NEGRITA
La TOP 10 Brani

 
18 Febbraio 2022
 

Inizierà sabato 19 febbraio “My Generation”, programma musicale dedicato alle band italiane degli anni ’90 (in onda su Sky Arte), argomento da noi sovente trattato proprio per mezzo di questa rubrica, con la quale abbiamo omaggiato diversi dei protagonisti che si avvicenderanno nel corso delle puntate.

All’appello mancavano i Negrita di Pau, Drigo e Mac Petricich, inequivocabilmente uno dei gruppi cardine di quel periodo così florido e che, evolvendosi dalle sonorità rock blues con le quali seppero emergere agli inizi, sono arrivati ai giorni nostri pienamente in sella, ancora con la voglia di esplorare territori nuovi.

Sarà proprio la band aretina a inaugurare questa serie, disponibile anche on demand in streaming su Now, e a noi è parso giusto colmare la lacuna, proponendo ora la consueta Top 10 Brani:

10. Il Gioco
2015, da “9”

Brano dalle forti tinte esistenzialiste, maturo e consapevole: un ottimo singolo apripista di un disco che vedeva i Negrita tornati a un sound più ruvido e rockeggiante, dopo le contaminazioni avvenute negli album a metà degli anni zero.


9. Cambio
1994, da “Negrita”

Canzona manifesto del gruppo, inserita nel’eponimo debut-album, mostra la prima, amata, versione della band: fresca, scanzonata, senza fronzoli; il loro è un rock terreno e viscerale, trascinante e vero. Non sono ancora pronti per esplodere, ma i semi sono ormai stati gettati.


8. Non ci guarderemo indietro mai
2001, da “Radio Zombie”

Una ballad intimista eppure solida, tratta da un album magari di transizione (ingiustamente poco considerato), al quale era stato dato il compito di entrare nel nuovo millennio, dopo i fasti degli anni novanta che avevano assurto Pau e soci tra i gruppi rock italiani più importanti e significativi. Stupendo l’inserimento dei fiati nel finale.


7. Lontani dal mondo
1994, da “Negrita”

Episodio ormai dimenticato ma che evidenziava, nel contesto di un disco d’esordio certamente sanguigno, la capacità della band di rallentare i ritmi quando si trattava di veicolare emozioni, raccontando storie nelle quali ci si poteva facilmente riconoscere.


6. Brucerò per te
2011, da “Dannato vivere”

E a proposito di forti emozioni, non si può non lasciarsi coinvolgere da questo brano, in cui il cantante Bruni si denuda dichiarando tutto il suo amore per la compagna di vita, facendo riferimento a una terribile malattia che l’aveva colpita. L’invito è quello di non mollare la speranza, e di rimanere uniti nonostante le avversità del momento: Amica cara, amica speranza/ Parti da qui, dalla mia stanza/ E vola, sali più in alto della paura/ Che ci corrode, che ci tortura, e vai/ Corri più della paura/ Che ti corrode, che ti consuma, e vola/ Io lo so che lo sai fare/ E niente ci potrà fermare più/ Per te, per te/ Io brucerò per te”


5. Fragile
1999, da “Reset”

“Reset” è il disco della super hit “Mama maé” (inserita nel film “Così è la vita” del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo), quello che sancì la piena affermazione del gruppo dopo il successo del precedente “XXX”, e dove si mantiene un perfetto equilibro tra canzoni di matrice rock (penso anche all’energica e programmatica “Negativo”) e memorabili lenti, tra cui “Hollywood” e questa “Fragile”, nemmeno uscita come singolo ma divenuta presto tra le più amate, per la sincerità disarmante delle liriche, l’interpretazione magistrale di Pau e un suono ammaliante fino al liberatorio ritornello: “e quando il vento si calmerà/ed avrò sete, sete di te/travestiti sorella mia/nasconditi nel buio, scappa via”.


4. In un mare di noia
1997, da “XXX”

“XXX” è l’album che certifica il talento di questi ragazzoni cresciuti a pane e rock (qui nel combo storico con Franco Li Causi al basso e Roberto Zamagni alla batteria, e con la mirabile produzione di Fabrizio Barbacci), registrato a New Orleans da Fabrizio Simoncioni e Carlo U.Rossi. O la va, o la spacca, avranno pensato, ma noi andiamo avanti con la nostra musica e la nostra attitudine: il risultato è un lavoro godibilissimo ancora oggi, in tutte le sue tracce, dalle fresche e vitali “Sex” e “A modo mio”, alle riflessive “…E intanto il tempo passa” e “Lasciami dormire” (primo brano cantato da Drigo), fino alla ruvida title-track. Il brano che meglio di tutti lo esemplifica e lo rappresenta a mio avviso è questo singolo, che parte acustico e si dipana mantenendo un tratto malinconico: “E viaggio in un mondo che forse non c’è/Tra cent’anni di libri e i miei sogni da star/E un bagaglio di giochi truccati perché/Non mi viene la vita che voglio per me/Che fatica nuotare in un mare di noia/Senza pinne e senz’aria in un mare di noia”.


3. Rotolando verso Sud
2005, da “L’uomo sogna di volare”

Se la morbida e sognante “Magnolia” (uno degli inediti inseriti in “Ehi! Negrita”, prima raccolta del gruppo, pubblicata nel 2003) aveva inaugurato uno stile diverso da quel ficcante pop rock con cui i Nostri erano esplosi nei ’90, è invero con “Rotolando verso Sud” che giunge a pieno compimento una prima vera evoluzione del loro sound. Solare e irresistibile questa canzone rilancia le quotazioni dei Negrita, proiettandoli sempre più in alto.


2. Ho imparato a sognare
1997, da “XXX”

Qui nella splendida versione inserita nel recente “MTV Unplugged” (2021), “Ho imparato a sognare” già in origine aveva colpito l’immaginario per le sue note carezzevoli, i versi ispirati e profondi e l’atmosfera raccolta ma capace di abbracciare gli ascoltatori in modo collettivo, tanto che, a detta dello stesso gruppo, questa era un po’ la loro “Albachiara”. D’altronde, come non amare un brano così? “Tra una botta che prendo/E una botta che dò/Tra un amico che perdo/E un amico che avrò/Che se cado una volta/Una volta cadrò/E da terra, da lì m’alzerò/C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”.


1. In ogni atomo
1999, da “Reset”

Al primo posto svetta questo iconico e trascinante pezzo, in cui la classicità rock dei primi lavori si connota di elementi più personali e moderni, senza perdere nessun grammo di quella genuina energia presente nel loro dna. Le chitarre di Drigo e Cesare graffiano, si rincorrono e si intersecano, la sezione ritmica pulsa incessantemente e la voce di Pau si erge come al solito ricca di pathos e sfumature.

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