OGGI “HYSTERIA” DEI DEF LEPPARD COMPIE 35 ANNI

 
3 Agosto 2022
 

Fine luglio. Una tarda serata come tante nella torrida provincia romana. Sono a casa mia, davanti al computer, a controllare delle cosette per il lavoro e stampare i biglietti del treno che, finalmente, mi trasporterà verso le agognate vacanze. Nelle cuffie scorre la musica di “A Light For Attracting Attention”, l’incensatissimo album d’esordio degli Smile. La voce di Thom Yorke mi ipnotizza; l’estro di Jonny Greenwood è ammaliante (anche se non so bene quali strumenti stia suonando); del talento del batterista Tom Skinner, poi, non ne parliamo neppure. Tutto è bello, tutto è perfetto.

D’improvviso però, come un lampo nel buio, l’armonia si spezza. Il caldo è insopportabile, il sudore mi bagna persino le palpebre e il sonno mi rapisce. Una cecagna fulminante. Ma è solo un attimo perché, immediatamente, una voce tonante e un po’ coatta mi risuona nella testa. È una manifestazione del mio subconscio che, sotto forma di Grillo Parlante cresciuto a hard rock e hair metal, mi sprona a togliere gli Smile dal piatto (per piatto intendo Spotify, naturalmente) e mettere su i Def Leppard.

Trovo la forza necessaria per digitare “Hysteria” sulla stringa di ricerca e, quasi magicamente, il sangue torna a pulsare nelle vene. In un baleno cancello dalla memoria le litanie yorkesi per iniziare un viaggio nel tempo che mi riporta direttamente all’estate del 1987. Una stagione straordinaria per la band di Joe Elliott – ricca di successi stratosferici e hit clamorose – che proprio con questo lavoro sfondò alla grandissima, riuscendo a vendere decine e decine di milioni di copie in ogni angolo del globo.

D’altronde, sarebbe stato impossibile fare il contrario potendo contare su un pezzone come “Women” a fare da apripista: rullante col riverberone, una minacciosa linea di basso sintetico e via, alla conquista di Lots of pretty women. Non proprio subito però, perché il pompatissimo esperimento alla base di “Rocket” è un po’ difficile da inquadrare. Neanche quegli inarrivabili geni degli Smile avrebbero mai potuto concepire sei minuti e mezzo farciti di voci spezzettate o riprodotte al contrario, percussioni sotto steroidi e citazioni nonsense da classici di David Bowie, Rolling Stones, Elton John e T. Rex.

Ma con la stratosferica “Animal” la nave pop/glam metal dei Def Leppard di “Hysteria” torna a viaggiare a gonfie vele, in un oceano di rock patinato che pullula di chitarre ruggenti, tamburi esplosivi, melodie appiccicose, ritornelli da cantare a pieni polmoni e armonie vocali costruite su strati e strati di sovraincisioni.

Un vero e proprio greatest hits, più che un semplice album. In rapida successione troviamo: “Love Bites”, la power ballad sciogli-mutande per un amore da vivere con trasporto e sofferenza; “Pour Some Sugar On Me”, la hit per antonomasia dei Def Leppard, scritta in fretta e furia per fare da traino al disco; “Armageddon It” e “Gods Of War”, probabilmente le due canzoni più potenti del lavoro – soprattutto l’ultima, che ha pure uno di quei bei messaggi contro la guerra che ci sta sempre bene (We’re fighting for the Gods of war/But what the hell we fighting for?/We’re fighting with the Gods of war but I’m a rebel/And I ain’t going to fight no more, no way).

Pochi brani riescono a dare la carica come quelli contenuti in “Hysteria” – un’opera che sì, la sua età la dimostra tutta, ma sa ancora farsi amare. Un’energia irrefrenabile che si riflette anche nei titoli dei pezzi: ci sono le pistole fumanti di “Don’t Shoot Shotgun”, il desiderio di scatenarsi di “Run Riot”, l’eccitazione sessuale di “Excitable”, la brama incontenibile di amore e affetto di “Love And Affection” e, last but not least, l’isteria della monumentale title track che, con una certa sfacciataggine, cita la chitarra di Robert Fripp di “Heroes”.

E allora non importa quale sia la vostra idea sul glam, sull’ingiustamente detestato hair metal o, più in generale, sull’hard rock anni ’80 più facilone e radiofonico: questo tipo di musica, tanto spesso esecrato e deriso, è un vero e proprio toccasana contro l’abbiocco. Perché gli Smile sono bravissimi e talentuosissimi, ma se te li senti la mattina dopo una nottata di sonno rigenerante è molto meglio.

Data di pubblicazione: 3 agosto 1987
Tracce: 12
Lunghezza: 62:32
Etichetta: Phonogram
Produttore: Robert John “Mutt” Lange

Tracklist:
1. Women
2. Rocket
3. Animal
4. Love Bites
5. Pour Some Sugar On Me
6. Armageddon It
7. Gods Of War
8. Don’t Shoot Shotgun
9. Run Riot
10. Hysteria
11. Excitable
12. Love And Affection

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