PEDRO THE LION
Havasu

[ Polyvinyl – 2022 ]
7.5
 
Genere: Indie Rock
 
28 Gennaio 2022
 

Continua il viaggio nella memoria di David Bazan, ormai unico titolare del progetto Pedro The Lion che a sorpresa ha pubblicato “Havasu”, successore di “Phoenix” del 2019 e secondo capitolo dei cinque dischi che ha intenzione di dedicare alla sua infanzia e adolescenza. Dieci brani che trasportano a fine anni ottanta, quando per dodici mesi il giovane David si è trasferito (controvoglia) con la famiglia a Lake Havasu City in Arizona. Periodo breve ma fondamentale: quello del bambino che diventa improvvisamente teenager, con tutti i riti di passaggio e le paure del caso.

C’era una certa attesa e molta curiosità per questo nuovo disco (soprattutto oltreoceano ma i fan italiani non mancano) come ha dimostrato anche l’NPR Listening Party andato in scena il venti gennaio. Segno che l’affetto per Pedro The Lion è ancora forte e genuino. Bazan sempre più one man band suona buona parte degli strumenti (una Les Paul scelta appositamente per queste canzoni, sintetizzatori, tastiere) affiancato da collaboratori ormai più che fidati: Erik Walters, Andy Fitts, il produttore Andy D. Park, il batterista Sean T. Lane che s’inventa anche uno strumento, il “bike” costruito con parti di metallo e corde montate su uno scheletro di bicicletta.

Rabbia, dolore, paura accolgono l’ascoltatore in “Don’t Wanna Move” e “Too Much” che raccontano con precisione cristallina la tensione del trasloco, il primo terribile giorno in una nuova città e in una nuova scuola. Sono ricordi personali quelli del buon David ma è piuttosto facile identificarsi, parteggiare per il dodicenne Bazan mentre scopre la batteria dopo anni passati a suonare clarinetto e sassofono, i suoi flirt, la prima cotta, il primo bacio e il primo cuore spezzato (“Teenage Sequencer” e “Own Valentine”).

“Havasu” poggia su arrangiamenti meno rotondi, più minimali rispetto al passato forse perché è stato composto in buona parte usando sintetizzatori e drum machine. Descrive l’incertezza, la sensazione di non poter decidere della propria vita, il peso di un’educazione religiosa e lo fa con tenerezza e candore tra la tenacia di “Making the Most of It”, la solitudine raccontata così bene in “Stranger” e la sincerità della splendida “Good Feeling”. “I lost myself in Havasu” rivela alla fine David Bazan chiudendo trentanove minuti col cuore in mano e la mente già al prossimo viaggio.

Credit foto: Ryan Russell

Tracklist
1. Don't Wanna Move
2. Too Much
3. First Drum Set
4. Teenage Sequencer
5. Own Valentine
6. Making the Most of It
7. Old Wisdom
8. Stranger
9. Good Feeling
10. Lost Myself
 
 

Say Sue Me – The Last Thing ...

Dopo aver ottenuto importanti riscontri con il loro secondo LP, “Where We Were Together”, uscito a marzo 2018, ed essere stati in tour ...

Tutti Fenomeni – Privilegio ...

Ho sempre pensato che Tutti Fenomeni non fosse altro che lo pseudonimo con il quale si esprimeva in maniera esclusiva Giorgio Quarzo ...

Il Peggio E’ Passato – ...

Esordio frizzante quello de Il Peggio E’ Passato da Parma, un trio che decostruisce il pop variandone gli elementi combinati in chiave ora ...

Anna Calvi – Tommy EP

Anna Calvi celebra il suo rapporto di collaborazione con la nota serie “Peaky Blinders” facendo uscire questo EP dedicato nel ...

The Black Keys – Dropout ...

Non è passato neanche un anno che The Black Keys sono tornati alla carica con un nuovo album di inediti. In un oscillazione tra passato e ...