“POTER SUONARE IN ITALIA IN ESTATE è DAVVERO UN SOGNO PER ME”. THE TALLEST MAN ON EARTH TORNA NEL NOSTRO PAESE DOPO TRE ANNI

 
29 Giugno 2022
 

Sono finalmente ripresi i tour internazionali e anche The Tallest Man On Earth è pronto per ritornare in Italia dove presenterà il suo quinto album, “I Love You. It’s A Fever Dream”, uscito ad aprile 2019, insieme a qualche nuova canzone, scritta durante la pandemia, che farà parte del suo prossimo LP in arrivo. Saranno ben quattro gli appuntamenti con Kristian Matsson nel nostro paese la prossima settimana e tutti in luoghi speciali, affascinanti e incredibili come la Rocca Medievale di Castiglione Del Lago (PG) – in una preview del sempre bellissimo Lars Rock Fest – martedì 5 luglio, la Mole Vanvitelliana di Ancona (per lo Spilla Festival) mercoledì 6, la Fortezza Santa Barbara di Pistoia (all’interno del Pistoia Blues Festival) giovedì 7 e l’Anfiteatro Del Vittoriale di Gardone Riviera (per Tener-a-mente) venerdì 8. Noi abbiamo approfittato di queste date per contattare via Zoom qualche giorno fa il folk-singer svedese e farci raccontare dei suoi ultimi due anni, del nuovo materiale, del suo ritorno sul palco e di tanto altro. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Kristian, benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies e grazie per il tempo che ci stai dedicando. Tra pochi giorni sarai in tour nel nostro paese: sei contento di tornare a suonare in Italia e, più in generale, in giro per il mondo?
Sì, assolutamente. Ho già fatto 39 concerti durante la primavera e credo che abbiano funzionato. Sono davvero molto grato di aver avuto la possibilità di potere suonare ancora. Credo che sia una cosa in cui sono bravo e l’ho fatta per quasi tutta la mia vita. Non poterla fare mi ha mandato in depressione e quindi ora, che sono tornato, mi sento forte il doppio. Poter suonare in Italia in estate è davvero un sogno per me.

Quando hai ripreso esattamente a suonare? Nel primo concerto che hai fatto dopo la pandemia ti è sembrato di provare qualcosa di simile a una liberazione a livello mentale?
Sì, molto. Tutti i concerti lo sono stati, ma il primo è stato davvero emozionante. Ero nel backstage insieme ai miei tecnici e al mio tour manager e, quando abbiamo sentito la canzone che uso come intro da ormai oltre dieci anni, abbiamo pianto. E’ stato veramente molto emozionante. Sono molto contento di suonare ancora una volta per la folla, ma anche i miei fan sono molto contenti. La gente ha incominciato a cantare ed è stato qualcosa di magico. Non lo si puo’ nemmeno immaginare. Sono sicuro che gli show italiani – in queste venue molto belle – saranno davvero speciali.

Questi ultimi due anni sono stati terribili per tutti: ovviamente a causa della pandemia non sei potuto andare in tour e suonare per i tuoi fan. Sei riuscito a scrivere nuovo materiale? Magari hai preparato un nuovo disco? Mi ricordo di aver visto sui tuoi canali social che all’inizio della pandemia eri negli Stati Uniti in tour e poi ti sei spostato in Upstate New York in compagnia di Sam Evian, Hannah Cohen e Courtney Marie Andrews.
Siamo andati a Woodstock subito dopo l’inizio del tour. Io e Courtney eravamo in tour insieme. Nessuna sapeva quanto sarebbe durata e ci siamo detti: “andiamo lì e registriamo qualcosa”. Poi le cose sono peggiorate sin dai primi giorni. Noi eravamo scioccati. Sì, abbiamo registrato un po’ di musica, ma soprattutto abbiamo cercato di confortarci l’uno con l’altra e ci siamo scordati di quello che sarebbe dovuto accadere dopo. Poi abbiamo capito che non sarebbe stato possibile tornare presto in tour. Allora mi sono trasferito ancora più a nord da un amico e sono rimasto lì per le prime dieci settimane della pandemia. Lì ho fatto molti live stream. Poi dovevo tornare a casa in Svezia per aiutare i miei genitori. Ero molto lontano e loro sono anziani e dovevo aiutarli. I confini degli Stati Uniti erano chiusi per gli europei. Sarei voluto tornare dopo un mese o due, ma invece sono passati diciotto mesi. Sono rimasto qui in Svezia e non ero per nulla ispirato. Ero da solo. So che abito in un bel posto e non abbiamo nemmeno avuto un lockdown molto rigido come voi in Italia, potevamo girare. Sono un tipo piuttosto socievole, mi piace andare sul palco e vedere le persone, ma sono stato da solo per un anno e mezzo. Ho suonato molto, ho anche scritto, ma tutto quello che usciva era molto cupo: ogni giorno ci ricordavano della nostra mortalità. I testi parlavano di quella e della mia lunga relazione sentimentale che era diventata un disastro. Non volevo che ci fossero questi temi nelle canzoni, così nelle ultime due estati la cosa che ho fatto più spesso è stata il giardinaggio. Ho coltivato verdure e cresciuto fiori e alla sera suonavo la chitarra. Quando il mondo ha aperto di nuovo nel novembre 2021, sono andato subito in North Carolina, dove ho tantissimi amici e ho iniziato a scrivere un album. Prima di iniziare ad andare in tour in primavera avevo già registrato quell’album. Non uscirà per un po’ di tempo. Ho invitato molti musicisti per il mio nuovo disco. E’ qualcosa di cui vado davvero orgoglioso. Inoltre ho registrato un altro album più lo-fi. Ora ho molta energia – come hai detto tu prima – mi sono sentito liberato ed ero ispirato dal fatto di essere insieme ad altre persone. Quando sono da solo non sono così ispirato. Possono essere semplicemente cose come parlare con un’altra persona o con uno sconosciuto o incontrare qualcuno al ristorante e poi mi viene un’idea per una canzone. Hanno iniziato a esplodere all’inizio di quest’anno e sto scrivendo qualcosa anche adesso. Sono anche tornato a muovermi e questo è il mio stato naturale e mi aiuta a iniziare a scrivere e inoltre la mia mente si apre di nuovo. Sono davvero contento per martedì prossimo, quando verrò a suonare in Italia.

Ci puoi anticipare qualcosa di questo nuovo materiale che hai registrato? Ci sono stati molto cambiamenti rispetto al passato?
Ci vorrà ancora un po’ prima che il disco esca. Si riconosce che sono io, ma allo stesso tempo sono diventato più sicuro di me stesso e inoltre è più giocoso. Inoltre tutto è stato portato un po’ verso l’estremo nel senso che ci sono pezzi molto tristi e altri molto belli. Credo che mi piaccia la mia età – ho 39 anni. Con l’età arrivano anche più fiducia e meno ansia. Non sono più nervoso per le cose, semplicemente le faccio e credo che ciò si possa sentire. Sono molto contento e non vedo l’ora che possa uscire. L’ispirazione è proprio esplosa quando ho iniziato a suonare nuovamente dal vivo, quando la pandemia è diventata meno pesante e finalmente è stato possibile incontrare di nuovo le persone.

Pensi che la pandemia possa aver influenzato in qualche modo il tuo songwriting per questo nuovo album?
Credo di sì, ma in un modo che è difficile da spiegare. Credo che la pandemia mi abbia ricordato cosa dovevo fare e cosa mi piace fare. La pandemia mi ha ricordato l’importanza di essere grato per quello che faccio e di non lamentarmi delle cose. Bisogna sempre dare il 110%. Nei testi del nuovo album alcuni dei temi che saranno toccati nelle canzoni saranno la solitudine e l’isolamento, ma anche l’uscire da queste cose, quindi ho cercato di trovare anche un po’ di speranza. Ricorderemo questi due anni di pandemia per tutto il resto delle nostre vite.

E’ stato un periodo davvero tragico per tutti.
Sì, infatti è per questo che dovevo tornare a casa. Mio padre è molto vulnerabile. E’ stato molto prima che ci fossero i vaccini. Non ho visto i miei genitori per molto tempo, andavo a fare la spesa per loro e gliela lasciavo davanti a casa. E’ stato un anno folle. Ho sempre abbracciato le persone e allora non si poteva più fare. E’ stato veramente strano.

Posso chiederti se suonerai qualcuna delle tue nuove canzoni durante il tuo tour qui in Italia?
Credo proprio di sì. Penso una o due. L’album non uscirà ancora per un po’ di tempo, ma comunque ne suonerò qualcuna. Sono molto contento del mio nuovo lavoro.

Credi che ci siano anche sensazioni di positività nelle tue nuove canzoni?
Sì, penso di sì. La pandemia è stato un periodo difficile per tutti. Il mio è stato un periodo più facile visto che ho abitato in campagna, ma ero comunque depresso. Anche con lo stress mentale, però, non ho mai mollato. E inoltre c’è l’amore: ci sono relazioni che ti bruciano e ti fanno sentire malissimo, ma alla fine provi ancora a cercare l’amore. Canto di queste cose.

Parlando del tuo ultimo album, “I Love You. It’s A Fever Dream” (2019), sei tornato a suonare da solo, mentre nel precedente, “Dark Bird Is Home” (2015), avevi lavorato con una band. E’ stata una scelta naturale quella di tornare alle tue origini?
Non lo so, ma avevo un’idea particolare di fare quel disco in un determinato modo che volevo preparare nel mio appartamento a New York. Qui in Svezia ho uno studio, dove ho tanto materiale: per quel disco volevo limitare la mia musica, sia per le tempistiche che per il materiale. Ho costruito uno studio nel mio appartamento, ma non c’erano molti strumenti: la mia idea era quella di scrivere il disco in un mese e registrarlo nel mio appartamento. L’unica cosa che avevo erano i fiati suonati da un mio amico a New York. Volevo fare qualcosa di intimo. Ora sembra una cosa stupida, ma allora essere da solo per un mese mi sembrava una cosa fantastica. (ridiamo) L’ho registrato in pochi giorni e poi sono uscito nella vita notturna di New York – un giorno tornerò ad abitare lì. Sono andato fuori a cena a un ristorante da solo e ho visto della gente e mi sono arrivate nuove idee che ho portato a casa e ho usato per le successive canzoni. Molti dei miei dischi parlano di rotture di relazioni e in quel momento ero triste. Volevo suonare un po’ claustrofobico. Ho fatto in tempo a portarlo in tour, ma solo per poche date e poi è arrivata la pandemia, quindi credo che suonerò alcune di quelle canzoni.

La prima volta che sei salito di nuovo su un palco dopo così tanto tempo hai avuto paura?
No, non ho provato nessuna paura. C’erano più energia e gioia. Siamo stati in mezzo a cosi tanti momenti difficili durante la pandemia che credo che non ci sia tempo per mostrare di avere paura. So quel che sto facendo, lo faccio da molto tempo e questo è il posto dove devo stare. Il vero me è sul palco. Nessuna paura, ma tanto amore per le facce che vedevo davanti a me. Anche tutti i componenti della mia crew sono molto felici che le cose siano tornate alla normalità, sembra di essere in famiglia. Il tour che abbiamo fatto in marzo e aprile negli Stati Uniti è stato molto lungo. Prima della pandemia avevo programmato molti show, ma sono stati cancellati: abbiamo fatto un tour di sei settimane. In passato la gente diventava stanca e scontrosa, ma ora non succede più.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa nostra intervista?
Due settimane fa è stato il decimo anniversario dell’uscita di “There’s No Leaving Now” e sono molto affezionato a quel disco, quindi sceglierei una canzone da quel disco, “Wind And Walls”.

Grazie mille Kristian, spero di incontrarti la prossima settimana in occasione di uno dei tuoi show in Italia.
Grazie a te.

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