspettative di un lavoro che trova proprio nella sinergia tra team di produzione e autrice il nucleo centrale della propria ricerca e forza. Manca solo un disco, a questo punto.

TERACOMERA, Veleno (Live da La Jungla Factory)

Ormai, chi ha seguito nell’ultimo mese e mezzo il mio bollettino, sa bene che i Teracomera sono stati mattatori delle mie segnalazioni con una terna di brani che oggi raggiunge la sua forma definitiva con la pubblicazione di “Veleno”, inno liberatorio e catartico dal retrogusto apertamente rock (con qualche sfumatura ancor più acida, lasciata detonare dalla bella complicità tra ritmica e chitarre urlanti) utile a spurgare tutte le tossine di un 2022 cominciato con il freno a mano tirato ma destinato (o almeno così confidiamo) a regalarci emozioni presto. Quella di “Veleno”, di emozione, è palpabile anche grazie alla declinazione “live” del tutto.

BEHRTO, Quello che non sai

Buon mood a metà tra rock e itpop quello di “Quello che non sai”, nuovo singolo del cantautore Behrto che prende il cuore in mano e lo mette a cavallo di una chitarra grunge che ricorda i Novanta per poi slanciarsi in un ritornello che è da hit parade. Bel profilo, da seguire con attenzione.

FRANCESCO MORRONE, Mani

Echi arabi e traiettorie mediterranee che si intrecciano con dinamismo e fascino nel brano di Morrone, capace di dare forma ad una sensazione ben difficile da fotografare, men che meno da raccontare. Un’inquietudine liquida, e allo stesso tempo estremamente mobile e vivace, che si insinua come mani nell’animo di chi ascolta sin dal primo play: la voce di Morrone funge da filo di Arianna utile a portarti fuori da (o ancor più dentro) un loop che l’ambiente musicale circostante crea inevitabilmente. E il tutto, comunque, suona molto “europeo” quasi per assurdo.

ANGELA IRIS, Acquario

Torna anche Angela Iris, che dopo aver inaugurato qualche mese fa il suo nuovo percorso elettro-urban conferma quanto di buono ascoltato fin qui con “Acquario”, brano che sa galleggiare con gusto tra influenze diverse spinto dalla solita voce guerriera di Angela. Il testo una confessione ben più intima e personale di quello che il piglio deciso della produzione potrebbe indurre a pensare: dentro, più che mai, c’è tutta la forza d’animo di una penna che non si arrende, mutando pelle ad ogni nuova uscita.

LA COMPLICE, Torta Margherita

Parte il brano e penso a Venditti (sarà per quella citazione nascosta in piena luce al primo verso?), ma sin dal primo attacco La Complice tira fuori tutta la sua identità in una scrittura che funziona sin da primo ascolto, suffragata da una produzione che sicuramente aiuta ad incentivare la sensazione di “sospensione” che il testo, sopratutto nel suo slancio retrospettivo, comunica. Si sente e si vede una nudità che fa bene al cuore, oltre che alle orecchie.

SCIANNI, Nascondino

Buon singolo, dotato di un buon testo e una buona identità timbrica quello di Scianni, che torna con “Nascondino” per far capire a tutti che non vuole nascondersi più. Il brano ci mette un po’ per ingranare, ma poi il ritornello (con qualche vena interpretativa un po’ a la Frah Quintale) ripaga di tutta l’attesa. Bella la coda che carica.

LEDA P, Fuori Fase

Bella voce, bella intenzione e buona penna quella di Leda P, che si lancia in un singolo che ondeggia con eleganza tra i versi di una confessione che mette a nudo anche chi ascolta. Manca forse una punta di identità alla produzione, ma è indiscussa la qualità finale del tutto, in attesa di nuove conferme che confidiamo possano arrivare presto.

RAELE, Rame

Mi piace il sound a cavallo tra Italia e Nord Europa di Raele, forte di un finger-picking che accompagna l’ascolto attraverso un brano che risente certamente della primissima Elisa per poi involarsi verso orizzonti che ammiccano alla canzone d’autore nelle sue più nuove frontiere. Il testo, poi, è sicuramente ben scritto, dimostrandosi rarità e perla da lucidare per bene nella solita opacità del venerdì italiano. L’arrangiamento è bello bello, delicato, diesci.

TURCHESE, Comete

Mica male Turchese, e lo capisci fin dal primo accordo di chitarra, che mette in chiaro tante cose attraverso un brano che ricorda reminiscenze musicali belle che furono e che tornano ad essere tanto presenti. La particolare modulazione melodica del ritornello aiuta a credere che esistano altre soluzioni per scrivere qualcosa che “colpisca” che non siano i soliti tre accordi. Le strofe sono davvero belle, e quel sax… Bravo!

LIMONOV, Tutto sta svanendo (Studio Session) (EP)

Un EP interamente registrato “live in studio”, quello di Limonov, che mette in fila una manciata di brani che sembrano ondeggiare tra soviet e Joy Division riecheggiando mondi lontani quanto conciliabilissimi: c’è anche una buona scrittura che aiuta l’ascolto a moltiplicare i significati che l’ambiente sonoro, comunque, sembra già definire perentoriamente. Forse, qualcosa di rivedibile c’è (sopratutto nella voce), ma resta comunque nel complesso un prodotto volutamente sporco, perché genuino. Insomma, un ottimo esordio sulla lunga distanza che confidiamo di poter veder dal vivo.

I LE LUCERTOLE, Spazzolino

Non mi dispiace il nuovo singolo di I Le Lucertole, che in “Spazzolino” muovono un testo divertente e sentito su una produzione che con pochi elementi riesce a creare un mood chillosissimo che aiuta a rilassare i nervi. Certo, il peso specifico del brano non è magari altissimo, ma mette addosso la leggerezza giusta per affrontare il weekend.

SASSO, ENRICO GABRIELLI, ELIA, Aquila

Sasso con me sfonda sempre una porta aperta, perché trovo davvero irresistibile il suo modo di stare sul “tempo” (e per tempo, qui, intendo la contemporaneità) senza dover a tutti i costi sembrare qualcosa che non è: c’è il solito rock psichedelico e lisergico anche in “Aquila”, mescolato ad un giro di sensazioni che partono dai Pink Floyd per arrivare a Sergio Endrigo. E che gli vuoi dire? Pezzone.

VARISCO, Tre (martedì)

Mi piace, questo Varisco! Mi piace il timbro, mi garba il mood che riesce a creare con poche cose: una chitarra che parte in solitaria, una batteria saturata al giusto per dare carattere ad una semplicità che non stufa, puntando a farsi mantra. La penna si fa notare, e non è poco.

FRANCESCO ANSELMO, Pluriball (album)

Bei pezzi, quelli di Anselmo: un disco denso di ballate per cuori infranti che trovano sfogo in un timbro caldo, graffiato il giusto, con qualche sfumatura che ricorda la migliore canzone d’autore in un mondo musicale che, invece, non perde di attinenza con il presente. La produzione del disco è ben curata, e riesce in definitiva a tenere alta la concentrazione dell’ascolto senza grandi cali di tensione. Alcune immagini poetiche sono proprie belle, merita l’ascolto.

MARTA TENAGLIA, Osmanto

Mi piace molto il nuovo singolo di Marta, che unisce dancefloor e poesia d’autore nel giro ipnotico di “Osmanto”, grazie anche alla potenza evocativa di un sussurrato che si fa urlo scendendo dalla testa allo stomaco dell’ascoltatore fin da primo play. Insomma, un’ottima conferma circa l’ispirazione di un progetto da tenere d’occhio.

SERGIO ANDREI, Pulp (album)

Interessante sguardo su una società fatta di antieroi e archetipi sghembi quella presentata da Sergio Andrei nel suo disco di debutto: una decina di brani capaci di stimolare la visione oltre che l’ascolto, con Roma sullo sfondo e in primo piano l’irriverenza di un timbro e di una scrittura che convince, al netto di qualche peccatuccio di ingenuità che il tempo e l’esperienza sapranno colmare. Mi piace, approvato.

DAVIDE AMATI, Ipocondria

Mamma mia, ma quanto è bella la chitarra quando si fa voce? Dai, è oggettivamente irresistibile quel distorto che buca la tela di “Ipocondria” svelando quello che c’è dietro: la sensibilità di una visione artistica che convince non solo per la scrittura poetica che la contraddistingue, ma anche per la forte identità del pensiero musicale che sa esprimere. E’ difficile amalgamare senza strafare tanta densità propositiva: Amati ci riesce, eccome.

NUELLE, Dimenticare un sabato

Si muove insinuandosi attraverso le sonorità urban e trip-hop della sua produzione “Dimenticare un sabato”, il nuovo singolo di Nuelle prodotto dal conterraneo Attilio: c’è una miscellanea di suoni e sensazioni efficace e utile a dare la giusta profondità ad un testo che, con semplicità, riesce a fotografare polaroid sfocate di un weekend da buttare. Insomma, un buon esordio che attende solo conferme.

NICOMI, L’ultima volta

Buon esordio per Nicomi, che con una ballad tutta piano e cuore aperto tira fuori dal cilindro un brano che ricorda un po’ (troppo, talvolta) il buon Ultimo senza però sfigurare affatto: merito di un buon timbro vocale che riesce con efficacia ad amplificare il senso di un testo scritto comunque in modo giusto. Aspettiamo conferme.

CRISTIANO PUCCI, Wild Bloom

Super ritorno alla Londra dei primi Settanta con Cristiano Pucci, che pubblica il videoclip del brano estratto dal suo album d’esordio e convince sin da primo sguardo/ascolto per gusto e carisma: il pezzo è un figlio legittimo di quella contaminazione (giusta) fra radici e innovazione che permette al linguaggio del rock di potersi rigenerare.

GIUDAH, Failures (album)

Niente male anche il nuovo lavoro di Giudah, che pesca a piene mani da post-rock, elettronica e brit-pop per mettere insieme un disco che perde i contorni della nazionalità per farsi apertamente esterofilo. Il tutto, senza quel “maccheronismo” tipicamente italiano che contraddistingue chiunque, dal Belpaese, prova ad affacciarsi oltralpe.

 

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