OGGI “THE BOATMAN’S CALL” DI NICK CAVE & THE BAD SEEDS COMPIE 25 ANNI

 
3 Marzo 2022
 

A.D. 1997, appena un anno dopo “Murder Ballads” Nick Cave si fa ritrarre da Anton Corbijn nella foto di copertina di “The Boatman’s Call”. L’album di “Brompton Oratory”, di “Idiot Prayer”, “Black Hair” e “Into My Arms” con quel primo verso (“I don’t believe in an interventionist God / But I know, darling, that you do”) che ancora oggi sta cercando di capire, di interpretare. Cinquantadue minuti che possiamo tranquillamente annoverare tra i più amati, citati, conosciuti della discografia dei Bad Seeds qui presenti in formazione tipo.

Mick Harvey – Blixa Bargeld – Martyn P. Casey – Conway Savage – Jim Sclavunos – Thomas Wydler – Warren Ellis ormai diventato un cattivo seme a tempo pieno riuniti in conclave ai Sarm West Studios prima e poi agli Abbey Road Studios di beatlesiana memoria in un disco inevitabilmente influenzato dalla fine della storia con PJ Harvey. Nick Cave inizia così il percorso che lo porterà a diventare poeta intenso e romantico, fragile e tormentato, dal passo felpato e privo per molto tempo delle asperità dei Birthday Party e dei primi Bad Seeds.

Una redenzione dolorosa fatta di citazioni bibliche e visite a piccole chiese di Londra (quella del Cuore Immacolato di Maria chiamata anche Brompton Oratory per l’appunto) che non diventa mai conversione piena ma stimola dubbi, riflessioni. Non è un Nick Cave addomesticato questo ma c’è indubbiamente un gusto per la melodia fino a quel momento inedito, non ancora esplorato fino in fondo. Dodici brani autobiografici come mai era successo, capaci ancora di sorprendere dopo ben venticinque anni con l’eleganza di “Lime Tree Arbour” o “People Ain’t No Good”, “Far From Me” e la maledetta “West Country Girl”.

Dopo l’uscita di “The Boatman’s Call” ho provato una sorta di imbarazzo. Sentivo di aver esposto troppo. Queste canzoni iper-personali improvvisamente sono sembrate indulgenti, egocentriche amplificazioni di ciò che era essenzialmente un comune, banale calvario” ha rivelato non troppo tempo fa Nick Cave in uno degli splendidi Red Hand Files, confermando come questo decimo album abbia rappresentato un definitivo spartiacque nella sua scrittura e nella sua vita. Niente sarebbe più stato lo stesso.

Nick Cave & The Bad Seeds – The Boatman’s Call
Data di pubblicazione: 3 marzo 1997
Registrato: Giugno – agosto 1996, Sarm West Studios, Abbey Road Studios
Tracce: 12
Lunghezza: 52:07
Etichetta: Mute
Produttore: Flood – Nick Cave & The Bad Seeds

Tracklist
1. Into my arms
2. Lime tree arbour
3. People ain’t no good
4. Brompton oratory
5. There is a kingdom
6. (Are you) The one I’ve been waiting for?
7. Where do we go now but nowhere?
8. West country girl
9. Black hair
10. Idiot prayer
11. Far from me
12. Green eyes

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