“IL FESTIVAL SUL TERRITORIO E’ PERCEPITO COME VALORE AGGIUNTO ED E’ RADICATO SU DI ESSO”. VIOLA COSTA CI PRESENTA TENER-A-MENTE, IL FESTIVAL DEL VITTORIALE

 
21 Giugno 2022
 

Tra pochissimi giorni incomincerà Tener-A-Mente, la rassegna estiva che ogni anno porta grandissimi artisti nazionali e internazionali nella splendida cornice del Vittoriale Degli Italiani di Gardone Riviera (BS): quest’anno, a partire da sabato 25 giugno, si esibiranno Beck, Roberto Vecchioni, Paolo Nutini, Fantastic Negrito, The Tallest Man On Earth (qui i biglietti di tutti i concerti), solo per citarne alcuni. Qualche settimana fa noi di Indieforbunnies abbiamo contattato al telefono Viola Costa, direttrice del festival, per farci raccontare le sue aspettative per la nuova edizione, ma anche degli ultimi due difficili anni, della ripartenza e dei numerosi artisti che saranno sul lago di Garda nel prossime settimane. Ecco cosa ci ha raccontato:

Buona sera Viola, grazie per il tempo che ci sta dedicando e benvenuta sulle pagine di Indieforbunnies.
Buona sera, grazie a voi per ospitarci sul vostro sito.

Fa molto piacere parlare di un’iniziativa così bella come la vostra. Personalmente è da tanti anni che ribadisco che sarebbe bello organizzare un festival vero e proprio qui in Italia perché potrebbe portare benefici non solo al mondo dello spettacolo e della musica, ma anche a tanti altri legati in qualche maniera a esso.
Sì, è un problema noto che in Italia non ci sia questa mentalità. E’ un problema piuttosto complesso. In Italia non ci sono né grandi contributi né grandi sponsorizzazioni per quanto riguarda il settore della musica dal vivo. Finché é tutto nelle mani dei privati diventa già molto ardito creare un circolo virtuoso di economie tra l’investimento dell’organizzazione di un festival più tradizionale e un ritorno se è basato – parlo per il nostro caso – sulla vendita dei biglietti per oltre il 90%. Questa è una proporzione abbastanza eccezionale, anche in Italia, nel senso che siamo uno dei festival con meno sostegni pubblici o privati, ma sicuramente clamorosamente sbilanciato rispetto a ciò che succede all’estero. Abbiamo la fortuna di essere in un territorio turistico, dal quale però non attingiamo per nulla perché é un territorio turistico ricco che ha una concezione turistica molto vecchio stampo per cui gran parte delle strutture ricettive tende a trattenere il cliente in hotel nell’orario serale per favorire la consumazione lì. In realtà c’è davvero pochissimo travaso dai turisti al festival, però succede proprio il contrario, il festival ospita artisti di culto che catalizzano l’attenzione anche di turisti internazionali che con ampio anticipo ci contattano per avere un aiuto e un supporto nell’organizzare un percorso di vacanza in Italia partendo proprio dal lago di Garda. Probabilmente avevano già un’idea di fare un viaggio in Italia e forse si muovono cercando gli eventi del territorio ed è proprio a partire dall’evento che poi costruiscono il loro itinerario. Noi ne abbiamo evidenza perché ci contattano con grande anticipo e le strutture ricettive stesse ne hanno evidenza perché ci dicono che ricevono moltissime prenotazioni anche di poche notti e questa è una peculiarità del festival rispetto alle abitudini turistiche del Garda – almeno del Garda pre-pandemia che ancora puntava su soggiorni medio-lunghi, mentre il festival ha introdotto già dieci anni fa questo soggiorno mordi e fuggi, che porta un turn over più elevato, ma è sicuramente legato a un flusso di turismo culturale che è generato da eventi come questo. Molto spesso abbiamo artisti molto più noti all’estero che in Italia per cui è un po’ inevitabile.

Per quanto riguarda il festival, possiamo dire che quest’anno si torna verso la normalità?
Dal punto di vista organizzativo direi proprio di sì. I teatri lavorano al 100% della capienza già dal mese di ottobre, per cui da quel punto di vista non ci sono problemi. Ora hanno anche tolto l’obbligo del green pass. Dal 15 giugno decade l’obbligo della mascherina perfino al chiuso, per cui, sì, direi che si torna a condizioni di fruizione assolutamente normali. Speriamo che si torni anche a una voglia di fruire della cultura a un livello paragonabile a quello che era prima della pandemia. Già l’Italia non eccelle per curiosità culturale e sicuramente i luoghi della cultura e dello spettacolo stanno molto soffrendo l’assenza di pubblico soprattutto quelli al chiuso. Si capisce che si è un po’ persa l’abitudine e si è anche allargata la forbice dell’aspettativa e dell’attesa che c’è rispetto ad artisti estremamente noti ed estremamente amati, quindi così attesi che i biglietti vanno veramente a ruba e quelli artisti che muovono un pubblico più di curiosi perché sono meno affermati nel nostro paese. C’è ancora molto il pubblico del fan accanito, mentre latita un po’ quello dei curiosi. Quindi l’operazione culturale in sé è più difficile rispetto al pre-pandemia, almeno stando a quello che abbiamo visto fino a ora, poi manca ancora un mese al festival e magari la situazione si riequilibrierà.

So che il concerto di Beck, che aprirà Tener-a-mente, è andato molto bene.
Sì, ma è un concerto riprogrammato da due anni e inoltre è un artista che, già nel 2020, mancava dall’Italia da quindici anni. Tra l’altro aveva tre o quattro date, ma nella riprogrammazione è rimasta solo questa. Anche quando c’era la possibilità di richiedere il rimborso con i voucher, quasi nessuno ce l’ha chiesto: credo che ne avremo emessi un paio per Beck.

Ho qua davanti il vostro programma, ci sono artisti come Alessandro Bergonzoni, Beck, The Tallest Man On Earth Michael Kiwanuka, Roberto Vecchioni, Paolo Nutini, Fantastic Negrito, i Calibro 35. E’ un programma ricco anche a livello internazionale.
Torniamo alle nostre origini, cioè puntiamo sulla musica internazionale. Non perché siamo esterofili, ma perché volendo puntare sull’eccellenza della produzione musicale, inevitabilmente il mondo è molto grande. L’anno scorso è stata un’edizione straordinaria che ha visto gli italiani protagonisti giocoforza, ma quest’anno torniamo a questa vocazione. Lo facciamo in maniera molto integralista, quindi senza troppo preoccuparci di compiacere il pubblico, anche prendendo qualche riesco, scegliendo, oltre ad artisti arcinoti e arcivenerati come possono essere Beck o James Blunt, altri un po’ meno noti qui in Italia perché fanno parte di un percorso più underground come i Calibro 35 o The Tallest Man On Earth che, nonostante i numerosi paragoni con la produzione di Bob Dylan, è stato un artista di nicchia e con una produzione molto raffinata. In Italia non è ancora così conosciuto, ma credo che meriti, così come crediti meriti anche un altro grandissimo artista come Fantastic Negrito. Non ci sentiamo dei talent scount nel momento in cui un artista ha vinto tre Grammy (Fantastic Negrito) o cinque Grammy e un premio Oscar (H.E.R.), tuttavia è vero che sono artisti che in Italia ancora in pochi conoscono. Faccio sempre questo esempio: se entrassi in un supermercato e chiedessi a cento persone se conoscono Roberto Vecchioni – per citare un nome nel nostro cartellone quest’anno – tutti saprebbero di chi stiamo parlando, mentre se chiediamo alle stesse persone chi sia Fantastic Negrito le risposte positive si contano sulle dita di due mani o forse di una. Questo ci rende l’idea della differenza di popolarità, eppure gli intenditori e gli appassionati hanno quasi una venerazione rispetto a questi personaggi e devo dire che ci stanno scrivendo da tutta Italia per il concerto di Fantastic Negrito. Per chi fa anche altre date in Italia, noi abbiamo il valore aggiunto della nostra location con il lago davanti: il pubblico ora ha capito che il luogo aggiunge bellezza alla bellezza dello spettacolo. Questo incornicia perfettamente serate, come dice il nostro nome, da tener a mente. Il progetto in realtà è stato inaugurato nel 1952, molti anni dopo la morte di D’Annunzio ed è stato ricoperto di cemento fino al 2019, ma il presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri nel 2020 ha aperto questo cantiere molto lussuoso e ora è sontuosamente vestito di marmo rosa di Verona ed è diventato quello che D’Annunzio aveva immaginato, una conca marmorea sotto le stelle. Anche per gli artisti che vengono a suonare il Vittoriale è qualcosa di straordinario e spesso alla sera, prima di iniziare a suonare, fanno qualche foto del lago o addirittura si fanno un selfie con l’ambiente circostante e poi la postano sui loro canali social.

Per quanto riguarda questi ultimi due anni di pandemia, come siete riusciti a sopravvivere e a gestire tutto quanto?
Con molta fatica. Il 2020 è stato un anno soffertissimo per tutto il settore, mentre lo scorso anno siamo stati uno dei primissimi festival a confermare la sua edizione del 2021. Siamo riuscita a salvarla per il forte desiderio di lavorare, di andare avanti e di mantenere un contatto con il pubblico perché dal punto di vista dell’economia non c’era nessuna logica. Non è stata un’impresa fatta da noi organizzatori, ma in realtà è stata una sinergia importantissima perché gli artisti hanno fatto la loro parte, ridimensionando i propri cachet in funzione delle capienze ridottissime che avevamo l’anno scorso, i tecnici sono venuti a lavorare con dei service audio e luci riducendo moltissimo i costi. Abbiamo lavorato non per coprire le spese, ma per dire “intanto lavoriamo, quello che c’è ce lo dividiamo e sarà quello che sarà”. Nel nostro caso la fondazione Il Vittoriale Degli Italiani ci ha creduto tantissimo, ha fortemente voluto il festival e anche il comune di Gardone Riviera, che dà sempre un contributo fondamentale per il festival, l’anno scorso ci ha veramente salvati, che ci ha aiutato a coprire le perdite causate dalle limitazioni proprio perché è il festival sul territorio è percepito come valore aggiunto ed è radicato su di esso, non solo per quanto riguarda gli spettatori, ma in tutto il tessuto culturale, sociale e commerciale del territorio del lago di Garda. Personalmente mi sono emozionata molte volte lo scorso anno a sentire gli attestati di stima di tutti, anche da parte del pubblico. Devo ammettere che il pubblico ci ha sostenuto moltissimo – sia nel 2020 che nel 2021 ci sono state pochissime richieste di voucher, ma anche pochissime lamentele, anzi anche sui social sono arrivati tantissimi segnali di sostegno e di solidarietà. Sembrerebbe una cosa scontata, ma in realtà non lo è perché in quel periodo tutti gli spettatori e i consumatori hanno avuto dei disagi enormi e in realtà molti colleghi si sono sorbiti le ire del pubblico. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere un pubblico sempre molto solidale, che ci ha sempre sostenuti molto: non ci ha fatto guadagnare, ma ha permesso a tutti di stringere i denti e andare avanti, cosa che è venuta a meno per chi probabilmente si è sentito più isolato. Nessuno di noi poteva sopravvivere con le proprie forze. Questa rete di solidarietà è stata sicuramente l’esperienza più felice di questi due anni di pandemia.

Sono cose che fanno piacere, soprattutto in un settore come il vostro che ha pagato più di tutti i danni causati da questa pandemia.
Noi organiziamo concerti all’interno di un museo, quindi in un luogo di cultura, in un territorio turistico. E credo di aver messo insieme in una sola frase i tre settori più colpiti dalla pandemia: cultura, spettacolo e turismo. Forse anche questo ci ha fatto unire così tanto le forze. Per quanto riguarda il ritorno alla normalità di cui parlavamo all’inizio dell’intervista, sicuramente è così dal punto di vista normativo, ma non mi aspetto che si torni a livelli pre-pandemia per quanto riguarda la risposta del pubblico. Ho la sensazione che non tutto sia tornato come prima e che probabilmente ci vorranno anni per ricostruire un rapporto tra i luoghi della cultura e il pubblico. Credo che siano cambiate le abitudini. Prima dicevo come sia aumentata la forbice tra gli artisti molto affermati e quelli più emergenti, adesso sottolineo che vanno benissimo i tour che hanno un pubblico molto giovane, mentre vanno molto meno bene quelli che hanno un pubblico molto adulto. Questo dice qualcosa della tendenza degli italiani anche al controllo della spesa probabilmente e non possiamo pensare che, terminata l’emergenza sanitaria, si possano cancellare i suoi effetti con un colpo di spugna. Ce la porteremo dietro ancora a lungo e c’è una situazione internazionale che purtroppo si innesta su un tessuto economico e sociale già molto fragile e che ci sta dando il colpo di grazia. Paradossalmente nel momento dell’emergenza abbiamo tutti stretto i denti, sono arrivati dei ristori dal governo, c’è stata una rete di solidarietà molto forte: il mio timore è che adesso sembri tutto passato e quindi si torni a una rilassatezza che in realtà non corrisponderà più alla floridezza che c’era prima della pandemia. Credo che, pur per ragioni diverse, ci saranno ancora degli anni difficili. Quest’anno i cachet sono tornati normali, i lavoratori devono essere retributi normalmente, i costi dei consumi sono molto più elevati, per cui abbiamo una serie di costi in più a fronte di una richiesta del pubblico che è calata e questo credo che lascerà il segno, anche se ne dovremo parlare a fine festival. Credo che anche il mondo del cinema stia soffrendo moltissimo in questo momento, pur non essendo uno spettacolo dal vivo. Il settore è ancora in difficoltà, non ci illudiamo che non sia così.

Speriamo almeno che questi segnali possano essere le basi per iniziare a costruire un futuro, Illudersi che tornerà tutto come era prima o che non ci saranno più difficoltà come è successo in questi due anni non si puo’, le conseguenze ci saranno per tutti, però penso che ci sia il bisogno di provarci per tornare verso una strada che è più congrua a ciò che era prima.
Nel lungo e nel medio periodo siamo tutti fiduciosi. Voglio solo dire che non mi illudo che sia passato tutto. E ci serve dirci che ora le cose vanno meglio, ci serve per darci coraggio.

Ci puo’ dire un’artista (anche non più in vita) che le piacerebbe vedere o aver visto sul palco del Vittoriale?
Ce ne sono state tanti tantissimi. Per anni il mio sogno nel cassetto ero Jeff Beck fino a quando è arrivato al festival qualche anno fa, ora ritorna con un ospite straordinario che non possiamo ancora svelare. E’ stato al festival nel 2018 ed è un chitarrista straordinario, ha un timbro da pelle d’oca per me. Quando è venuto nel 2018 poi si sono aperti tanti altri orizzonti, quindi per parlare di altri artisti vivi, ma impossibili direi Tom Waits. E’ uno di quelli che mi piacerebbe davvero tantissimo vedere un giorno su questo palco, ma poi ce ne sono tanti altri, Nick Cave, Jack White, l’elenco è lunghissimo e l’ambizione è alta. Dobbiamo imparare da D’Annunzio ad avere obiettivi molto alti. Molto spesso sono anche i nostri ascoltatori che ci suggeriscono gli artisti che vorrebbero vedere sul palco del Vittoriale e l’aspetto bello è che abbiamo gli stessi gusti e credo che non sia un caso. Credo che questo sia il lavoro di questi anni in cui il festival ha avuto un cartellone trasversale, ma con un’identità artistica piuttosto precisa anche se poi i linguaggi espressivi, dal rock al blues al pop, sono diversi.

Che aspettative ha per l’edizione di quest’anno?
Ci sono artisti che hanno già fatto sold-out come James Blunt, Paolo Nutini o Beck, ma anche altri di artisti meno conosciuti le cui vendite sono al di sotto delle aspettative e speriamo semplicemente che le abitudini degli italiani siano cambiate e che comprino i biglietti all’ultimo momento. Inoltre ci sono tanti tour perché ci sono quelli rimandati da due anni, ma anche quelli di chi ha pubblicato da poco un disco.

Grazie mille per questa lunga chiacchierata e spero di poterla incontrare al Vittoriale a qualche concerto durante l’estate. In bocca al lupo per il festival.
Grazie mille, vi aspettiamo a Gardone Riviera.

Photo Credit: Biblioteca Vittoriale, Public domain, via Wikimedia Commons

 

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